“Chi ha peccato” di Anna Bailey

Ciao a tutti. Sono Laura.

Più che una recensione, questa vuole essere una riflessione su un libro che ho letto recentemente: “Chi ha peccato”, romanzo d’esordio di Anna Bailey, pubblicato nel 2021. L’autrice ha studiato scrittura creativa e la sua competenza si sente nella struttura del testo, nell’uso delle tecniche narrative, nella capacità di mantenere la tensione. Ma nonostante questo, mi sono ritrovata a interrogarmi sulla reale originalità dell’opera e sul perché mi sembrasse di averla già letta, o meglio, già vista e sentita altrove.

La trama è quella classica di un mistery ambientato in una cittadina americana: una ragazza del liceo scompare, e man mano che la storia si dipana emergono segreti, bugie, relazioni tossiche. Fin qui nulla di nuovo, anzi. Mi ha ricordato subito “Pretty Little Liars”, la serie tv tratta dai romanzi di Sara Shepard, che tra il 2010 e il 2017 ha definito un intero filone di thriller adolescenziali. A sua volta, quella stessa formula è stata ripresa e rielaborata in “Riverdale” (2017-2023), ispirato a fumetti ben più antichi, quelli di Archie, comparsi per la prima volta nel 1941. In tempi più recenti, romanzi come “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi hanno riattualizzato certe dinamiche, spostando il focus sul lato psicologico e sull’ambiguità della narrazione. Ma “Chi ha peccato” sembra restare legato a un’epoca narrativa già passata, come un riflesso tardivo di trend ormai superati.

Non è un libro scritto male, anzi. Intrattiene, sa dosare bene la suspense, eppure è come se pescasse da un calderone pieno di idee già viste, senza aggiungere una voce veramente nuova. È un romanzo che affonda le mani in tutti i grandi temi dei drammi adolescenziali: droga, alcolismo, fanatismo religioso, abusi domestici, omofobia, razzismo, gravidanze precoci, relazioni familiari disfunzionali, stupri, traumi infantili. Ma questo accumulo rischia di appiattire ogni singolo tema, di renderlo una semplice tappa obbligata in un copione già scritto. Quando tutto è drammatico, nulla lo è davvero.



La mia sensazione è che manchi uno sguardo originale, uno scarto, una deviazione. I riferimenti narrativi sono forti e chiari, e proprio per questo rivelano quanto la struttura poggi su modelli esistenti. Il mistero è accompagnato da telefonate anonime, da colpi di scena che ricordano fin troppo certi momenti di “Riverdale”, e da una galleria di personaggi archetipici che non riescono a farsi carne viva.

Ciò che rende questa lettura interessante, però, è il confronto con ciò che oggi chiediamo alla narrativa. Negli ultimi anni si è fatta largo una nuova “necessità”: quella di raccontare storie che non si fermino alla denuncia del trauma, ma che portino alla rivendicazione, alla solidarietà, alla rinascita. Libri come “L’alveare” di Margaret O’donnell, “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood o, più di recente, “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman, mettono al centro la voce delle donne, la loro capacità di farsi comunità, di sfidare l’oppressione. Raccontano anche il dolore, ma non lo lasciano irrisolto. Lo trasformano in gesto, in cambiamento.

“Chi ha peccato” sembra invece fermarsi un passo prima. Mostra il dolore, ma non gli dà un orizzonte. Lascia i personaggi nel buio, senza una luce che li orienti. E questo, per quanto possa rispecchiare una certa realtà, oggi risulta narrativamente debole se non è accompagnato da una presa di posizione.

E voi, che tipo di storie cercate oggi nella narrativa? Sembra anche a voi che a volte i romanzi vengano scritti solo per seguire un trend e non una ispirazione artistica?

Laura

2 pensieri riguardo ““Chi ha peccato” di Anna Bailey

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  1. Non ho letto questo libro, quindi non posso giudicare. Direi però che nell’editoria oggi si tende a cercare la storia standard, senza troppe scosse, senza troppe difficoltà, con alcune caratteristiche ben precise a seconda del genere o del tipo di pubblico che si pensa di raggiungere. Spesso le scuole di scrittura insegnano questo…

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