“Le osservazioni” di Jane Harris

Ciao a tutti, sono Laura.
Ho letto “Le osservazioni” di Jane Harris con quella curiosità che accompagna sempre gli esordi promettenti e ne sono uscita con la sensazione di aver attraversato un labirinto di menti, segreti e illusioni. Pubblicato nel 2006, il romanzo – tradotto da Massimo Ortelio, lo stesso che apprezzo per Tracy Chevalier – nasce da un lungo lavoro di ricerca: nei ringraziamenti l’autrice cita infatti testi sulla vita quotidiana dell’Ottocento che danno alla narrazione una solidità storica e psicologica rara nei romanzi d’esordio.

La storia si svolge tra Glasgow ed Edimburgo, in una Scozia del 1863 percorsa da tensioni sociali e morali, ma anche da un’energia di trasformazione. Bessy, la protagonista, è una giovane donna che lascia la città per ricominciare altrove, spinta dal bisogno di cambiare vita. Il suo viaggio, fisico (e interiore, a mio avviso), la conduce alla “Terra del Diavolo” (che sia una metafora per cui il paesaggio diventa specchio del cambiamento e della paura di sé?).

Fin dalle prime pagine è chiaro che la voce narrante sarà il vero motore del romanzo: Bessy racconta la storia con un linguaggio vivo, ironico e disordinato, a tratti sgrammaticato eppure sempre autentico (ehm… Oddio…).



Una delle frasi che possiamo usare come filo conduttore dell’intero romanzo è: «A cosa stai pensando?». Nessuno lo chiede mai davvero, ma Bessy osserva, annota, riflette e il suo sguardo non è mai neutro: è quello di una serva che cerca di comprendere la mente altrui – ma anche la propria – e che attraverso l’atto di scrivere costruisce un fragile senso di sé.

Mi è piaciuta l’idea che lei ha del lavoro: «Ogni giorno avevo uno scopo». E in questa frase c’è un concetto importante, il bisogno umano di sentirsi utili, persino quando la vita ci riduce a ruoli minimi (è una servetta, non conta niente per nessuno).

L’osservazione, come esperimento, si trasforma presto in un gioco pericoloso di potere e dipendenza. La padrona induce le serve a un’obbedienza/dipendenza che nel lettore genera pena: Bessy finisce per essere insieme osservatrice e osservata.
La menzogna diventa un meccanismo di sopravvivenza: per reggere, richiede altre menzogne, fino a costruire un mondo parallelo in cui la verità è solo una delle tante invenzioni. L’inganno non è solo tematico, ma anche narrativo, perché Bessy stessa si rivela una narratrice inaffidabile, capace di mentire anche al lettore pur di mantenere il controllo della storia.

Interessante il modo in cui la follia attraversa il romanzo: non come condanna, ma come spazio di rifugio. Il manicomio, più che luogo di reclusione, appare come un ambiente in cui la realtà si sospende e la mente può trovare una forma di quiete.

Mia piccola annotazione. I primi appunti di Bessy sono scritti senza punteggiatura (poi impara a usarla). Questa scelta nel romanzo ha un senso, ma mi ha fatto pensare a opere contemporanee come “Cecità”, dove la mancanza di segni diventa uno strumento, un modo per costringere il lettore a entrare nel flusso mentale del protagonista.

Jane Harris adatta lo stile della narrazione al livello d’istruzione e al temperamento della sua protagonista. Le annotazioni in corsivo, le divagazioni, i chiasmi e le contraddizioni rendono la voce di Bessy viva e imprevedibile. A tratti la scrittura si fa più raffinata, rivelando la distanza tra chi racconta e chi viene raccontato. Proprio per questo, la lettura non è mai un semplice piacere estetico: è un esercizio di empatia e di dubbio.

“Le osservazioni” è un romanzo che interroga la natura umana e la sua suggestionabilità, la facilità con cui l’individuo può essere plasmato da un contesto, un’educazione, un potere.
A me ha fatto riflettere anche sul ruolo dell’educatore e sulla sua influenza, su quanto le menti possano essere piegate da chi ne ha la possibilità.

Ho conosciuto questa autrice con il romanzo “Sugar Money“. Se devo essere sincera e l’avessi conosciuta con quest’opera d’esordio, non l’avrei valutata al meglio. Ho apprezzato la sua evoluzione perché a questo romanzo, pur essendo intrattenitivo e stimolante, manca qualcosa.

Laura

Rispondi

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da ◦ ღ ☼ Elena e Laura ☼ ღ ◦

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere