“Il libro di zaffiro” Gilbert Sinoué

Ciao a tutti sono Laura e oggi vi parlo di un libro che mi ha prosciugato tutte le facoltà cerebrali. Si tratta de “Il libro di zaffiro” che mi aveva incuriosita per la trama, una sciocchezza a dire la verità che nulla aveva a che vedere con il romanzo che mi sono poi trovata tra le mani.
La sinossi inizia come una barzelletta: “un anziano rabbino, uno sceicco di mezza età e un giovane monaco francescano…” e devo ammettere che i dialoghi tra i tre sono spesso ironici e infarciti di luoghi comuni sui vari culti e fedeli. Ma il divertimento finisce qui, il romanzo è la storia di un viaggio, una caccia al tesoro dove gli indizi sono criptici e gli enigmi sono impossibili da risolvere senza solide conoscenze teologiche, matematiche, geografiche, storiche, astronomiche.  Insomma bisogna avere un’approfondita formazione in…. Tutto!



Gilbert Sinoué in “Il libro di zaffiro” ci trasporta nella Toledo del 1487, un periodo di tensioni religiose e di fermento culturale. La storia ruota attorno a tre uomini di fedi diverse: un rabbino ebreo, uno sceicco musulmano e un giovane monaco francescano, uniti (a loro insaputa) da un comune amico: Aben Baruel, vittima dell’Inquisizione.
Il loro viaggio alla ricerca di una misteriosa tavoletta di zaffiro diventa il filo conduttore di una narrazione che intreccia storia, teologia e filosofia, esplorando il desiderio umano di comprendere le “risposte di Dio” e di trovare un senso alla propria esistenza.
Il romanzo mostra come spesso il valore del percorso sia più importante della meta stessa, rendendo il viaggio dei protagonisti una metafora della ricerca interiore, della crescita personale ma anche del dialogo interreligioso.
Proprio questo è uno degli aspetti più riusciti del libro. I protagonisti, pur appartenendo a tradizioni religiose diverse, discutono, scherzano e a volte si scontrano, creando un confronto ricco e umano tra ebraismo, cristianesimo e islam. La lettura mette in evidenza le affinità e le differenze tra le religioni, invitando il lettore a riflettere sulla tolleranza e sull’ascolto reciproco.

Mi sono annotata una frase, sempre attuale: <<Lo spettacolo della sofferenza provoca nell’uomo piacere indicibile>>, che qui si riferisce alle esecuzioni pubbliche degli eretici da parte dell’inquisizione ma suggerisce anche una riflessione universale sulla curiosità e sul fascino che l’uomo ha sempre avuto verso la sofferenza altrui. Basti pensare ai gladiatori nell’antica Roma, ai sacrifici rituali, agli sport da combattimento o alla corrida.

Sinoué arricchisce la trama con riferimenti storici e culturali precisi. Il viaggio dei protagonisti li porta in luoghi simbolici, come il monastero di Rabida che venne costruito su un tempio romano dedicato a Proserpina o le grotte di Mattavries famose per le pitture rupestri del paleolitico, attraversando siti reali e leggendari, e toccando figure storiche come Cristoforo Colombo (in realtà parla di Cristobal Colon e nelle note si dilunga nello spiegare le prove sia dei sostenuto che dei detrattori della teoria che si tratti dello stesso Colombo o di due figure distinte).

L’autore inserisce inoltre riferimenti alle leggende ebraiche, come il libro di Raziel, insegnante dei segreti dell’universo. Il nome Raziel significa mistero e il libro stesso, secondo alcune tradizioni, sarebbe stato inciso su zaffiro. La pietra, simbolo celeste, rappresenta la purezza, la speranza e la giustizia divina, e viene considerata protettiva contro mali e pericoli, ad esempio nei paesi arabi adatta contro peste, o un talismano contro il malocchio nelle culture orientali.

Il romanzo affronta anche il tema dell’intolleranza religiosa attraverso la rappresentazione dell’Inquisizione, un fanatismo che contrasta con il dialogo aperto e rispettoso dei protagonisti.

La storia non risparmia riflessioni profonde sul sapere proibito e sulla tentazione, rappresentata dall’idea del “patto con Satana” come metafora delle sfide morali nella ricerca della conoscenza. In questo senso, il viaggio diventa un’occasione per confrontarsi con le proprie convinzioni e le proprie paure, un percorso interiore tanto quanto fisico.

Lo stile di Sinoué è erudito e dettagliato, a volte enciclopedico, e richiede attenzione e pazienza. La narrazione esterna e implicita permette al lettore di osservare senza essere guidato direttamente dai protagonisti, immergendosi in un mondo ricco di storia, filosofia e simbologia religiosa.

Nonostante la densità del testo, la lettura è stimolante e appagante, poiché invita costantemente a interrogarsi sulla fede, sulla conoscenza e sul significato della vita.
“Il libro di zaffiro” è dunque un romanzo che combina avventura, mistero e riflessione spirituale, capace di unire intrattenimento e approfondimento culturale. La ricerca della tavoletta non è solo una caccia al tesoro, ma un viaggio verso la comprensione delle complessità umane, delle relazioni interreligiose e del valore universale della conoscenza.

Voglio fare un piccolo cenno a Manuela Vivero, la protagonista femminile. Amica di infanzia di Isabella di Castiglia, viene presentata come una donna “che ragiona, ama leggere e studiare” in un’epoca e in un contesto in cui alle donne è proibito. Mi piace questo personaggio che riconosce la sua fortuna nell’essere ricca e quindi non obbligata a sposarsi per poter vivere.
A un certo punto, mi sono annotata questo suo pensiero: <<Quello di cui sentiva maggiormente la mancanza non era vivere, ma dare un senso alla propria vita>>, è stata per me la chiave di lettura di tutte le sue scelte future, in primis la decisione di accettare di infiltrarsi tra i tre viaggiatori per conto dell’inquisizione e della regina Isabella. E ho apprezzato il suo lato umano quando si è resa conto di provare dei sentimenti per il giovane monaco: combattuta tra il rivelare l’inganno al suo amore proibito (il saio costituisce un ovvio ostacolo in lei che è cattolica) e la fedeltà verso l’amica Isabella.

Il finale, pur risolvendo il mistero che porta alla fine del viaggio, mi è sembrato affrettato e non in linea con il resto del romanzo che talvolta rallentava l’azione risultando quasi prolisso (sia chiaro, era necessario perché altrimenti molte cose non le avrei minimamente capite). Mi sono rimasti tanti piccoli interrogativi sugli sviluppi dei legami nati tra i personaggi.

E voi lo avete letto? Conoscete l’autore e cosa ne pensate? Vi è mai capitato di trovarci di fronte a letture impegnative che avete sentito fuori dalla vostra portata? É stato stimolante o, al contrario, vi ha scoraggiati?

Laura

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