Ciao a tutti, sono Laura e oggi vi parlo di una lettura che non mi proprio coinvolta.
Di Geraldine Brooks avevo già letto “Annus mirabilis” e “L’isola dei due mondi”, due romanzi che mi avevano lasciato un’ottima impressione per la capacità dell’autrice di intrecciare storia e umanità, documentazione e sensibilità narrativa. Così, quando mi sono imbattuta in “L’armonia segreta”, mi sono fidata del suo nome, anche se la trama mi appariva già da subito un po’ distante dal mio gusto e dalle mie corde.
Prima di cominciare, faccio una personalissima riflessione sul titolo che, in originale, è “The Secret Chord” ossia “L’accordo segreto”. In inglese, la parola accordo, si riferisce solo al concetto musicale e io mi chiedo se, adottando questo termine in italiano, si potesse ottenere un gioco di parole stuzzicante.

Torniamo alla nostra storia. Geraldine Brooks spiega fin dalle prime pagine di essersi ispirata ai testi biblici, scegliendo di mantenere i nomi originali in ebraico, per conferire un colore più autentico alla narrazione. Interessante notare come l’idea sia nata in ambito familiare: la scrittrice racconta che il figlio, durante il proprio bar mitzvah, suonò l’arpa e intonò l’Hallelujah. Proprio da lì sarebbe germogliata l’ispirazione per il libro (viste le doti musicali del protagonista).
Davide, osserva l’autrice, è forse il primo personaggio storico di cui si possa tracciare una biografia completa, con luci e ombre, grandezze e miserie. E proprio questo doppio volto rende affascinante e problematico il suo ritratto.
La storia viene raccontata da Natan, profeta e consigliere di Davide. È lui a ricostruire le vicende, mescolando testimonianze di personaggi vicini al re e la propria memoria personale. Non si limita a narrare, ma giudica, interpreta, prende le distanze: scrive consapevolmente una biografia, con il compito – e il peso – di fissare per i posteri non solo i trionfi, ma anche le cadute.
Il romanzo alterna episodi di potere, intrighi familiari e lotte sanguinose, senza risparmiare al lettore la crudezza di un mondo arcaico. Ci sono citazioni forti, che fanno riflettere sulla durezza di quei tempi.
Ampio spazio è dato anche alla musica e alla poesia, aspetti che accompagnano Davide fin da giovane, quando con l’arpa si guadagna la fiducia di Saul. Il racconto culmina con l’ascesa di Shelomoh, Salomone, nuovo re, mentre Davide affronta la vecchiaia e l’amarezza.
Devo ammettere che questo libro non mi ha convinta del tutto. La scrittura non è ostica, ma l’insieme mi è parso troppo lontano dalla mia sensibilità attuale. I nomi ebraici, fedeli alle fonti, risultano distanti dalla nostra abitudine e sono tantissimi: spezzano il ritmo della lettura. Inoltre, la storia è segnata da un tono cupo e da una violenza che ho sentito eccessiva (anche se, ovviamente, vera).
Resta comunque interessante il tentativo dell’autrice di restituire umanità a una figura biblica spesso idealizzata, mostrandone anche fragilità, passioni e contraddizioni. Un Davide che non è eroe senza macchia, ma uomo complesso, amato e odiato, temuto e celebrato.
In sintesi, “L’armonia segreta” è un romanzo storico ambizioso, che intreccia fede, politica e memoria. Può affascinare chi ama le grandi narrazioni bibliche e non si spaventa di fronte a un linguaggio antico e a un mondo duro. Personalmente, non l’ho trovato vicino al mio sentire, ma riconosco il valore del progetto narrativo e l’abilità dell’autrice nel dare voce a un’epoca lontana.
E voi, vi siete mai trovati davanti a un libro che vi ha messo alla prova più che emozionato?
Laura
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