Ciao a tutti, sono Elena.
Devo ammettere che leggere “L’erede” di Camilla Sten è stata un’esperienza particolare, non solo per il libro in sé, ma per il periodo in cui ho scelto di cominciarlo.
Appena l’ho iniziato, mia madre è stata ricoverata per un’infezione al fegato e per giorni abbiamo vissuto momenti di grande paura: diagnosi terribili, ansia, notti insonni. Per fortuna, alla fine si è scoperto che si trattava di un errore e, anche se ci aspettano ancora cure e controlli, la situazione non era così drammatica come sembrava.
Solo dopo aver ricevuto quella notizia ho ritrovato un po’ di serenità — e da quel momento ho terminato il libro in pochissimo tempo, completamente catturata dalla storia.
Camilla Sten è un’autrice che avevo già conosciuto con “Il villaggio perduto“, romanzo che mi aveva rapita. “L’erede”, pur avendo una trama completamente diversa, conferma il suo talento: il suo modo di scrivere è incredibilmente inquietante, nel senso migliore del termine. Ti avvolge, ti tiene in tensione costante, e anche se non ci sono mostri o presenze soprannaturali, riesce a creare un’atmosfera che ti fa venire voglia di tenere la luce accesa mentre leggi.
La protagonista, Eleanor, convive con la prosopagnosia, un disturbo che le impedisce di riconoscere i volti delle persone. Non conoscevo questa condizione, e credo che in molti non ne abbiano mai sentito parlare: è qualcosa che può generare ansia, confusione e persino mettere in dubbio la propria percezione della realtà.

Una sera, per la consueta cena domenicale, Eleanor trova la nonna Vivienne riversa in un lago di sangue. Nel momento della fuga, vede l’assassino… ma a causa della sua malattia non è in grado di ricordarne il volto. Da lì inizia un incubo.
Dopo la morte della nonna, Eleanor scopre che la donna possedeva una misteriosa proprietà di famiglia, Solhöga, in una zona remota della Svezia. Insieme al fidanzato Sebastian, alla zia Veronika e a un avvocato incaricato delle pratiche ereditarie, decide di recarsi sul posto — ma da subito accadono eventi strani, inquietanti. Il custode della tenuta è scomparso nel nulla e la sensazione di essere osservati cresce di pagina in pagina.
La tensione aumenta costantemente, fino a un finale che svela segreti oscuri e terribili legati al passato della famiglia. È un romanzo che si divora, tanto che più mi avvicinavo all’ultima pagina, più sentivo il bisogno di rallentare per non finirlo troppo presto.
Camilla Sten, nata nel 1992, è più giovane di me e scrive con una maturità sorprendente. Il suo stile, secondo me, va oltre il semplice thriller nordico: L’erede è un romanzo che sfiora l’horror psicologico, perché la paura nasce non da ciò che si vede, ma da ciò che si intuisce.
Lo consiglio a chi ama le storie capaci di tenerti sveglia la notte — non per paura dei mostri, ma per la voglia irresistibile di scoprire cosa si nasconde dietro ogni porta chiusa.
Un thriller inquietante, raffinato e perfettamente costruito. Camilla Sten si conferma una voce potente e originale della narrativa scandinava contemporanea.
Elena
Ho appena terminato di leggere “Il villaggio perduto” anche io, scoprendo un’autrice davvero talentuosa, assolutamente nelle mie corde. Sicuramente leggerò anche questo! Grazie per la segnalazione 🙂
Grazie a te del commento! Te lo consiglio, anche se “Il villaggio perduto” per me rimane il più bello! 🤩
Elena
Un abbraccio per vostra mamma, posso capire la paura ❤️
Grazie mille!❤️❤️❤️
L’ho letto anch’io, un buon thriller. Camilla Sten è figlia di Viveca Stein, anche lei una famosa giallista!
Ho letto di Viveca, ma non ho letto niente di suo!
Io sì, è brava!
Scusa, intendevo che ho letto informazioni su Viveca😅