“Di impossibile non c’è niente” di Andrea Vitali

Ciao a tutti, sono Laura. Oggi vi parlo di un piccolo romanzo natalizio che tenta di dialogare con la tradizione della fiaba portandola dentro un tempo moderno, quasi segreto, dove i personaggi simbolici dell’immaginario collettivo – Babbo Natale, la Befana, ecc.. – sembrano interrogarsi sul proprio senso di esistere in un mondo che ha smesso di credere alla loro funzione pedagogica.
Io sono appassionata di fiabe e, per me, la verità è una sola: non è vero che le fiabe non servono più, cambia soltanto l’insegnamento che scegliamo di trarne, e quindi cambia lo sguardo con cui le vediamo.

Dentro questa cornice si inserisce un tema ambientale piuttosto esplicito, in cui il progresso appare distruttivo e invasivo, mentre la richiesta di aiuto proviene da elementi naturali personificati – Gelso, Pero, Melo – che evocano una sensibilità rivolta soprattutto ai bambini, come se fossero loro i veri destinatari di un messaggio di cura e responsabilità. Accanto a questa tensione etica compare però anche una riflessione generazionale più ambigua, quasi pessimistica, dove le nuove generazioni rischiano di essere viste come distratte, egoiste, incapaci di custodire ciò che ricevono; eppure proprio una figura giovane, la renna che pronuncia la frase del titolo, introduce una possibilità diversa, fatta di ottimismo, slancio, capacità di sognare. È una contraddizione interessante, perché suggerisce che ciò che si perde con l’esperienza adulta non è la consapevolezza ma l’audacia.



Dal punto di vista narrativo, la scelta di un narratore interno che adotta più punti di vista richiama la struttura corale delle fiabe tradizionali, ma l’impressione complessiva è che questa complessità resti più dichiarata che realmente sviluppata. La conclusione, molto semplice, chiude la storia senza aprire davvero spazi di interrogazione profonda, lasciando la sensazione di un racconto che potrebbe funzionare come lettura natalizia leggera ma che non riesce a costruire fino in fondo quella magia sospesa e quell’atmosfera simbolica che rendono durature le vere storie di Natale.

Rimane comunque interessante il tentativo di riportare la fiaba dentro il presente, come se il problema non fosse la fine dell’incanto ma la nostra difficoltà contemporanea a riconoscerlo.

Laura

Rispondi

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da ◦ ღ ☼ Elena e Laura ☼ ღ ◦

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere