“Prima o poi ogni persona si rende conto della propria caducità…” Riflessioni

«Prima o poi ogni persona si rende conto della propria caducità, questo di solito avviene quando si è in là con gli anni.»
Questa frase mi ha fatto riflettere a lungo. È vero: la maggior parte delle persone si confronta con il pensiero della morte solo quando il tempo inizia a lasciare segni sul corpo, quando la vita vissuta appare più lunga di quella che resta da vivere. Allora la morte smette di essere un’astrazione e diventa una presenza silenziosa che orienta le giornate: ciò che prima sembrava urgente perde di valore e resta ciò che è davvero importante ossia il tempo e i legami.

Ma cosa succede quando questa consapevolezza arriva presto, in gioventù? Quando ci si accorge, molto prima del previsto, che si è fragili e finiti? Credo che sia una rivelazione che lascia un’impronta indelebile. Da un lato può spaventare, perché non si è pronti: si sente il disallineamento dai coetanei, perdendo la spensieratezza che gli altri conservano. La caducità, vista da ragazzi, può trasformarsi in ansia, paura di non avere abbastanza tempo, fatica a immaginare un futuro.

Eppure, c’è anche un’altra faccia della medaglia. A volte questa coscienza precoce diventa un seme di maturità. La spinta a scegliere con più cura, a non perdere tempo in ciò che non è autentico, a coltivare relazioni che abbiano un senso vero. È come se la vita, percepita nella sua fragilità, assumesse un’intensità diversa.

Non sono la prima a pensarla così: i filosofi si sono interrogati su questo tema per secoli. Epicuro cercava di dissolvere la paura della morte ricordando che «quando ci siamo noi non c’è la morte, e quando c’è la morte non ci siamo più noi». Seneca, invece, invitava a ricordarsi ogni giorno della fine per non sprecare il tempo e vivere ogni momento come se fosse l’ultimo.

Se penso a me, mi rendo conto che la consapevolezza della caducità mi accompagna da tempo, a volte come un’ombra, a volte come una luce. Non è facile da portare, ma mi obbliga a non dare niente per scontato, a interrogarmi ogni volta su come voglio spendere il mio tempo. Forse è proprio questo il dono nascosto della consapevolezza: ci ricorda che vivere non è un automatismo, ma una scelta continua.

E così mi chiedo: quando arriva, questa coscienza, in che modo ci cambia?
Io continuo a confrontarmici, giorno per giorno, senza averne più paura, ma usandola come stimolo a vivere con autenticità.

E voi? Vi è capitato di confrontarvi con questa consapevolezza prima del previsto, e se sì, come ha influenzato il vostro modo di guardare al futuro?

Laura

2 pensieri riguardo ““Prima o poi ogni persona si rende conto della propria caducità…” Riflessioni

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  1. Ciao Laura,

    Che bel post che hai scritto, impegnativo e importante. Personalmente, sono sempre stata “precoce” rispetto ai miei coetanei, pensieri che comunemente vengono realizzati solo in età adulta mi accompagnano da diversi anni.

    Ho teorizzato il concetto di caducità in un modo davvero strano: ero distesa sul letto a guardare la Grande Bellezza. Non ricordo nulla di quel film, se non una frase che mi è rimasta impressa <<a un certo punto mi sono reso conto di non avere più tempo per perdere tempo>>, e all’epoca avevo 23 anni.

    Ho invece sentito nella carne che il “domani” non è un altro giorno ma un giorno in meno verso i 29-30. Da quel momento, ho iniziato una battaglia con me stessa per accettare la finitudine (non tanto per me, quanto per le persone care attorno a me) e questo sta orientando sempre più le mie scelte: in ambito sentimentale, lavorativo, nella scelta del luogo dove vivere.

    Porsi certe domande, ragionare su concetti così profondi, toglie sicuramente un po’ di spensieratezza ma ci regala una grande autenticità.

    Come direbbe Confucio “Ci sono due vite. La seconda inizia quando ci si rende conto di averne solo una”.

    1. Infinitamente grazie per questo commento. Mi hai colpita particolarmente con “il domani non è un altro giorno ma un giorno in meno” perché hai espresso in una manciata di parole un concetto semplice, ma difficile da interiorizzare.
      Accettare la finitudine, come dici tu, può essere lo sprone che ci serve per fare del nostro meglio per la vita nostra e di quelli che amiamo.

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