“Vanishing World” di Murata Sayaka

Ciao a tutti, sono Laura e sono pronta per una nuova recensione. A volte, come sapete, scelgo i libri dopo lunghe ricerche, altre volte sono loro a trovare me. È il caso di “Vanishing World” di Sayaka Murata. Mi sono imbattuta nella sua copertina quasi per caso, curiosando tra le novità in libreria, e il nome dell’autrice mi ha subito richiamato alla mente qualcosa. Ne avevo sentito parlare tantissimo, per il suo celebre “La ragazza del convenience store”, ma – ve lo confesso – non avevo ancora avuto curiosità di leggerla. Ho pensato che questo nuovo romanzo, che si presentava come un genere per me nuovo, fosse l’occasione perfetta per iniziare. E anche se non è stata una lettura che definirei entusiasmante, si è rivelata un’esperienza necessaria, che mi ha aperto una prospettiva inattesa sulla società giapponese contemporanea.



Il titolo, “Vanishing World”, è una traduzione quasi letterale dell’originale “Shōmetsu Sekai”, che evoca un’idea di estinzione. È una scelta forte, che non lascia spazio a dubbi: stiamo per entrare in un mondo dove qualcosa di fondamentale sta scomparendo. Pubblicato in Giappone nel 2015, il romanzo ci mostra una Murata già pienamente padrona dei suoi temi, prima ancora del boom internazionale. La copertina dell’edizione E/O, con le sue figure astratte, è un perfetto preludio all’atmosfera del libro.

La trama ci trasporta in un mondo in cui la riproduzione avviene artificialmente e il sesso è un atto meccanico, privo di qualsiasi implicazione emotiva. L’amore, la gelosia e l’attrazione sono considerati alla stregua di malattie, tare ereditarie da estirpare. La narrazione in prima persona ci mette a conoscenza dei pensieri della protagonista, una donna che vive secondo le regole ma che sente dentro di sé il manifestarsi di questi sentimenti proibiti.

Lo stile è clinico, distaccato, quasi freddo. Questo, se da un lato è incredibilmente coerente con il mondo che descrive, dall’altro crea una barriera emotiva con il lettore. Il ritmo è volutamente lento, a tratti monotono, e sebbene io ne riconosca la funzionalità, è proprio questo aspetto che non mi ha permesso di entrare completamente in sintonia con la storia.

Essendo il mio primo incontro con l’autrice, non posso fare paragoni diretti con le sue altre opere, ma posso dire che questa lettura mi ha fatto capire la radice della sua fama. Si inserisce nel filone distopico, ma se ne distacca per il suo approccio. Non è una distopia di controllo politico esteriore come quelle di Orwell o Huxley, ma una distopia dell’anima, una critica feroce al conformismo che agisce dall’interno. L’orrore sta nella normalizzazione dell’assurdo. Che io sappia non esistono trasposizioni cinematografiche, e capisco la difficoltà: come si può mostrare sullo schermo una battaglia che è quasi interamente psicologica, combattuta nel silenzio della mente della protagonista?

La vera forza del libro, per me, risiede negli spunti di approfondimento che offre. È un’analisi spietata delle pressioni sociali, della costruzione culturale di ciò che riteniamo “naturale” e del sacrificio dell’individuo in nome del benessere collettivo, un tema particolarmente sentito nella società giapponese. Il romanzo mi ha costretta a interrogarmi: quanto delle nostre emozioni più profonde è davvero nostro e quanto è condizionato da ciò che la società ci insegna a desiderare? È una riflessione importante, anche se veicolata da una narrazione “faticosa”.

In conclusione, “Vanishing World” mi ha arricchita? Sì. Mi è piaciuto? Non nel senso convenzionale del termine. Sono comunque contenta di averlo letto? Assolutamente. Lo consiglio, ma con una precisazione: non è un libro per chi cerca una trama avvincente o un forte legame emotivo con i personaggi. È una lettura per chi desidera essere sfidato, per chi vuole uno specchio, per quanto deformante, puntato contro le nostre certezze sociali.

Questa lettura ha sicuramente influenzato le mie scelte future. Ho già recuperato gli altri libri di Sayaka Murata, perché ora sento il bisogno di capire come si sviluppa il suo pensiero. Questo genere di narrativa speculativa giapponese mi ha incuriosita e penso che esplorerò ancora. Al tempo stesso, sento il bisogno di alternare con qualcosa di magari meno gelido.

E voi? Vi è mai capitato di leggere un libro che avete apprezzato più per le domande che vi ha lasciato che per la storia in sé? Raccontatemi le vostre esperienze nei commenti, sono curiosissima di leggervi!

Laura

5 pensieri riguardo ““Vanishing World” di Murata Sayaka

Aggiungi il tuo

  1. Quello del Conveniece Store mi è stato suggerito perché la protagonista può essere letta come autistica ma ancora non l’ho recuperato. Ne ha parlato anche Elena Canovi, una donna autistica, al podcast di Emanuela Masia, un’attivista autistica che seguo da anni. Elena ha letto alcuni passaggi del romanzo durante la puntata “Rileggersi autistica “. Elena stessa ha un podcast sui libri chiamato Shirley.

    1. Io non so molto dell’autismo e leggo i tuoi articoli e mi fido se dai questa chiave di lettura del romanzo. Però, per me è stato troppo disturbante: leggo cose complesse, cruente e drammatiche ma questo ha toccato corde troppo sensibili.

Rispondi a Cate Lucinda VagniAnnulla risposta

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da ◦ ღ ☼ Elena e Laura ☼ ღ ◦

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere