“Il seggio vacante” di J.K. Rowling

Ciao a tutti, sono Laura e continuo a cavalcare la voglia di leggere che mi ha ri-travolta dopo mesi (sigh, anni) che mi aveva abbandonata.

Ottobre è il mese in cui tornano le letture che scaldano. Quelle che si leggono accoccolati sul divano, con un plaid e una tazza di tè, mentre fuori la luce si fa più sfuggente. Quest’anno ho deciso di riaprire “Il seggio vacante” di J.K. Rowling, il suo primo romanzo per adulti, pubblicato nel 2012, un testo che a suo modo segna un passaggio netto: l’autrice di “Harry Potter” mette da parte la magia per raccontare la realtà. Non una realtà qualsiasi, ma quella spietata, banale e quotidiana che si consuma dietro le finestre di una cittadina apparentemente tranquilla. Come spesso accade nei romanzi corali, niente è davvero tranquillo.



Tutto comincia con un’assenza: Barry Fairbrother, consigliere comunale di Pagford, muore improvvisamente per un aneurisma. La notizia scuote la comunità, ma non in senso compassionevole – come ho scritto nei miei appunti, «non c’è nessuno che sia realmente dispiaciuto». Da quel vuoto, da quel seggio vacante, si sprigionano le ipocrisie, le rivalità e le ambizioni di un intero paese. Chi prenderà il posto di Barry? E cosa rivelerà quella corsa al potere sulle fragili relazioni che uniscono e dividono gli abitanti di Pagford? La Rowling costruisce un mosaico di voci: genitori contro figli, coniugi in guerra silenziosa, professori e studenti, adolescenti in bilico tra rabbia e speranza, assistenti sociali e psicologi scolastici travolti dai fallimenti del sistema. Ogni personaggio è la scheggia di una verità scomoda, il ritratto di una società che si specchia e non si piace.

Pagford è una miniatura dell’Inghilterra moderna, ma anche un simbolo universale. La contrapposizione tra il quartiere benestante e quello degradato, i Fields, diventa una riflessione sul confine tra ricchezza e miseria, merito e pregiudizio, potere e abbandono. Il tema sociale si intreccia con quello intimo: i conflitti familiari, le dipendenze, le fragilità adolescenziali. Non ci sono buoni o cattivi, solo esseri umani che cercano un posto nel mondo, spesso ferendosi a vicenda. È questa la forza del romanzo: la sua sincerità brutale.

Leggendolo, ho creduto di trovarmi davanti a un giallo, magari con un mistero da sciogliere. Mi sbagliavo. “Il seggio vacante” non è un romanzo d’indagine, ma una rassegna sull’animo umano. Ogni sezione di capitoli si apre con una citazione tratta dal regolamento del consiglio locale, quasi a sottolineare l’ironia: l’ordine delle regole contrasta con il disordine delle coscienze.

Non è un romanzo perfetto. A volte si ha l’impressione che l’intreccio sia troppo fitto, i personaggi sono proprio quelli che ci sia aspetta, con i problemi distintivi di un teen drama.

Dal romanzo è stata tratta una miniserie della BBC in tre episodi, fedele nello spirito ma più asciutta nella trama.

“Il seggio vacante” è una lettura per chi ama i romanzi che non offrono risposte ma domande. Però il grosso del lavoro va fatto da soli, la Rowling non soddisfa.

Lo avete letto? Oppure avete letto i polizieschi che ha scritto con lo pseudonimo di Robert Gilbraith?
Io no, ma non ne ho una buona impressione soprattutto perché la Rowling ne ha rivendicato la maternità dopo un’accoglienza tiepida da parte del pubblico. Come mai ha deciso di togliere il mantello dell’invisibilità?

Laura

6 pensieri riguardo ““Il seggio vacante” di J.K. Rowling

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  1. Letto anni fa e non mi ha convinta molto. I gialli scritti sotto pseudonimo maschile non mi ispirano per niente. La Rowling secondo me ha rivendicato la maternità di quella serie perché sta perdendo seguito con le uscite degli ultimi anni. E purtroppo anche nella serie di gialli ci sono momenti che permeano transfobia.

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