Ciao a tutti, sono Elena.
Ultimamente mi capita sempre più spesso di imbattermi, sui social, in commenti e recensioni che mi lasciano piuttosto perplessa. Libri appena usciti, magari attesi da mesi, vengono liquidati con poche parole: banale, illeggibile, una perdita di tempo, scritto male. E tutto questo, a volte, dopo appena dieci pagine.
Mi succede soprattutto quando acquisto un libro che mi incuriosisce. Magari mi colpisce la copertina, mi affascina la trama oppure semplicemente sento il desiderio di scoprire una nuova storia. Lo porto a casa, comincio a leggerlo e, con mia sorpresa, lo trovo piacevole. Poi, quasi per curiosità, vado a cercare qualche opinione online e mi ritrovo davanti a una valanga di giudizi negativi.
E allora mi domando: ma siamo davvero sicuri che tutti abbiano letto ciò che stanno commentando?
Naturalmente, ognuno ha i propri gusti. Non tutti i libri devono piacerci e non tutti gli autori riescono a conquistare ogni lettore. Ci mancherebbe! Ci sono scrittori famosissimi che non riescono a coinvolgermi, storie che non mi appassionano e stili di scrittura che semplicemente non sento miei. Ma una cosa è non apprezzare un libro dopo averlo letto, un’altra è decretarne il fallimento dopo poche pagine.
Dieci pagine, poi. Dieci pagine sono sufficienti per capire se una scrittura ci convince nell’immediato, forse. Ma sono sufficienti per giudicare un’intera storia? Per stabilire che un autore non sa scrivere? Per decidere che un romanzo è una perdita di tempo?
Personalmente, faccio fatica a crederlo.
Mi è capitato di leggere commenti molto negativi su autori come Jason Rekulak, per esempio, o di imbattermi in critiche feroci nei confronti di Joël Dicker. Di quest’ultimo ho letto soltanto “L’enigma della camera 622“, un romanzo che mi è piaciuto molto e che mi ha lasciato la voglia di scoprire altre sue opere.
Certo, Dicker costruisce storie nelle quali le coincidenze possono sembrare davvero incredibili. A volte viene spontaneo pensare: «Ma guarda caso, doveva andare proprio così!». Eppure, personalmente, è proprio questo intreccio di eventi, misteri e rivelazioni a rendere piacevole la lettura. Non pretendo che tutti condividano il mio entusiasmo, ma non riesco a comprendere perché il successo di un autore debba diventare automaticamente motivo di disprezzo per alcuni lettori.
E qui, secondo me, entra in gioco una questione interessante: il pregiudizio.
A volte ho l’impressione che certi lettori partano già convinti che un determinato autore non sappia scrivere, che una storia sia banale o che un libro non meriti nemmeno di essere aperto. E forse, in alcuni casi, non arrivano neppure a leggerlo davvero.
Non mi riferisco a chi argomenta le proprie critiche. Anzi, apprezzo moltissimo chi riesce a spiegare perché un romanzo non lo abbia convinto, chi individua i limiti della trama, chi parla dei personaggi, dello stile o del ritmo narrativo. Anche una recensione negativa può essere interessante, stimolante e utile.
Quello che mi lascia perplessa è il giudizio liquidato con un semplice «schifo», «banale», «non leggetelo», accompagnato magari da un tono che sembra quasi voler far sentire stupido chi, invece, quel libro lo ha apprezzato.
Perché, alla fine, leggere è anche questo: incontrare storie diverse, lasciarsi sorprendere, scoprire qualcosa che non ci aspettavamo. E magari trovare un libro che per qualcun altro è una perdita di tempo, ma che per noi diventa una lettura piacevole, emozionante o persino indimenticabile.
Non dobbiamo amare tutti gli stessi autori. Non dobbiamo essere d’accordo su ogni romanzo. Ma credo che dovremmo recuperare un po’ di rispetto per le opinioni altrui e, soprattutto, per il tempo e il lavoro che si nascondono dietro un libro.
Perché una recensione negativa non è un problema. Il problema è quando il giudizio diventa un pregiudizio, quando la critica si trasforma in disprezzo e quando sembra che, per dimostrare di avere buon gusto, sia necessario demolire ciò che piace agli altri.
Io, nel frattempo, continuerò a comprare quei libri che mi incuriosiscono, a lasciarmi conquistare dalle copertine e dalle trame, e a leggere gli autori che mi hanno regalato belle emozioni. Anche quelli che sui social vengono considerati banali.
Perché, in fondo, non è forse questo il bello della lettura? Scoprire che una storia può significare qualcosa di diverso per ognuno di noi.
E voi, quante volte avete letto un libro che sui social veniva massacrato e che invece vi è piaciuto?
Elena
Io in questo caso vado controcorrente: non guardo mai i giudizi.
Non sui libri, per lo meno.
Perché per me le lettura è come la cucina: ci sono persone che adorano certi piatti che ad altri sembrano orribili, quindi dipende molto dal gusto personale.
Sulla questione delle dieci pagine, temo che il problema sia la società moderna, in cui tutto deve essere breve e istantaneo, quindi se un libro non convince entro dieci pagine deve per forza fare schifo, perché ognuno di noi è detentore della verità assoluta.
(Sì: sono sarcastico)
Partecipando da anni al torneo letterario Ioscrittore ho notato molto questa tendenza alla fretta: durante la fase di lettura degli incipit, ovvero le prime trenta pagine, in molti “autori” mi hanno criticato perché i personaggi non erano correttamente sviluppati e approfonditi. In TRENTA pagine. Probabilmente questi sono abituati a leggere la Pimpa.
(Altro sarcasmo)
Il problema, in questo caso, non sono le critiche in sé, ma il fatto che, con tutti gli algoritmi del caso, queste critiche “inutili” affossano opere che magari non saranno dei capolavori, ma che hanno qualcosa da dire.
Un mix letale di arroganza, ignoranza e supponenza, che impedisce a chi scrive di crescere, perché si sente bocciato senza appello.
Un saluto!
Mi avevi già parlato della partecipazione al torneo Ioscrittore e ammiro molto la tua determinazione, io non riuscirei a sostenere il peso dei commenti negativi (fatti per cattiveria e non per essere consigli costruttivi). Ormai le persone per invidia cercano di denigrare il lavoro altrui e, come dici tu, molti lavori validi finiscono nel baratro a causa della superficialità e strafottenza altrui. Un saluto e buona giornata!
Non ricordo bene la citazione ma, a proposito di “Il nome della rosa”, Umberto Eco disse che le prime ottanta pagine servivano a scremare i lettori.
Non si deve esprimere una valutazione su un libro senza averlo letto interamente – e il discorso vale anche per la visione di un film. Vale sempre la regola: si parla di ciò che si conosce. Tra i libri poco considerati dalla critica e che, invece, ho apprezzato molto resto a Eco e al “Pendolo di Foucault”.
Buona giornata, Elena.
Giustissime le tue considerazioni. Per quanto riguarda Umberto Eco, l’appassionata è mia sorella Laura, avrai sicuramente già letto qualche suo articolo a riguardo ☺️
A volte bastano poche pagine per capire che un libro non ti interessa, non ti piace o che lo stile dell’autore non è buono. Sono d’accordo che non sia corretto stroncare un testo avendone letto solo una piccola parte, e soprattutto non mi piacciono certe espressioni pesanti tipo “schifo” e simili; “banale”, però, trovo che sia un giudizio che si può dare senza temere di essere maleducati. Io sono una lettrice difficile, perché ho letto tanto e ho sviluppato un certo tipo di gusto. Non credo che sia necessario leggere per intero un’opera che non convince dalle prime pagine: la vita è breve, perché infliggerci certe punizioni?
Usi le stesse parole di mia sorella, anche per lei è una punizione leggere qualcosa che non piace😂
Qualche volta devo farlo, per esempio libri di miei amici, che magari non mi piacciono, ma se posso evitare, perché infliggermi letture sgradevoli?