Ci sono film che diventano parte della tua vita.
Per me è successo con “Titanic” di James Cameron.
L’ho visto per la prima volta da bambina: era il 1997, io avevo circa sette anni e da allora non ho mai smesso di riguardarlo. Prima consumavo la VHS, poi sono passata al DVD, e oggi potrei recitare praticamente tutte le battute a memoria.
Ma la cosa incredibile è che, anche dopo tutti questi anni, ci sono ancora scene che riescono a colpirmi nello stesso identico modo.
Una in particolare mi è sempre rimasta dentro.
Jack e Rose stanno cercando di salvarsi mentre il Titanic si sta allagando. Corrono nei corridoi della nave con l’acqua che ormai arriva ai piedi, nel panico totale, finché si trovano davanti a un cancello chiuso a chiave.
Sono intrappolati.
A un certo punto passa un membro dello staff della nave. Ha con sé un enorme mazzo di chiavi. Jack e Rose lo implorano di aiutarli. Lui inizialmente continua ad andare avanti. È terrorizzato anche lui. Sta pensando a salvarsi la vita.
Eppure… succede qualcosa.
Fa qualche passo, poi si ferma.
Ci ripensa.
Torna indietro.
Secondo me è uno dei momenti più umani di tutto il film.
Perché quell’uomo avrebbe potuto ignorarli. Avrebbe potuto dire: “Non è un mio problema”. E invece no. In quell’attimo qualcosa dentro di lui cambia. Forse la coscienza. Forse il senso di colpa. Forse semplicemente quella vocina interiore che ti dice: “La cosa giusta da fare è aiutare”.
E infatti ci prova davvero.
Con le mani che tremano per il panico cerca disperatamente la chiave giusta. Gli cadono perfino sott’acqua e alla fine non riesce ad aprire il cancello e scappa via, lasciando Jack e Rose a cavarsela da soli. Ma il punto, secondo me, non è nemmeno il risultato.
È quel momento in cui decide di tornare indietro.
Quante volte nella vita succede anche a noi?
Quante volte ci capita di vedere qualcuno in difficoltà e pensare: “Non mi riguarda”, “Me ne vado”, “Si arrangerà”?
E poi però qualcosa ci blocca. Ci fa venire il dubbio. Ci fa sentire in colpa. E allora cambiamo idea.
Magari mandiamo quel messaggio.
Magari torniamo indietro.
Magari aiutiamo qualcuno anche se sarebbe stato più facile fregarcene.
Io credo che quei momenti dicano molto di chi siamo davvero.
Perché alla fine tutti possiamo sbagliare, avere paura o voler pensare solo a noi stessi. Però ci sono quegli attimi minuscoli in cui scegliamo se ascoltare la parte più egoista oppure quella più umana.
E voi come siete?
Siete persone che riescono sempre ad aiutare gli altri?
Oppure vi capita di pensare prima “arrangiati”, per poi sentirvi in colpa e cambiare idea?
Elena
Quella sequenza mi è rimasta particolarmente impressa, più di tante altre viste e riviste ovunque. Prendersi cura degli altri è una delle qualità che ci rendono umani: per natura siamo esseri in relazione, connessi con il mondo, abbiamo un destino comune. Fare qualcosa per gli altri, quando è necessario, è un istinto che fa parte di me: è un atto spontaneo, insopprimibile.