“La quattordicesima lettera” di Claire Evans

Ciao a tutti, sono Laura e oggi voglio parlarvi di un’altra lettura dai toni gotici.

Ho letto con curiosità il romanzo d’esordio di Claire Evans, uscito nel 2017.
Si tratta di una storia ambientata nella Londra vittoriana di fine Ottocento, epoca che ho trovato anche in altre letture recenti.

Il narratore è esterno e implicito, lo stile asciutto e preciso nelle descrizioni, eppure la mia esperienza con questo libro non è stata del tutto soddisfacente.



La trama ruota intorno a una setta che custodisce rituali e tradizioni antiche, con un progetto inquietante: usare il corpo femminile come strumento di procreazione per tentare di vincere la morte e arrivare a un’evoluzione della specie. Un’idea che rimanda a riflessioni già incontrate in opere come “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood o “La fabbrica dei destini invisibili” di Cécile Bodin, ma qui sviluppata in modo meno originale. L’intreccio è semplice da seguire, a tratti piacevole, ma non riesce a distinguersi per innovazione o forza narrativa.

Uno dei problemi principali, a mio avviso, è la gestione dei personaggi. Sono davvero troppi e, pur essendo caratterizzati in maniera stereotipata, ricevono spesso un’attenzione sproporzionata rispetto al loro peso nella vicenda. Ne consegue un ritmo spezzato: dettagli superflui che rallentano la narrazione, senza che il lettore ne ricavi maggiore profondità o coinvolgimento.

Resta comunque qualche spunto interessante, come la riflessione implicita sulla differenza tra desiderio e diritto, condensata nella frase: «volere una cosa e averne il diritto rimangono due questioni molto diverse». Peccato che lo sviluppo complessivo non riesca a sostenere la forza di tali momenti isolati. La conclusione, poi, scivola in un eccesso di colpi di scena rocamboleschi che smorzano la tensione accumulata e finiscono per abbassare l’interesse. Il finale aperto lascia intuire che la setta avrà un futuro riconoscimento, ma non risulta particolarmente efficace.

Ho apprezzato la presenza, in coda al volume, delle note storiche in cui l’autrice spiega la scelta di alcuni nomi, ispirati a persone realmente esistite, e l’onestà di citare Wikipedia nei ringraziamenti, pur assumendosi la responsabilità di eventuali imprecisioni. Tuttavia, nel complesso, questa lettura non mi ha convinta. Credo che lo stile e le scelte narrative di questa scrittrice non siano pienamente in sintonia con i miei gusti. Forse le darò un’altra possibilità, ma senza grandi aspettative.

Laura

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