Ciao a tutti, sono Elena e oggi recensisco la mia ultima lettura.
“Lolita” di Vladimir Nabokov è senza dubbio uno dei grandi classici della letteratura del Novecento. Pubblicato tra gli anni Cinquanta e Sessanta, è un romanzo che ha segnato la storia della narrativa non solo per la qualità stilistica dell’autore, ma soprattutto per la forza disturbante del tema trattato.
La storia è narrata in prima persona da Humbert Humbert, un uomo colto e raffinato che racconta, senza filtri, la propria ossessione per le cosiddette “ninfette”: bambine tra i nove anni e la pubertà. Questa attrazione, secondo il suo racconto, avrebbe origine in un trauma adolescenziale, legato a un amore giovanile mai consumato e interrotto dalla morte della ragazza. Da quel momento, Humbert resta prigioniero di una fissazione che lo accompagnerà per tutta la vita.

Il romanzo prende una svolta decisiva quando Humbert si trasferisce temporaneamente a casa di una donna e si innamora della figlia dodicenne, Dolores Haze, che lui ribattezza “Lolita”. Da qui si sviluppa una narrazione interamente filtrata dalla sua mente: il lettore è costretto a seguire i pensieri, le giustificazioni, le divagazioni e le ossessioni del protagonista.
Ed è proprio questo l’aspetto che, personalmente, ho trovato più faticoso. Il linguaggio di Nabokov è ricercato, elegante, a tratti volutamente barocco e oggi può risultare vetusto. Questa scelta stilistica, unita alla continua introspezione di Humbert, rallenta notevolmente la lettura. Pur non essendo un romanzo eccessivamente lungo in termini di pagine, la sensazione è quella di una storia dilatata oltre il necessario: il nucleo narrativo potrebbe essere molto più breve, mentre gran parte del libro è occupata da riflessioni, dettagli e divagazioni che ho trovato spesso ridondanti e, in alcuni momenti, persino noiose.
Il tema centrale è senza dubbio forte, disturbante e può suscitare ribrezzo. Nabokov non chiede al lettore di empatizzare con Humbert, ma lo costringe a restare nella sua testa, mettendolo costantemente a disagio. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui Lolita è diventato un caso letterario: non per la trama in sé, ma per il modo in cui viene raccontata.
Nonostante le difficoltà incontrate durante la lettura, sono comunque contenta di aver letto questo romanzo. È una di quelle opere che vale la pena affrontare per cultura personale e per comprendere meglio un certo tipo di letteratura e di sperimentazione narrativa. Tuttavia, non posso dire che mi abbia lasciato un senso di entusiasmo o coinvolgimento emotivo. Più che appassionarmi, mi ha messa alla prova come lettrice.
Forse una seconda lettura, in un altro momento della vita e con uno sguardo diverso, potrebbe farmi cogliere sfumature che ora mi sono sfuggite. Lolita resta un classico indiscusso, ma per me è stato un classico più da comprendere che da amare.
Elena
Nabokov è uno dei miei scrittori preferiti per cui ho letto diversi suoi romanzi. Lolita rimane, a mio parere, il migliore
Darò un’occhiata agli altri suoi romanzi per farmi un’idea!
Un romanzo non semplice che da un lato vorrei recuperare, ma dall’altro mi spaventa perchè viene travisato fin troppo spesso
Allora, diciamo che per me è stato disturbante, ma proprio per questo è definito un capolavoro. Quindi, bisogna tenere conto che può infastidire la tematica, ma l’intento era proprio quello di trasmettere un senso di disagio attraverso la scrittura… E l’autore ci riesce!
Pensa che in Giappone è uno stile di vestiario e diversi personaggi dei manga ( e degli anime, di conseguenza) vengono disegnati con questa estetica volutamente
🎀 Nabokov ha descritto con eleganza un vizio umano che deriva dal primo imprinting sessuale ~ Buona giornata!