A volte mi capita di pensare a quando frequentavo le scuole superiori, quindi prima del 2009, e a quanto fosse diverso il modo di vivere Internet.
All’epoca, appena l’ADSL iniziava a entrare nelle case, il web era un posto da esplorare con calma. Si passavano interi pomeriggi a leggere forum, blog e discussioni infinite. C’era chi cercava informazioni sui motori, chi sui videogiochi della PlayStation, chi sulla fotografia o sulla tecnologia. Io, invece, passavo ore a leggere tutto quello che trovavo sulla cura dei capelli.
Avevo capelli molto crespi, sottili e maltrattati, anche perché usavo prodotti sbagliati. Cercavo consigli ovunque, confrontavo esperienze, leggevo decine di commenti e articoli. Oggi so che, nel mio caso, senza l’aiuto costante della mia parrucchiera di fiducia e dei prodotti che mi consiglia, non posso fare miracoli… ma quella ricerca continua mi ha insegnato una cosa: leggere era parte del divertimento.
Non esistevano ChatGPT, l’intelligenza artificiale o tutti gli strumenti che oggi ci permettono di trovare una risposta in pochi secondi. C’era YouTube, certo, ma i video duravano tranquillamente venti minuti, mezz’ora o anche di più. Se un argomento ti interessava, lo seguivi dall’inizio alla fine senza pensare che fosse troppo lungo.
Oggi, invece, il panorama è completamente cambiato.
Con l’arrivo dei social network e, soprattutto negli ultimi anni, con la diffusione dei video brevi di TikTok, degli Shorts di YouTube e dei Reels di Instagram, tutto sembra dover durare pochissimi secondi. Se un contenuto non cattura immediatamente l’attenzione, viene saltato. Dopo due o tre secondi si passa già al video successivo.
Questa abitudine, secondo me, sta cambiando profondamente il nostro modo di consumare i contenuti.
Non riguarda soltanto gli adulti, ma anche i bambini, che spesso vengono intrattenuti con una sequenza infinita di video brevissimi. È facile capire perché poi facciano più fatica a mantenere l’attenzione su un cartone animato, un film o qualsiasi contenuto che richieda un po’ più di concentrazione. Sono abituati a uno stimolo continuo, sempre nuovo e sempre più veloce.
E in tutto questo… dove finiscono i blog?
Purtroppo credo che stiano vivendo uno dei periodi più difficili della loro storia.
Noi blogger ce ne accorgiamo ogni giorno. Le visite diminuiscono, le persone leggono meno e spesso preferiscono guardare un video di trenta secondi piuttosto che dedicare cinque minuti a un articolo approfondito.
È anche per questo che, nel nostro piccolo, sia io che Laura abbiamo iniziato a realizzare qualche video. Non perché abbiamo smesso di credere nella scrittura, ma perché ci rendiamo conto che oggi è il linguaggio che la maggior parte delle persone preferisce.
Un video è immediato. Anche se contiene le stesse informazioni di un articolo, richiede meno impegno: basta premere “play” e ascoltare. Leggere, invece, richiede attenzione, tempo e concentrazione. E sembra che queste tre cose siano diventate sempre più rare.
Ho la sensazione che il periodo del Covid abbia accelerato ancora di più questa trasformazione. Oggi si parla spesso di un “prima” e di un “dopo” Covid, come se fosse un confine storico, e per certi aspetti credo sia davvero così. Le nostre abitudini sono cambiate profondamente, compreso il modo in cui consumiamo i contenuti online.
Quello che mi preoccupa non è tanto il successo dei video brevi. Possono essere utili, divertenti e perfino molto informativi.
Quello che mi preoccupa è quando diventano l’unico modo di informarsi.
Perché un argomento complesso difficilmente può essere raccontato davvero in trenta secondi. Un libro non si comprende da una recensione di venti secondi. Un’esperienza non si trasmette con tre immagini e una musica di tendenza. Ci sono temi che hanno bisogno di spazio, di riflessione e di parole.
Ed è proprio questo che i blog continuano a offrire.
Forse oggi siamo meno letti rispetto a dieci o quindici anni fa. Forse scrivere un articolo richiede molto più impegno di quanto venga poi “ripagato” in termini di visualizzazioni. Ma credo che chi continua a gestire un blog lo faccia soprattutto per passione.
Noi continueremo a farlo.
Continueremo a pubblicare quando i nostri impegni ce lo permetteranno, a recensire libri, a raccontare esperienze e a condividere pensieri, anche se sappiamo che probabilmente raggiungeranno meno persone rispetto a un video virale.
Perché un blog non è solo un insieme di articoli.
È uno spazio dove fermarsi, leggere con calma, riflettere e approfondire. È un luogo che non ti chiede di scorrere continuamente verso il contenuto successivo, ma di concedere qualche minuto a una storia, a un’opinione o a un’esperienza.
Forse oggi i blog non sono più al centro del web come un tempo.
Ma spero che non scompaiano mai.
Perché finché ci sarà qualcuno disposto a leggere, ci sarà sempre qualcuno disposto a scrivere.
Elena
Mi unisco alla speranza
Ne parlo spesso con un altro blogger, Antonio del Blog di Tony, perchè è un tema che a volte mi genera tantissima ansia. Non mi pentirò mai di aver aperto il blog durante il covid e il secondo dopo il master. Il secondo mi serviva anche per ridarmi la speranza in un periodo in cui soffrivo perchè spesso mi sembrava di venir scartata solo perché non posso prendere la patata e dopo sette anni di università fa male, ma Spettrina ha anche un altro significato, anche se questa, purtroppo è un’altra storia non molto felice. Ora devo cambiare di nuovo approccio con gli articoli perché comunque ho un lavoro fisso e non posso vivere con l’ansia delle bozze che finiscono come facevo prima. Ti fa passare la voglia di leggere e sinceramente non voglio più perché amo farlo, come amo scrivere. Su Tik Tok mi diverto e gongolo ogni volta che un autore mi risponde, magari alcuni lo fanno solo per educazione, ma a me piace, il mio entusiasmo è genuino e pure lì mi piace poco che la piattaforma faccia floppare le recensioni nonostante la possibilità di registrare anche dieci minuti di video. Sono paradossi insensati, ma tant’è
I blog servono anche e soprattutto per se stessi, oltre che per comunicare con gli altri. Spettrina sta andando molto bene, continua così.
❤️
Confermo, anche io ho la stessa impressione… I blog sono al tramonto, difficilmente buona parte delle persone ha voglia (o la soglia di attenzione) di consumare contenuti che durano più di 15 secondi (o tre righe).
Sta a noi tenere vivi questi spazi di riflessione, o di semplice calma.
Sì, dobbiamo tenerli vivi, speriamo che, prima o poi, la corrente cambi!
“Questa abitudine, secondo me, sta cambiando profondamente il nostro modo di consumare i contenuti.” Senza fare tragedie, perché si possono sempre fare aggiustamenti, credo che questa abitudine stia impattando fortemente sulle capacità di attenzione dei giovani in particolare ma anche dei meno giovani. Spero di sbagliarmi.
La vera “tragedia” è proprio che i giovani hanno una bassissima soglia di attenzione, purtroppo.
Assolutamente sì.