Leggere non basta: evoluzione (spietata) di una lettrice

La mia ribellione alle mode editoriali


C’è stato un tempo in cui i thriller e i gialli occupavano gran parte delle mie letture. Mi sembravano irresistibili: l’intreccio serrato, i colpi di scena, il piacere dell’enigma. Oggi, però, mi appaiono banali, ripetitivi, sempre uguali. Forse sono cambiata io, o forse è cambiata l’offerta editoriale. Quello che un tempo mi intrigava, adesso mi sembra stanco e prevedibile, un gioco di formule ripetute fino all’usura.

Ho scoperto che a emozionarmi non è più il meccanismo di una trama, ma la solidità che sta sotto: il peso della storia, della ricerca, dell’autenticità. È così che mi sono spostata verso i romanzi storici documentati, quelli in cui la finzione narrativa nasce da una base reale e da uno studio serio. Non mi bastano più i romanzi “ambientati nel passato”, scritti da autori che con la scusa della libertà letteraria si lavano la coscienza dall’impegno di capire davvero il contesto in cui collocano i loro personaggi. È un escamotage troppo facile: evocare un’epoca solo come cornice decorativa, senza sapere nulla di ciò che la sorregge. Il risultato, almeno per me, è irritante.

Un esempio recente che porto con me è “L’ultima fuggitiva” di Tracy Chevalier. La trama è lineare, quasi semplice, ma la cura dei dettagli storici rende il racconto solido e convincente. Si percepisce il lavoro dell’autrice, la ricerca alle spalle, e questo dà valore a ogni pagina. Al contrario, romanzi come “La custode dei peccati” di Megan Campisi dimostrano quanto sia fragile un intreccio quando manca una base concreta: l’idea poteva essere interessante, ma la ricostruzione storica è così approssimativa da far cadere l’intero impianto. Anche Cécile Bodin gioca molto con la finzione narrativa, ma sempre all’interno di un quadro storico credibile: la differenza, per me, è abissale.

Questa ricerca di autenticità si lega anche al mio rapporto con la lingua. Non riesco più a tollerare quella prosa superficiale che somiglia troppo al linguaggio dei social: frasi brevi, semplificate, pensate solo per scorrere veloci. Una scrittura “funzionale”, progettata per vendere, non per durare. Spesso si tratta di libri confezionati a tavolino, lanciati come fenomeni editoriali e venduti a cifre folli, ma che alla fine non sono altro che cartastraccia patinata. Forse per questo mi rifugio sempre di più nei libri usati: un mondo silenzioso e ricchissimo, dove si trovano opere pubblicate venti o trent’anni fa, spesso dimenticate dalle librerie, ma capaci di regalare profondità e vera cura.

Lo stesso discorso vale per le mode editoriali. Negli ultimi anni si è assistito a una riscoperta di autori orientali, ma la sensazione è che il mercato li abbia proposti più come prodotti che come voci autentiche. Io, invece, trovo più forza in autori come Keigo Higashino, Matsumoto Seichō o Togawa Masako: le loro opere, pur essendo finzione, sono radicate in una cultura reale e mostrano uno spaccato autentico della società giapponese. Al contrario, scrittrici come Sayaka Murata o Natsuo Kirino mi lasciano spesso fredda: cercano l’effetto disturbante, ma non mi restituiscono la profondità che cerco.

E poi ci sono i classici. La gioia di leggere Victor Hugo o Alexandre Dumas, di tornare a Manzoni o anche semplicemente di ritrovare i gialli di Agatha Christie. Sono romanzi molto diversi tra loro, ma tutti scritti con cura: si sente che le parole non sono buttate giù per riempire pagine, ma scelte con attenzione. Persino un “semplice giallo” conserva oggi una freschezza che i cosiddetti “gialli da ombrellone” non hanno, nonostante affollino le librerie ormai anche quando piove. E non serve nemmeno scomodare i grandi pilastri: bastano titoli come “Via col vento”, “Jane Eyre”, “Il giro del mondo in 80 giorni” o le avventure di Conan Doyle ed Edgar Allan Poe per scoprire quanta ricchezza e autenticità il passato abbia ancora da offrire.

E poi c’è il fantasy, genere che continua a lasciarmi fredda. Apprezzo soltanto quando la finzione resta ancorata a una realtà riconoscibile; quando invece mi trovo davanti a mondi interamente slegati dalle nostre leggi storiche, culturali o persino fisiche, mi sento esclusa. È come se il filo che mi lega al racconto si spezzasse.

Forse il filo conduttore di queste riflessioni, se ci penso, è sempre lo stesso: un bisogno profondo di autenticità. Desidero che i libri non mi offrano solo intrattenimento, ma sostanza: ricerca, lingua viva, tracce di lavoro e di passione. Mi infastidisce il modo in cui molte case editrici trattano i libri come prodotti stagionali, da lanciare e dimenticare, come se la letteratura fosse solo un settore commerciale.

Eppure, una parte di me si chiede: non sarò io diventata troppo severa, ipercritica, incapace di concedere alla narrativa quella leggerezza che pure fa parte del piacere della lettura? Forse sì. Ma credo anche che cambiare gusti significhi crescere: non è disprezzo per ciò che ho letto in passato, ma un’evoluzione verso un bisogno più maturo di verità, profondità e bellezza.

E voi? Avete mai avuto la sensazione che i vostri gusti letterari si siano trasformati con il tempo, abbandonando generi che un tempo vi appassionavano per scoprire nuove esigenze come lettori?

Laura

26 pensieri riguardo “Leggere non basta: evoluzione (spietata) di una lettrice

Aggiungi il tuo

  1. Io sono stato e sono tuttora grandissimo appassionato del fantasy. Spazio anche all’horror, al thriller e ad altri generi, preferendo leggere il singolo libro piuttosto che giudicare per genere o autore.
    I classici li rispetto e li leggo, intervallandoli a letture più moderne, ma faccio fatica a leggerli perché, troppo spesso, parlano di mondi che non sono più e a volte l’ostinazione di alcuni a voler leggere solo classici e a portarli in trionfo come “il periodo migliore della scrittura” mi fa un po’ storcere il naso, perché mi suona un po’ come “Si stava meglio quando si stava peggio”.
    Leggendo un po’ di tutto, mi viene difficile capire se i miei gusti siano cambiati o meno…
    Però concordo con te: una buona storia DEVE avere una solidità di fondo. Ho provato ad appassionarmi a wattpad, per poter leggere qualcosa di nuovo e non necessariamente filtrato dalle case editrici, che, come noti giustamente tu, pubblicano solo quello che vende, ma ho trovato tante storie-fotocopia piene di idee, ma che hanno la trama sottile come un foglio di velina, che si distrugge dopo poche pagine.
    In conclusione, credo che leggere sia una passione, perciò leggiamo ciò che ci appassiona di più, senza lasciarci “imporre” nulla dal mercato o dai diversi trend!
    Un saluto!
    PS: se vuoi dare una seconda possibilità al fantasy, scrivimi che ti consiglio io qualche titolo 😉

    1. Ciao, io uso spesso Wattpadce e sono molto selettiva nelle letture, quindi trovo storie molto valide dove anche se c’è qualche elemento che ‘va di moda” è comunque gestito in modo da rendere la lettura piacevole, come lo spicy per esempio: a oggi lo buttano a casaccio perché vende e spesso le scene sono brutte da leggere, ma io ne ho trovate di belle anche sotto questo aspetto. Se lo usi perché non sai come far progredire la trama stai sbagliando qualcosa. E molti romanzi pubblicati direttamente da Wattpad spesso non vengono nemmeno corretti perché sanno già che la persona che ha scritto quel romanzo ha una fanbase forte e quindi saranno quelle persone a comprarlo. Infatti tanti di questi romanzi hanno capitoli interi tutti identici e ripetitivi fino alla nausea proprio perché su Wattpad non pubblichi il libro intero, ma un cap alla volta e spesso hai bisogno di far fare mente locale ai lettori.

      1. Figurati, ho cominciato subito a seguirti perché condividiamo la passione per il fantasy. Ho scritto un commento sotto per spiegare a Laura che forse deve solo trovare il sottogenere adatto a lei per apprezzarlo e ho fatto una critica al romantasy, altra grande moda del momento che spesso ha poca qualità e fa male anche l’unica cosa che gli sarebbe richiesta, ovvero costruire una storia d’amore solida tra i protagonisti, infatti anche li sono quasi sempre fae che rapiscono umane e c’è sempre spicy buttato a casaccio. Emblematica è una scena di del terzo volume della saga ACOTAR, dove i due protagonisti lo fanno volando sorretti dalle ali e dagli addominali di lui 🥲 a me una scena così farebbe solo ridere, perché di per sé è molto trash

    2. Grazie per il tuo commento così articolato, si sente proprio la passione sincera con cui ti avvicini ai libri. Apprezzo molto il tuo modo di leggere “per storia” e non per etichette, perché alla fine è proprio lì che si vede il lettore curioso e non quello imbrigliato dai generi o dalle mode del momento.
      Capisco bene anche la fatica con alcuni classici. A volte sembrano parlare da un mondo così lontano dal nostro che rischiano di parlare un’altra lingua. Non è sempre semplice entrarci senza sentirsi un po’ fuori posto. Non credo però che sia un problema di “vecchio” o “nuovo”: certe opere sono diventate datate, altre invece continuano ad aprire finestre che ancora oggi ci sorprendono. Ma sì, l’idea che “si stava meglio quando si stava peggio” compare spesso in questi discorsi e fa sorridere anche me.
      Su Wattpad condivido la tua impressione: ci sono idee interessanti, ma spesso mancano struttura, cura e profondità. Purtroppo è il limite degli spazi totalmente liberi. Però quando cerchi una storia… la solidità che citi diventa essenziale.
      Alla fine credo che la cosa più sana sia leggere seguendo la propria voce interna, non le classifiche del momento. La lettura è un territorio personale e ognuno ci cammina a modo suo.
      E sì, magari prima o poi darò davvero un’altra possibilità al fantasy. Tieniti pronto con quei consigli!
      Laura

  2. La mia carriera di lettrice è iniziata proprio con i gialli di agatha christie di mia madre, ed anche se nel corso degli anni ho ampliato i miei gusti e le mie preferenze, orientandomi molto verso il romanzo storico e i classici, non ho mai tranciato quel cordone ombelicale: i gialli sono e resteranno per sempre il mio primo amore, una zona di comfort in cui tornare e di cui non saprei mai fare a meno. Non leggo invece i Romance e i Fantasy (a parte Harry Potter) e temo che non mi ci avvicinerò mai, perché trattano tematiche che proprio si discostano anni luce da quello che mi piace. Interessante riflessione la tua!
    Paola

    1. Capisco bene cosa intendi quando parli di “cordone ombelicale”: certi generi diventano casa e non c’è alcuna ragione per tagliare quel legame.
      È bello vedere come, crescendo, i gusti si amplino senza per questo tradire il punto di partenza. I romanzi storici e i classici chiedono un tipo di attenzione diverso, quasi più meditativo, ma restano cugini stretti del giallo per quella curiosità che spingono ad avere verso epoche, personaggi e misteri umani.
      Sui romance e sui fantasy non c’è nulla di male ad ammettere che non fanno per noi. I libri devono alimentare quel “qualcosa” dentro di noi, non imporre una lingua che il nostro immaginario non parla. Anzi, il bello del confronto fra lettori sta proprio in questo: vedere come strade diverse portino comunque alla stessa passione di fondo.
      Grazie davvero per la riflessione: arricchisce il discorso e lo rende più vero. Se vorrai condividere qualche titolo di Christie a cui sei particolarmente affezionata, lo prendo sempre come un piccolo regalo.
      Laura

  3. Bella domanda. Più che cambiare genere, io l’ho usato a blocchi. C’è stato il momento della letteratura mediorientale, per esempio, o quella dei thriller, i classici, i fiolosofici. Ora che la mia scrittura si è da anni orientata verso i problemi delle donne, ho indirizzato le letture su quelle e su tutto ciò che può girar intorno. Ciò non toglie, però, che ogni tanto abbia desiderio di tornare a un Simenon o un Tolstoj. Poi ho alcune preferenze che mai abbandonerò, una su tutte: Annie Ernoux 🙂

    1. La tua esperienza di lettura mi dà una sensazione bellissima: l’idea dei “blocchi” tematici rispecchia molto quel movimento naturale che hanno le nostre curiosità quando non le forziamo: attraversano epoche, aree geografiche come un viaggio che lascia strati che depositano e poi riaffiorano quando serve.

      Il fatto che tu abbia orientato le letture verso ciò che riguarda le donne rispecchia quello che cerchi nella tua scrittura, la voce che vuoi fare sentire.
      Quando un tema ci chiama, ci attrae da più fronti: narrativa, saggistica, testimonianze, storie piccole e storie immense che portano ai testi che a un certo punto dobbiamo scrivere.

      E poi ci sono i ritorni ai classici o agli autori “comfort”, quelli che non spariscono mai davvero.

      Mi piace come descrivi questa flessibilità senza sensi di colpa: leggere a blocchi, tornare indietro, aprire parentesi. È una forma di libertà che molti lettori cercano per anni prima di concedersela. In questo modo la tua biblioteca non è una linea retta, ma una mappa che si arricchisce sempre.
      Laura

  4. Da quello che dici sui fantasy, secondo me il sottogenere adatto a te è l’urban fantasy, perché comunque è ambientato in parte nel nostro mondo e in parte in uno parallelo dove vivono i personaggi che poi ci portano il personaggio principale. La prima cosa che ho pensato ancora prima di leggere l’articolo è proprio collegata a questo: a oggi si parla sempre di più di romantasy, come se non fossero sempre esistite storie d’amore all’interno dei fantasy. Un sottogenere prettamente editoriale che molto spesso produce storie tutte identiche dove i personaggi sono poco approfonditi e la storia d’amore, che dovrebbe essere la parte principale del libro, è gestita veramente male. Oltre al fatto che quello che dovrebbe esserci di fantasy praticamente passa in secondo piano e quando serve viene reinserito in modi molto nonsense. A oggi vanno di moda i trope, che spesso diventano veri e propri spoiler perché per spiegare la dinamica tra i protagonisti, soprattutto dal lato sentimentale. Questo è un tema che voglio approfondire da tempo ma ho ancora avuto modo di farlo. Se vuoi avrei un secondo blog specifico per questi temi, che era nato su Substack ma sposterò qui appena avrò il logo pronto. Uno degli articoli che ho pubblicato su Substack aveva una riflessione simile, ma incentrata sul fatto di pubblicare edizioni speciali degli stessi romanzi solo per collezionismo

    1. Capisco bene cosa intendi e ti ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata. Io non sono affatto esperta di fantasy e forse, proprio per questo, faccio più fatica a orientarmi dentro le sue ramificazioni. L’urban fantasy è effettivamente uno dei pochi sottogeneri che non mi respinge a priori: l’idea di un mondo magico che “sfiora” il nostro, senza inghiottirlo del tutto, mi permette di restare ancorata a qualcosa che riconosco.

      Sul romantasy la penso in modo molto vicino al tuo. Ho sempre avuto l’impressione che si sia creato un fenomeno soprattutto editoriale, più che narrativo: una formula ripetuta che promette emozioni forti, ma poi sacrifica sia la componente sentimentale sia quella fantastica. E il ricorsalo ai trope ha trasformato le dinamiche dei personaggi quasi in etichette precompilate, che raccontano già metà del libro prima ancora di iniziare a leggerlo.

      Una riflessione come quella sulle edizioni speciali meriterebbe davvero più spazio: è un tema in cui si intrecciano mercato, estetica e il nostro modo di vivere i libri come oggetti oltre che come storie.

      Mi incuriosisce moltissimo il blog che stai preparando. Quando avrai il logo pronto e tutto sarà online, passerò volentieri a leggere.
      Laura

      1. Ah invece mi era parso di capire che se un fantasy ha dei legami al nostro mondo ti potrebbe anche interessare. Avevo letto male quella frase, allora.
        Comunque un piccolo accenno sul discorso delle copertine l’ho fatto qui:
        https://open.substack.com/pub/catelucindavagni/p/le-cinque-leggi-della-biblioteconomia?utm_source=share&utm_medium=android&r=4ssnwr.
        Avevo pubblicato anche il link qui su WordPress in un articolo come segnalazione, ma così è più veloce. Se ti va di leggerlo spero funzioni 😊

      2. I trope in teoria esistono da sempre, ma oggi tutti si fissano su determinate dinamiche in particolare e quindi c’è stato bisogno di iniziare a dare un nome a ogni singola dinamica relazionale e di sottocategorizzarla complicando tutto. Oggi tutti stravedono per gli Enemies to Lovers e tanti libri sono basati su questo trope in tutti i generi, ma spesso sono scritti male e rischiano addirittura di far passare per auspicabile una relazione con dinamiche di potere veramente pericolose e dove la violenza è alla base di tutto. Ovvio che in una coppia si può litigare, ma certe volte alcuni dialoghi sono pregni di cose che rasantano la violenza verbale e spesso anche fisica. Relazione che nella realtà hanno spesso epiloghi tragici. E questo non va.

  5. I miei generi letterari, almeno fino ad oggi, non hanno subito variazioni: horror, thriller, polizieschi e gialli continuano ad essere i miei preferiti.
    Direi piuttosto che ho integrato alle mie letture altri generi, generi che leggevo pochissimo o per niente, come i classici, 🙂.
    Poi, in generale, leggo un po’ di tutto, 😉.

  6. Ciao, anch’io sono un’appassionata lettrice di gialli/thriller/noir… è evidente che a fianco di opere che pur essendo di intrattenimento sono di buona o ottima qualità, ce ne sono altre che non valgono la carta in cui sono scritte… Leggo un po’ tutti i generi, eccetto il fantasy e il romance, che non amo; è vero quello che dici, che ci sono libri confezionati come prodotti da piazzare, con “il tema” che va di moda o la provenienza che va di moda… di solito scarto tutte quelle opere che mi sembrano destinate a un successo di cassetta e preferisco andare a caccia di buona letteratura. Ci sono i classici, ovviamente, ma si trovano ottime cose anche fra le pubblicazioni più recenti!

    1. Hai perfettamente ragione, infatti spulcio sempre le nuove uscite con la speranza di trovare qualcosa di originale. Devo ammettere che alcune sinossi sono davvero intriganti

Rispondi

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da ◦ ღ ☼ Elena e Laura ☼ ღ ◦

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere