Per me cucinare è un po’ come scrivere…

Ci sono persone che quando cucinano amano condividere ogni dettaglio: il peso preciso degli ingredienti, la temperatura del forno, persino i minuti esatti di cottura. Io invece appartengo a quella categoria che, davanti a una domanda del tipo “Come l’hai fatta?”, risponde immancabilmente con un sorriso malizioso: «È un segreto».

Non è cattiveria, né mancanza di generosità. È piuttosto un rito, un piccolo gioco che ho creato nel tempo. Quando mi chiedono: “Ci hai messo il latte condensato?” o “È cocco quello che sento?”, io mi diverto a fare da oracolo: a volte annuisco, altre volte scuoto la testa, lasciando gli assaggiatori in bilico tra il dubbio e la certezza. È un modo per proteggere le mie ricette, ma anche per alimentare un pizzico di mistero.

La verità è che ogni ricetta, una volta uscita dalle mie mani, non è solo un insieme di ingredienti mescolati in un certo ordine. È una somma di ricordi, di prove, di errori corretti con pazienza, di intuizioni improvvise. È il frutto di ore passate a sperimentare, di gesti ripetuti tante volte fino a diventare quasi istintivi. E tutto questo, a mio modo di vedere, non può essere racchiuso in una lista scritta (ho un segretissimo ricettario che è frutto di prove e correzioni, tant’è che è scritto a matita perché ero stufa di ricominciare da capo – guai scarabocchi o sbianchettamenti).



Questa torta che vedete in foto ne è l’esempio perfetto. La sua anima dorata, soffice e umida, si nasconde sotto un mantello di cioccolato che scende lento lungo i bordi, quasi a voler custodire un segreto anche lui. Ogni fetta è un equilibrio di consistenze: la dolcezza semplice dell’impasto e l’intensità avvolgente della copertura. E chi l’assaggia, inevitabilmente, chiede: “Ma come hai fatto a renderla così?”

E lì arriva il mio momento preferito. Io sorrido, stringo le labbra in silenzio e lascio che sia il gusto a parlare. Perché non tutto deve essere detto. A volte custodire un segreto significa anche custodire una parte di sé, quel pezzo di estro che rende unica la propria cucina.

E così continuerò a rispondere che no, la mia ricetta non la dirò mai per intero. Al massimo vi concederò una conferma o una smentita, ma niente di più. Perché c’è un piacere speciale nel vedere la curiosità brillare negli occhi di chi assaggia, mentre cerca di indovinare senza mai arrivare fino in fondo.

In fondo, la vera magia della cucina non sta forse proprio lì? Nel mistero, nella sorpresa, nell’impossibilità di replicare esattamente una creazione. Ammetto anche che tante ricette le faccio senza bilancia e quindi ammetterlo significherebbe invalidare la mia convinzione che in cucina – specialmente in fatto di dolci – è la chimica a farla da padrona.

Per me cucinare è un po’ come scrivere: parto da un’idea semplice, la trasformo con le mani e con la mente e piano piano prende forma qualcosa che non esisteva prima. Una torta, una pagina, un profumo nell’aria o una storia che resta impressa nel cuore. Sono due linguaggi diversi, ma entrambi hanno bisogno di dedizione, silenzio e quel pizzico di magia che nasce solo quando si mette dentro qualcosa di sé. E forse è proprio per questo che custodisco le mie ricette come segreti: perché in fondo non parlano solo di cucina, ma raccontano anche di me.

Laura

8 pensieri riguardo “Per me cucinare è un po’ come scrivere…

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    1. Certo!

      Carote 300 g
      Farina di cocco 100 g
      Farina di mandorle 150 g
      Farina 00 50 g
      Zucchero 150 g
      Latte 180 g
      Uova 3
      Lievito per dolci 16 g

      Per prima cosa puliamo le carote, le grattugiamo e trasferiamo in una ciotola con la farina di mandorle, la farina 00, la farina di cocco, lo zucchero, lievito per dolci, uova e il latte.
      Mescoliamo molto bene fino a ottenere un composto liscio e omogeneo, a questo punto lo versiamo in uno stampo di 20 cm che abbiamo già imburrato e infarinato.
      Via in forno, la torta di carote cuoce per 40 minuti a 180° forno statico.

      Panna fresca 100 g
      Cioccolato fondente 100 g
      Scaglie di cocco q.b.

      Lasciamola raffreddare e ci occupiamo della ganache.
      In un pentolino portiamo a bollore la panna, aggiungiamo il cioccolato fondente a pezzetti e facciamo sciogliere mescolando bene.
      Dobbiamo portarla a 40°, a questo punto la possiamo distribuire in modo uniforme sulla torta posizionata su gratella.
      È quasi tutto pronto, ci manca solo la decorazione: mettiamo qualche scaglia di cocco fresco e lasciamo riposare in frigorifero 1 ora prima di servirla!

  1. Bella torta, brava. Io per ora so preparare solo piatti semplici, perché per quelli elaborati ci vuole pazienza e ancora non so gestire più di una pentola. Prima o poi imparerò

    1. È come diventare lettori, ognuno ha i suoi tempi e il suo “arrivo”: alcuni leggono saggistica, altri leggono romanzi, altri fumetti. E il mosaico che si crea, fatto di pezzi tutti differenti, è bellissimo

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