“La bastarda degli Sforza” di Carla Maria Russo

Ciao a tutti sono Laura e vi propongo la mia ultima lettura.
Una copia di “La bastarda degli Sforza” di Carla Maria Russo mi è capitata tra le mani in modo quasi fortuito, un libro salvato dallo sfoltimento altrui. Carla Maria Russo, autrice italiana nata nel 1950, mi incuriosiva da tempo e questo romanzo è stato il mio primo incontro con la sua scrittura.



Nel colophon una frase chiarisce subito il patto con il lettore: i fatti storici sono stati reinterpretati dall’autrice, ma rassicura sulla coerenza generale degli eventi.
Il contesto storico e geografico è quello di Milano e Firenze negli ultimi decenni del Quattrocento, dal 1472 in poi, anni in cui il potere è ancora fatto di alleanze, matrimoni, minacce e ostaggi. La struttura alterna parti narrative e memoriali, quindi la voce narrante cambia poiché la parte memoriale è ovviamente in prima persona, mentre la narrazione assume la terza persona che non coincide sempre con lo sguardo della protagonista. Questo variare di prospettiva introduce una distanza interessante che permette anche una interpretazione quasi giudicante.

L’incipit colpisce per la sua forza immaginifica: Caterina viene paragonata a una “tygre” che aveva fatto tremare la Romagna intera. È un’immagine che definisce fin da subito il carattere della protagonista, più che il suo ruolo storico.

Il romanzo insiste con decisione su due nuclei tematici. Da una parte la nobiltà, descritta come arrogante, volubile, crudele, a volte fino alla ripetizione. Dall’altra Caterina, ribelle e indipendente, costruita come figura in costante conflitto con il mondo che la circonda. Questa insistenza può risultare ridondante, ma serve anche a ribadire quanto il sistema di potere sia un meccanismo che schiaccia, più che un semplice sfondo.

L’autrice non si limita ai giochi politici: il romanzo scende nelle dinamiche individuali, nell’educazione ricevuta, nelle relazioni personali, nel carattere e nel pensiero di Caterina. C’è una forte attenzione al sentire, del corpo e della mente insieme. In una scena particolarmente riuscita, Caterina pensa: «mi sforzavo di rimanere immobile, cercando di trattenere quel momento più a lungo possibile; a qualunque ordine avrei obbedito pur di compiacerlo ancora», con una tensione quasi animale, da gattino che fa le fusa, immobile, per non spezzare l’incanto. Sono passaggi come questi che danno spessore emotivo al personaggio.
La sua condizione di figlia illegittima pesa profondamente sulla costruzione della sua identità. Anche quando non viene apertamente disprezzata, Caterina interiorizza una colpa che non le appartiene.

Il ritmo e lo stile sono generalmente fluidi e abbastanza dinamici. In alcuni passaggi la narrazione rallenta, senza che la complessità lo richieda davvero; non è un difetto grave, ma è una scelta che a volte spezza la tensione senza che sia necessario.

Nel complesso la lettura è valida. Come primo approccio a Carla Maria Russo, il giudizio è positivo. È un romanzo che non si limita a raccontare una figura storica, ma prova a comprenderla, riconoscendole ambiguità e contraddizioni. La curiosità resta aperta: altre opere dell’autrice, in particolare “La sposa normanna”, sono entrate di diritto nella lista delle prossime letture.

Laura

3 pensieri riguardo ““La bastarda degli Sforza” di Carla Maria Russo

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    1. Ho anche quello in lista. Lo sto cercando usato perché generalmente preferisco il cartaceo, ma se non dovessi trovarlo lo prenderò in ebook per una questione economica

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