“Miss Marple: giochi di prestigio” di Agatha Christie

Ciao a tutti, sono Laura e oggi ritorno nella comfort zone con Agatha Christie. Dopo la spiacevole parentesi di “Assassinio sull’Orient Express” mi sono diretta verso Miss Marple.

“Miss Marple: giochi di prestigio”, pubblicato originariamente nel 1952, già dal titolo ci suggerisce il cuore del mistero: come in un numero di magia, non tutto è come sembra e l’illusione diventa parte integrante della dinamica del delitto.

Ciò che più mi colpisce nei romanzi con Miss Marple non è soltanto la trama gialla, ma le riflessioni che la Christie inserisce con apparente leggerezza e che invece sono piccole perle di verità.
Mi sono appuntata alcune frasi che mi hanno fatto riflettere:
«La natura umana, mia cara, è sempre più o meno la stessa ovunque, solo che è più difficile osservarla da vicino in una grande città, tutto qui».
Mi ha fatto pensare agli emarginati, a coloro che spesso le grandi città nascondono in spazi separati (quelli che Hugo chiama “miserabili” e finiscono nella Corte dei Miracoli in “Notre-Dame de Paris”, o ancora i quartieri di reietti che compaiono ne “Gli aghi d’oro” oppure Whitechapel spesso citato come centro della malavita e del degrado a Londra).



Un’altra citazione che ho annotato è:
«… non sono mai riuscita a cambiare la gente, e non vedo come si potrebbe, perciò a che servirebbe preoccuparsi? Ognuno è fatto in un certo modo e basta».
Qui ho percepito un tocco profondamente psicologico, quasi filosofico: quanto di noi dipende dal carattere e quanto invece dall’ambiente in cui cresciamo? Agatha Christie sembra suggerire che le persone restano fondamentalmente se stesse, anche quando la vita le mette alla prova.

Naturalmente, in un romanzo che ruota attorno a “giochi di prestigio”, non poteva mancare una riflessione sull’illusione:
«L’illusione è nell’occhio di chi osserva».
A teatro il palcoscenico è una cosa reale, fatta di cartone, legno e colla, ma ci vuole l’immaginazione dello spettatore per dargli un senso, come nei giochi di prestigio. Ho visto un parallelo con la scrittura stessa: l’autore costruisce il palcoscenico del delitto, ma siamo noi lettori ad animarlo con sospetti, deduzioni, ipotesi, fino a lasciarci sorprendere dalla rivelazione finale.

Infine, mi ha colpito questa riflessione etica:
«Ma so bene che per essere buoni bisogna anche essere umili».
Un pensiero semplice ma incisivo, che ricorda come l’altruismo autentico non cerchi riconoscimenti né autocelebrazione. Quando il bene viene fatto con lo scopo di ottenere un merito, beh, questo sminuisce il gesto.

Nel complesso, “Miss Marple: giochi di prestigio” è una lettura scorrevole, è intrigante senza mai diventare opprimente. L’autrice dissemina indizi giusti per permettere al lettore di cimentarsi con la soluzione, ma senza mai rinunciare alla leggerezza tipica dei romanzi con Miss Marple. Per me è stato il libro ideale per rallentare il ritmo dopo letture più intense e drammatiche: una sorta di “intermezzo” piacevole, che sa regalare serenità pur avendo al centro un delitto (anche i libri per ragazzi, secondo me, si prestano benissimo a questo scopo senza però risultare banali perché spesso narrano storie e racchiudono valori importanti).

Consiglio questo romanzo non solo agli appassionati di gialli classici, ma anche a chi cerca una lettura elegante, brillante e al tempo stesso riflessiva.

Fatemi sapere nei commenti se anche voi, quando sentite il “peso” di letture impegnative (e non intendo per il numero di pagine), avete bisogno di alleggerire un po’ l’animo con qualche lettura-comfort e quali libri scegliete.

Laura

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