Ciao a tutti, sono Elena!
Dopo il grandissimo successo de “La paziente silenziosa”, non potevo non leggere “La furia”, il nuovo romanzo di Alex Michaelides. Avendo amato tantissimo il suo libro precedente, mi sono avvicinata a questa lettura con curiosità ma anche con aspettative molto alte… e devo dire che, pur non raggiungendo il livello de “La paziente silenziosa”, “La furia” è stato comunque un romanzo coinvolgente e ben costruito.
La storia ruota attorno a sette amici che si ritrovano su una piccola isola greca, di proprietà di Lana, un’attrice famosissima e carismatica. Quello che dovrebbe essere un soggiorno esclusivo e rilassante si trasforma presto in qualcosa di oscuro: sull’isola iniziano ad accadere eventi strani e inquietanti, fino a un delitto improvviso che sconvolge per sempre la vita di tutti i protagonisti.
Il romanzo è narrato in prima persona da Elliot, grande amico di Lana, segretamente innamorato di lei. Ed è proprio la voce narrante uno degli elementi più interessanti del libro: Elliot si rivolge direttamente al lettore, come se stesse raccontando la storia a un amico seduto con lui al bar, davanti a un drink. Questo stile crea un rapporto molto diretto e confidenziale, rendendo la lettura particolare e diversa dal solito.

Pagina dopo pagina, Elliot ci fa conoscere i personaggi, i loro segreti, i non detti, i rapporti complicati che li legano. Nulla è lasciato al caso: Alex Michaelides analizza in profondità la psicologia di ciascuno, mostrando come ogni scelta e ogni azione abbiano una motivazione precisa. Questo approccio psicologico è una cifra stilistica dell’autore, già molto evidente ne “La paziente silenziosa” e anche qui funziona molto bene.
I colpi di scena non mancano e la tensione cresce lentamente, fino a un ribaltamento finale che, in parte, avevo previsto, ma che resta comunque efficace. C’è anche un piccolo dettaglio finale che sorprenderà soprattutto chi ha già letto “La paziente silenziosa”: non è fondamentale per la trama, ma è una strizzatina d’occhio che ho apprezzato molto.
Il titolo “La furia” è curioso e significativo: non si riferisce solo alle emozioni dei personaggi, ma anche al vento violento che soffia sull’isola, quasi fosse una presenza viva, simbolo della tensione e del caos che avvolgono la storia.
Ammetto di averci messo un po’ a leggerlo, non perché non mi piacesse, ma per il periodo natalizio, che mi ha lasciato poco tempo libero. Il romanzo mi ha comunque coinvolta, anche se, onestamente, non lo metterei allo stesso livello de La paziente silenziosa. Detto questo, resta una lettura consigliata, soprattutto per chi ama i thriller psicologici, le atmosfere chiuse e i giochi mentali tra i personaggi.
Elena
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