“Complicato omicidio a Tokyo” di Keigo Higashino

Ciao a tutti, sono Laura.

Stavo riordinando gli appunti dopo la lettura numero 51 di questo 2026, un romanzo letto durante il mio recente viaggio in Tanzania. Ricordo con un sorriso questo libro perché l’ho iniziato dentro la jeep, di prima mattina, mentre gli ometti cercavano di riparare un guasto al veicolo durante un safari. Io, al riparo dalla pioggia di quel giorno, ho preso il Kindle e mi sono buttata su una lettura sicura. Keigo Higashino.
Questo thriller, pubblicato nel 2014, è intitolato “Complicato omicidio a Tokyo”.

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Ho potuto commentare il titolo originale con un compagno di viaggio che studia giapponese: come sempre, la traduzione italiana punta più al lettore che al libro perché in originale è qualcosa del tipo “complotto a metà” e leggendo il libro penso che possa riferirsi al fatto che un macchinamento si basava solo su informaIoni parziali che hanno determinato la riuscita incompleta del piano.



La vicenda ci catapulta in una Tokyo contemporanea tratteggiata con estrema precisione e lucidità, in un impianto narrativo affidato a una voce esterna in terza persona non onnisciente che ci permette di muoverci tra le pieghe dell’indagine insieme agli investigatori.

Rispetto ai capolavori più serrati e arzigogolati a cui Higashino ci ha abituate, questo romanzo presenta un ritmo e uno stile forse meno complessi, una scelta che immagino legata anche al lavoro di traduzione verso l’italiano dove si tende a semplificare la sintassi per garantire una maggiore scorrevolezza alla prosa. Pur appartenendo a una fase della sua produzione che guarda al giallo canonico senza toccare vette di tensione spasmodica, l’autore dimostra una sorprendente capacità di stare al passo con la modernità integrando perfettamente la tecnologia, come la ricostruzione tridimensionale della scena del crimine, per poi ricordarci costantemente che il vero perno di ogni indagine rimane la sensibilità e l’intuizione umana.

Nel penetrare l’intreccio ci si scontra con una verità amara e profonda, magistralmente riassunta quando tra le pagine si legge che «se non vuoi nemici, non devi fare nulla» e si riflette su quanto «ci sono delle volte in cui un amore non corrisposto è più felice di uno ricambiato». La costruzione psicologica dei personaggi mette a nudo una costante della società giapponese, ovvero la necessità quasi ossessiva di mantenere le apparenze sociali a qualunque costo, un tema che ritrova echi anche in certa cinematografia orientale contemporanea dove il passato torna inesorabilmente a presentare il conto.

Questa lettura ha risvegliato in me una profonda riflessione su come i vincoli sociali ed economici condizionino le scelte umane, offrendomi spunti preziosi per la mia scrittura quotidiana e persino per l’organizzazione dei miei viaggi e dei miei ritmi tra studio e vita pratica. Chiudere il libro mi ha lasciato la consapevolezza che le mie letture passate di Higashino mi avevano abituata a un’architettura più spietata, ma questo volume conferma il mio desiderio di continuare a seguire l’autore che si dimostra un porto sicuro per chi ama il thriller psicologico d’atmosfera.

Laura

Alcuni spunti di riflessione:
1. Fino a che punto la necessità di mantenere le apparenze sociali può spingere una persona a compromettere la propria morale e la propria libertà?
2. Nel contesto delle moderne tecnologie investigative, pensate che l’intuito umano rimanga davvero l’elemento insostituibile per comprendere il movente profondo di un crimine?
3. In che modo un amore non corrisposto può rivelarsi paradossalmente più salvifico o felice di un legame reale e vissuto?

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