“Love, mom” di Iliana Xander

Ciao a tutti, sono Laura e oggi vi parlo di una lettura che è arrivata sul mio schermo (sì, ogni tanto il Kindle vince sulla carta, specialmente quando la curiosità corre più veloce delle spedizioni dei corrieri) preceduta da un rumore mediatico non indifferente. Mi riferisco a “Love, Mom” di Iliana Xander, un libro che ha avuto una parabola distributiva curiosa: autoprodotto in versione ebook nel 2024, è diventato il “caso” del London Book Fair nel 2025 per poi approdare finalmente in Italia quest’anno.
Sarei partita con aspettative altissime, lo confesso, ma memore delle recenti esperienze non ho voluto alimentare le mie speranze. Infatti, mi sono ritrovata tra le mani un prodotto che, pur nella sua costruzione calcolata, mi ha lasciato quel retrogusto di “già visto” che mi rovina tante letture.



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Il romanzo è strutturato come un puzzle temporale in tre atti. La prima parte ci trascina nel presente di McKenzie, la protagonista, che si ritrova a scavare tra lettere cariche di segreti insieme a EJ, il migliore amico. È un meccanismo che l’autrice usa per farci scoprire la confessione della madre morta.
Poi, con uno slittamento cronologico, veniamo catapultati a 21 anni prima, dove la storia della madre prende vita in una prima persona al presente, alternando le voci di Ben e Tonya, per poi chiudere il cerchio tornando all’oggi. 

Ma ecco che spunta la mia vena analitica (e un pizzico di ironia, lasciatemelo passare). Non so se sia stata solo io, ma lo pseudonimo usato dalla madre nelle lettere, “E.V. Renge”, mi è saltato all’occhio immediatamente. È un anagramma talmente banale di REVENGE (vendetta, per chi non mastica l’inglese) che mi ha fatto sorridere: perché l’autrice ha scelto un espediente così spiccante? Forse per sottolineare che in certi nidi familiari il rancore è un ospite che non si nasconde nemmeno troppo bene?
Inoltre anche Iliana Xander è uno pseudonimo, chissà cosa avrà spinto lo scrittore/scrittrice a sceglierlo. E cosa significhi per lui/lei celare la propria identità: scudo o maschera?

L’uso della confessione epistolare postuma come chiave per sbloccare il presente non è certo un’invenzione di oggi. Un espediente un po’ stanco, quasi un obbligo del genere thriller/psicologico.

E come non parlare dei cliché che costellano la narrazione? C’è un momento in cui compare la classica donna di campagna, ferma sulla soglia con un’arma da fuoco mentre fa scattare il cane e urla: “Fate un altro passo e vi sparo”.

Ecco, in quegli istanti la tensione che la Xander cerca di costruire si incrina, scivolando in uno stereotipo che toglie incisività al racconto. 

Nonostante questa mia vena critica, il libro tocca temi pesanti come l’eredità emotiva e il controllo materno. Però la complessità morale resta un po’ in superficie.
Alla fine, la sensazione è quella di una lettura scorrevole, perfetta per chi cerca un ritmo serrato e non si lascia infastidire da qualche scorciatoia narrativa. Mi ha lasciato una punta di malinconia, quella che si prova quando si vede un grande potenziale non sfruttato fino in fondo.

Come propongo a volte, ecco alcuni spunti di riflessione:
1. Lo pseudonimo e l’anagramma: secondo voi, in un romanzo di questo tipo, un indizio così esplicito è un invito al lettore a sentirsi “complice” o è semplicemente una mancanza di originalità?
2. Il cliché della “difesa della proprietà” (la donna col fucile): quanto pesano questi stereotipi americani sulla vostra immersione in una storia? Vi rassicurano o vi fanno storcere il naso?
3. La confessione postuma: se doveste lasciare una verità scritta a qualcuno, preferireste che fosse un diario intimo per spiegare chi eravate o una serie di indizi per risolvere un mistero?


Laura

2 pensieri riguardo ““Love, mom” di Iliana Xander

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  1. Gli pseudonimi e gli anagrammi hanno il loro fascino, ma quello che è stato usato in questo caso è molto pigro. Anche troppo.
    Sulla seconda non so cosa dire, non è uno stereotipo molto edificante, ma penso sia difficile evitare di inserirlo in generale.
    La terza è molto complessa, io direi diario, ma alla fine anche le lettere possono essere intime

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