Ciao, sono Laura e con questo libro esaurisco tutto il catalogo Neri Pozza che riguarda Michael McDowell. “Katie” è uscito originariamente nel 1982 e conclude idealmente un percorso nel suo universo narrativo, quello dove la crudeltà non ha mai bisogno di giustificazioni e il male non è una disfunzione, ma una forza naturale.
Katie Slape è cresciuta in un ambiente crudele, e della crudeltà ha fatto il proprio linguaggio. Non agisce per rabbia o per necessità, ma per un impulso che sembra inscriversi nella materia stessa del mondo, come se l’odio e la sopraffazione fossero istinti elementari.
L’oggetto che la rappresenta, il martello, ricorre anche nei disegni di Pedro L. Oyarbide, l’artista che ha illustrato tutte le copertine di McDowell per l’editore francese Monsieur Toussaint Louverture, da cui deriva il progetto grafico europeo ripreso da Neri Pozza. L’immagine è così perfetta da farsi simbolo: un’arma che non serve a difendere, ma a imporre. Katie è questo: forza cieca, martellante, disturbante. È un personaggio che non si piega al senso morale del lettore, e per questo lascia addosso una forma di nausea.
Il romanzo si apre nel 1863 e segue la vicenda fino agli anni Settanta dell’Ottocento, tra New Egypt, Saratoga e New York. Siamo finalmente lontani da Perdido, eppure la stessa atmosfera malata che permeava la saga di “Blackwater” continua a insinuarsi tra le pagine. L’America che McDowell racconta è quella della frontiera morale più che geografica: un Paese in bilico tra superstizione, avidità e sogni di riscatto.

Philo Drax, la ragazza povera e ingenua che rappresenta l’altro polo della storia, vive con la madre e cerca di mantenere una fragile bontà in un mondo che non la ricambia: è fallimento dell’innocenza. Derubata, sfruttata, manipolata, Philo incarna il tipo di purezza che McDowell ama mettere alla prova.
«Sognava cento sogni al giorno, ma ciò che non si sarebbe mai sognata era quanto fosse a portata di mano la possibilità di esaudirli.» La frase, come spesso accade nei romanzi di McDowell, condensa la distanza tragica tra desiderio e realtà. Le sue protagoniste femminili vivono sempre ai margini del possibile: pronte a varcare la soglia del potere, ma condannate a pagare un prezzo sproporzionato.
C’è anche una sottotrama familiare che attraversa generazioni e riproduce lo schema della colpa ereditaria. Una lettera del nonno, scritta in punto di morte, tenta di ricucire un amore filiale mai nato, ma la genealogia che segue è un labirinto di vedove, figlie di primo letto e nuore risposate. McDowell gioca con la discendenza come con un incantesimo di sangue: ciò che nasce dal dolore non può che perpetuarlo. In questa rete di relazioni contorte si percepisce la stessa “circolarità del peccato” che reggeva l’universo di Perdido.
Il linguaggio è ricco e preciso, a tratti spietato. La traduzione italiana è mirabile e conserva la doppiezza dell’originale, alternando un realismo quasi brutale a momenti di eleganza improvvisa. In “Katie” si sente la mano di uno scrittore che sa dosare l’orrore e la pietà e che non ha bisogno di mostri per raccontare l’oscurità dell’animo umano.
«Adesso ormai è giorno fatto e i sogni non possono inseguirci oltre il cuscino», scrive McDowell, e subito dopo ci si accorge che, invece, i suoi sogni continuano a inseguirci ben oltre la pagina. La notte, per lui, non è mai un luogo di riposo: è il teatro dove si mescolano desiderio, paura e colpa.
Alla fine resta l’immagine di Philo, debole eppure resistente, e quella di Katie, la sua antitesi e la sua ombra. Due forze opposte che si annullano solo con la morte. In “Katie” il bene e il male convivono, si specchiano, si fondono fino a diventare indiscernibili. È un romanzo che non consola.
Se anche voi avete amato l’atmosfera di “Blackwater”, non potete perdervi “Katie”. È paremte di un cerchio oscuro, di un autore che non smette mai di insegnarci quanto il male sia sempre presente.
Raccontatemi nei commenti se avete letto anche voi McDowell e quale dei suoi romanzi vi è rimasto addosso più a lungo.
Laura
PS <<Lagnanza querula di un vecchio infermo>> è a frasi come questa che mi riferisco quando dico che la traduttrice ha fatto un’opera mirabile.
Ho amato la saga Blackwater, proprio per quelle atmosfere cupe così ricche di mistero ma anche di fascino. Per ora “Katie” è in lista d’attesa ma di sicuro è nelle letture che vorrei fare a breve
Io attendo con molte aspettative “l’amuleto” che è stato pubblicato in Francia ad halloween 🦇