“Totò Sapore e la magica storia della pizza”

Ciao a tutti, sono Laura e ultimamente mi sto abbandonando alla nostalgia.

Napoli, Settecento. Immaginate una città dove lo stomaco brontola, ma il cuore canta fino a sovrastare il rumore. Tra i vicoli e il profumo di salsedine si muove Totò Sapore. Non ha un soldo, ma possiede un’eredità bizzarra: quattro pentole vecchie e ammaccate. Sembrano rottami, ma nascondono un segreto che cambierà la storia della cucina mondiale.
Ma chi è davvero Totò? Se la sua storia vi sembra un sogno a colori, è perché lo è diventato veramente. Questa figura nasce dalla penna di Roberto Piumini nel romanzo “Il Cuoco Prigioniero”. Stiamo parlando di uno dei più grandi maestri della letteratura per l’infanzia e non ci si stupisce se la sua storia è stata adattata nel film d’animazione del 2003 “Totò Sapore e la magica storia della pizza”.

Totò non è un semplice sognatore; è il “lievito dell’allegria”. In un’epoca in cui la carestia mordeva, lui rispondeva con la musica. Nel libro di Piumini, la sua dote è la capacità di “inventare” sapori anche dove non ci sono, una metafora della resilienza napoletana.
La sua fortuna svolta quando incontra Pulcinella e scopre che i suoi tegami sono vivi. Non servono ingredienti di lusso: basta un “pensiero saporito”. Metti dentro una buccia di patata, aggiungi un pizzico di fantasia e le pentole magiche (Marmittone, Sora Pizza, Tegamino e Pentolino) sfornano un banchetto da re. Questa fortuna lo porta dritto alle cucine del Palazzo Reale, ma il successo attira l’invidia di Vesuvia, una strega fatta di lava che detesta la felicità.

Ogni eroe ha la sua nemesi e, durante il pranzo ufficiale per il fidanzamento tra il Principe di Napoli e la Principessa di Francia, Vesuvia sostituisce le pentole magiche con ferri vecchi. Il risultato è un disastro: invece di prelibatezze, i reali si ritrovano nel piatto scarponcini bolliti e zuppa di chiodi.
La Francia dichiara guerra e Totò finisce in prigione. È qui che il libro di Piumini, “Il Cuoco Prigioniero”, prende il titolo e un senso: dietro le sbarre, Totò capisce che la vera magia non è negli oggetti fatati, ma nella creatività umana.

Con Napoli sotto assedio e i cannoni puntati, Totò compie l’impossibile. Unisce gli ingredienti più semplici della sua terra, dando loro un significato universale:
– la farina: bianca, simbolo di pace.
– il pomodoro: rosso come la passione, simbolo di amore.
– il basilico: fresco e profumato, verde, simbolo di speranza.

Nel film d’animazione, la scena è epica: non c’è un forno capace di sfamare due eserciti, così Totò usa il cratere del Vesuvio. L’aroma di quella focaccia fumante scioglie l’odio dei soldati francesi, che posano i fucili per afferrare una fetta. La guerra si trasforma in una festa collettiva. Totò Sapore sposa la sua amata Confiance e riporta l’armonia.

Questa leggenda, nobilitata dalla penna di Piumini e dai disegni del cinema d’animazione italiano, ci insegna che la pizza non è solo un insieme di ingredienti, ma un’invenzione capace di unire i popoli.
Oggi, quando gustate una pizza, ricordatevi che dietro quel sapore c’è un po’ di “pensiero saporito” e la voglia di trasformare la fame in una canzone.

Ricordavate questo film? In casa nostra è arrivato con le merendine Kinder (come altre magiche pellicole, che ricordi!)

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Laura

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