Ciao a tutti, sono Laura e oggi sono alle prese con un altro esordio letterario.
“Pandora” di Susan Stokes-Chapman mi è stato regalato da Elena che lo ha scovato al mercatino dell’usato a un prezzo incredibile. Certo, è un’edizione “Mondo Libri”, ma l’importante è il contenuto. La curiosità di leggerlo era forte, specialmente dopo aver apprezzato molto il secondo romanzo dell’autrice, “La chiave delle ombre” ricco di dettagli sul folklore del Galles. Volevo capire come fosse nato il talento di questa autrice e se il suo esordio confermasse il mio interesse per la sua scrittura.
Il titolo originale del libro è “Pandora” che sottolinea la centralità del mito di Pandora nella narrazione: il nome stesso della protagonista e il richiamo al vaso dei mali sono il cuore della storia. Pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2022, “Pandora” ha riscosso un notevole successo, diventando un bestseller e aprendo la strada al successivo lavoro dell’autrice.
La copertina che ho sottomano è molto ricca e curata, con un design che rievoca l’epoca georgiana in cui è ambientato il romanzo. I dettagli decorativi e l’atmosfera vintage suggeriscono un’opera che mescola storia, mistero e un tocco di esotismo, elementi che si ritrovano pienamente nella trama. Le tre sezioni del romanzo sono introdotte da citazioni, ma non le ho trovate particolarmente coinvolgenti, è indubbio che abbiano la funzione di preparare il lettore al tono e ai temi della narrazione. I veri tesori, però, sono nascosti nelle note dell’autrice, che ho letto prima di immergermi nella storia e che mi hanno fornito indizi preziosi sulle ispirazioni e sulle ricerche alla base del libro.
La storia si svolge nella Londra del 1799. La protagonista, Pandora Blake, è una giovane orfana che vive con il taccagno zio Hezekiah in quello che un tempo era il famoso Emporio di Antichità dei suoi genitori. La sua vita, votata al disegno di gioielli in soffitta in compagnia della sua gazza Hermès, viene stravolta dall’arrivo di una misteriosa cassa. Edward, un giovane apprendista rilegatore, si unisce a Pandora nella ricerca della verità sul contenuto della cassa, che sembra portare con sé un’antica e oscura maledizione. L’intreccio unisce il mistero archeologico e un tocco di folclore, mantenendo viva la tensione sul legame tra i reperti ritrovati, il mito di Pandora e la misteriosa malattia che affligge chi entra in contatto con il vaso. Pandora è una figura decisa e intraprendente, spinta da una curiosità che, come la sua omonima mitologica, la porta a non resistere alla tentazione di aprire il vaso e svelare i mali che nasconde. Nonostante la sua tenacia, il suo percorso è un cliché nel quale il suo destino si incrocia inevitabilmente con quello di Edward. Edward, l’apprendista rilegatore, è un personaggio che mi ha ricordato come l’arte e il lavoro manuale possano mescolarsi, un tema ricorrente in altre letture recenti come quelle di Tracy Chevalier o Geraldine Brooks. L’autrice si è avvalsa di fonti specifiche della Gilda dei Legatori per descrivere in modo fedele il mestiere. I personaggi, pur risultando a tratti stereotipati, mantengono un fascino che spinge a seguire le loro vicende. Lo stile di Susan Stokes-Chapman è ricco e descrittivo, con un uso abbondante di aggettivi e similitudini che creano un’atmosfera vivida e avvolgente. La narrazione è gestita da un narratore interno in terza persona, che alterna il punto di vista di Pandora e di Edward, e in alcuni casi di altri personaggi minori, offrendo una visione completa degli eventi. La struttura si divide in tre parti, precedute da un prologo: l’introduzione dei personaggi e del contesto, lo sviluppo del mistero e dei legami, e infine lo svelamento della realtà. L’autrice ammette di aver piegato alcuni tempi storici a beneficio della narrazione, ma la sua profonda ricerca traspare chiaramente. Essendo il suo romanzo d’esordio, “Pandora” getta le basi per lo stile che ritroveremo nel successivo “La chiave delle ombre”. In entrambi i casi, l’autrice dimostra un forte interesse per la storia, il mito e l’arte, utilizzando elementi di folclore per costruire trame avvincenti e misteriose.

Il romanzo evoca forti richiami a diverse opere letterarie e mitologiche. Il termine “ninnoli” mi ha subito riportato a “Strane creature” di Tracy Chevalier, anche se qui assume un valore molto diverso, chissà quale era il termine inglese usato nelle due opere.
Il Gran Tour, il viaggio educativo dei giovani ricchi, è un elemento che ho ritrovato in altre letture come “Anna Karenina” e “La quattordicesima lettera”.
Il tema del vaso e del suo contenuto, che provoca ferite e la morte, richiama la caducità del fisico e l’inesorabilità del destino, un tema che avevo già affrontato leggendo “Strane creature”. La similitudine tra lo sguardo del morente e quello del lupo in una tagliola, feroce ma rassegnato, mi ha ricordato il lupo de “La Storia infinita” di Michael Ende, un’immagine che rimane impressa.
Inoltre, il mito di Pandora che cede alla tentazione di aprire il vaso mi ha fatto riflettere sui miti di creazione e caduta. Il parallelo con Eva che addenta la mela e causa il peccato originale mi ha fatto riflettere su come in diverse culture sia sempre la donna a cedere alla tentazione, portando il male nel mondo.
A quanto mi risulta, non esistono trasposizioni cinematografiche o televisive di “Pandora” e non ci sono piani noti per realizzarne una. Sebbene il romanzo sia un esordio notevole, ho trovato la parte fantasiosa preponderante, superando a tratti la storicità. I cliché sono un po’ troppi e le dinamiche tra i personaggi a volte scontate, culminando in un finale un po’ rocambolesco. Tuttavia, la ricchezza di dettagli e la passione dell’autrice per i temi trattati sono evidenti e rendono il libro comunque una lettura piacevole.
Il libro mi ha intrattenuta e sono contenta di averlo letto. La scrittura di Susan Stokes-Chapman è già qui ricca e avvincente, e il suo modo di mescolare storia, arte e mito è affascinante. Lo consiglio a chi ama i romanzi ambientati nel passato con un tocco di giallo e mistero, e a chi non teme una trama a tratti prevedibile, godendosi il viaggio per la sua atmosfera e i suoi dettagli. Non lo consiglierei a chi cerca un thriller incalzante o un romanzo storico puramente fedele ai fatti. Leggere “La chiave delle ombre” prima di “Pandora” mi ha permesso di apprezzare l’evoluzione dell’autrice e di capire che, pur essendo un esordio, questo libro contiene già in sé i semi del suo talento. Senza dubbio, continuerò a leggere Susan Stokes-Chapman, curiosa di vedere quali altri miti e periodi storici indagherà. Il suo approccio al genere storico-mistery mi ha stimolata, e non escludo di cercare altri libri che mescolino storia, folclore e arte, anche se potrei concedermi una pausa dai temi del mistero per esplorare altri generi.
Infine, un plauso alla casa editrice Neri Pozza, che anche in questa collana “I Narratori delle Tavole”, si è confermata un punto di riferimento per romanzi di qualità che uniscono storia e narrazione in modo coinvolgente.
Laura
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