“Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa è un romanzo che lascia un segno profondo, tanto per la sua intensità emotiva quanto per la forza della storia che racconta. È stata una lettura bellissima, ma anche estremamente dolorosa: pagina dopo pagina, mi sono trovata immersa nel dolore, nelle perdite e nella sofferenza di una famiglia palestinese costretta a vivere le conseguenze della guerra e dell’esilio.

La protagonista, Amal, è il cuore pulsante di questa saga familiare che attraversa diverse generazioni della famiglia Abulheja. La storia comincia ancora prima della sua nascita, quando i suoi nonni vivono serenamente in Palestina, coltivando la terra e raccogliendo olive. Poi, con la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita dello Stato di Israele, tutto cambia: le loro case vengono occupate, le famiglie costrette a fuggire, e la loro esistenza viene stravolta per sempre.



L’autrice riesce a raccontare questa tragedia con una scrittura scorrevole e coinvolgente, capace di trasportare il lettore nel cuore della storia e di far sentire sulla pelle la disperazione, l’amore e la resilienza di un popolo intero. All’inizio ho trovato un po’ di difficoltà a orientarmi tra i nomi arabi, ma l’albero genealogico presente nelle prime pagine è stato un grande aiuto, e presto ho imparato a conoscere e riconoscere i personaggi come se facessero parte della mia vita.

Questo libro mi ha aperto gli occhi sulla storia della Palestina, che conoscevo solo superficialmente. Leggerlo mi ha aiutata a comprendere meglio le radici del conflitto che, purtroppo, è ancora oggi di drammatica attualità. Susan Abulhawa mostra con grande sensibilità che, nella guerra, non esistono solo vittime e colpevoli assoluti: anche tra gli israeliani ci sono persone costrette a combattere contro la propria volontà, vittime a loro volta di un sistema più grande di loro.

Ogni mattina a Jenin è una lettura che consiglio a chiunque desideri conoscere la storia della Palestina da una prospettiva umana e profonda. È un romanzo che fa male, ma che arricchisce e lascia una nuova consapevolezza. Nonostante la tristezza che mi ha accompagnata fino all’ultima pagina, sono felice di averlo letto, e sicuramente cercherò altre opere di Susan Abulhawa, una voce potente e autentica capace di raccontare l’anima di un popolo.
Elena

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