“I miei giorni alla libreria Morisaki” di Satoshi Yagisawa

Ciao a tutti, sono Elena! Oggi voglio parlarci di “I miei giorni alla libreria Morisaki” di Satoshi Yagisawa.

Nonostante sia un libro di sole 149 pagine, ho impiegato parecchio tempo a terminarlo, complice una serie di impegni che ultimamente mi hanno distratta dalla lettura. Alla fine, però, l’ho concluso in due giornate al mare, e devo dire che è stata una lettura perfetta per quel contesto: leggera, rilassante e allo stesso tempo ricca di spunti di riflessione.

È un romanzo ideale per le vacanze estive o, in generale, per quei momenti in cui si cerca una pausa tra due letture più impegnative. Lo definirei quasi un piccolo balsamo per la mente: da un lato lo stile giapponese, delicato e un po’ “zen”, dall’altro una storia semplice ma significativa.



La protagonista, Takako, vive a Tokyo e dopo una forte delusione amorosa accetta la proposta dello zio di trasferirsi sopra la sua libreria e dargli una mano quando lui deve assentarsi. In un primo momento Takako scivola in una sorta di apatia: dorme quasi tutto il giorno e non trova stimoli. Poi, quasi per caso, prende in mano un libro e riscopre il piacere della lettura, che la porta ad appassionarsi non solo ai libri, ma anche alla libreria stessa e alle persone che ruotano intorno ad essa.

Col tempo, ascoltando anche i racconti dello zio, Takako inizia a riflettere sulla sua vita e a cercare una nuova strada. Proprio in quel momento riappare Momoko, la moglie dello zio, che era sparita cinque anni prima senza lasciare tracce. Il ritorno di questa figura porta nuove domande, turbamenti e riflessioni: Takako, divisa tra lo zio e la zia, si trova a fare i conti con temi come la malattia, le perdite, la ricerca di sé stessi e il senso degli affetti.

Pur nella sua semplicità, questo libro offre moltissimo. Non è solo una storia piacevole, ma un invito a fermarsi e riflettere. Lo consiglio a chiunque cerchi una lettura non troppo impegnativa ma capace di lasciare qualcosa dentro, magari proprio tra due romanzi più “pesanti”.

Infine, aggiungo una nota personale: lo stile di scrittura mi ha colpita per la sua scorrevolezza e delicatezza. È quel tipo di voce narrativa che io stessa vorrei riuscire a raggiungere nei miei racconti e nelle mie creazioni.
Elena

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