“Le quattro casalinghe di Tokyo” di Natsuo Kirino

Ciao a tutti sono Laura, pronta per una recensione un po’ perplessa.

Ho dato la caccia a questo romanzo per parecchio tempo su Vinted, ma senza successo. Alla fine, complice un’offerta lampo in formato e-book su uno store online, mi sono decisa a prenderlo. E meno male: da un po’ ho scelto di avere in libreria solo i libri a cui sono realmente legata, mentre per gli altri preferisco una lettura digitale e, solo se necessario, l’acquisto in cartaceo.

“Le quattro casalinghe di Tokyo” di Natsuo Kirino è un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1997 con il titolo originale “Out”. La scelta dell’editore italiano di tradurlo come “Le quattro casalinghe di Tokyo” mi ha incuriosita fin da subito: queste donne, infatti, non sono “casalinghe” nel senso classico di dedite esclusivamente alla famiglia e alla casa, ma hanno anche un impiego notturno in una fabbrica di pasti pronti. La traduzione del titolo, quindi, sembra voler sottolineare un’immagine domestica che in realtà è molto più sfumata e lontana dal cliché.



Il narratore è esterno, ma il punto di vista è interno e contemporaneo agli eventi, senza giudizi posteriori sulle protagoniste. I personaggi principali sono quattro donne che lavorano nella stessa fabbrica; il mistero prende avvio quando una di loro uccide il marito, e le altre, in maniera più o meno volontaria, vengono coinvolte nell’occultamento del cadavere. L’omicidio nasce da un motivo concreto e spietato: l’uomo ha dilapidato tutti i soldi di famiglia nel gioco d’azzardo.

Questo elemento mi ha fatto pensare a una catena di opere in cui il rischio estremo è legato alla promessa di una ricompensa: l’anime “Kakegurui”, alla serie “Squid Game”, ma anche “La lunga marcia” di Stephen King/Richard Bachman. In tutti questi casi, l’elemento della posta in gioco è totalizzante: si mette a rischio la vita stessa in cambio di un possibile premio.

Uno dei momenti che più mi ha colpita è stato il dialogo in cui Yoshi chiede l’aiuto di un’altra protagonista, e questa accetta senza sapere esattamente perché. Alla domanda «cosa ti spinge a espormi così per me?» risponde semplicemente «non lo so». Potrebbe sembrare la base di un’amicizia, o almeno di un legame che non ha bisogno di essere razionalizzato. Ho ritrovato un’assonanza ne “La ricamatrice di Winchester”, dove una ragazza, prima di chiedere aiuto alla protagonista in una situazione delicata, la interroga sul loro legame: «Sei mia amica?» – e solo dopo aver ricevuto un meditato “sì”, tutte le titubanze svaniscono.

C’è poi un tema che sto ritrovando in molte delle mie letture: la tessitura come metafora. Qui ricorre più volte, sia in senso letterale che figurato: una protagonista «si accorse con stupore di essere caduta nel tranello ordito» – e il verbo “ordire” rimanda al tessere, ma anche al pianificare con malizia. Altrove, si parla di una «ragnatela» tesa da un uomo affascinante ma pericoloso, che cerca di imprigionarla: un’immagine che evoca il fascino del predatore, la fragilità della preda e l’abilità di chi sa costruire una trappola.

Ho apprezzato anche alcuni dettagli culturali e sociali: la citazione della festa di Obon, celebrata dal 13 al 16 agosto, che ho ritrovato in molte altre letture come uno dei momenti più importanti dell’anno giapponese insieme al Capodanno; e la questione dei gaijin, gli stranieri. Un personaggio nato da madre brasiliana e padre giapponese si trasferisce in Giappone con la speranza di essere accolto come “compatriota al 50%”. Ma la realtà è molto diversa: «i giapponesi non ammetterebbero mai che uno con lineamenti diversi e che non parla la loro lingua sia uguale a loro».

Fin qui, la lettura è stata densa, interessante, capace di intrecciare mistero, critica sociale e dinamiche psicologiche. Ma arriviamo alle note dolenti. Il romanzo accompagna le protagoniste in una discesa morale senza freni: la metafora usata è quella di una bicicletta lanciata in discesa che può fermarsi solo schiantandosi. Tuttavia, nella parte finale, la trama prende una piega che ho trovato assurda e disturbante, introducendo scene di sevizie sessuali vissute dalla vittima con un’alternanza di eccitazione e odio. Non mi sono sembrate pertinenti, e hanno appesantito inutilmente il racconto. L’ultima parte, invece di intensificare il dramma, mi ha lasciata stremata e delusa, rovinando una lettura che fino a quel momento aveva tutte le premesse per conquistarmi.
A posteriori, forse, interpreto il titolo originale con un’altra prospettiva, questa storia è proprio “fuori” dall’ordinario.

Questo mi ha spinto a una riflessione più ampia: forse alcune autrici giapponesi affrontano certi temi con una crudezza che deriva da un rapporto problematico e vissuto sulla pelle con emozioni e sessualità. Personalmente, non ho mai percepito lo stesso tipo di orrore nei romanzi di autori maschi giapponesi.

“Le quattro casalinghe di Tokyo” resta un romanzo forte, potente nelle atmosfere e nelle dinamiche di gruppo, capace di intrecciare simboli, cultura e tensione psicologica. Ma la sua conclusione, per me, ha avuto il sapore di una sbandata narrativa che ha lasciato un retrogusto amaro a un piatto che, fino a poco prima, prometteva molto di più.

Laura

5 pensieri riguardo ““Le quattro casalinghe di Tokyo” di Natsuo Kirino

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  1. E’ da tanto che volevo leggerlo. Secondo me, da quello che scrivi, fa parte di un filone di libri tradotti dal giapponese molto in voga una decina di anni fa, libri che definirei strani se non disturbanti. In questi ultimissimi anni siamo inveci invasi dalla grande onda dei comfort books, che mi sta un po’ saturando.

    1. È vero, quando inizia una tendenza si rischia di trovare titoli tutti uguali. Molti libri comfort giapponesi, ultimamente, riguardano i gatti in tutte le salse…😂


      1. infatti ho appena finito “Un gatto per i giorni difficili”, ma in mia difesa devo dire che me lo hanno regalato 😀

  2. Devo dire che questo romanzo non mi ha persuaso più di tanto, a partire proprio dall’apparente facilità con cui le donne protagoniste sono pronte a commettere delitti quasi senza sapere perché

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