“Gelosia” di Jo Nesbø: il mio primo Nesbø… forse non quello giusto da cui iniziare
Ciao a tutti, sono Laura.. Oggi volevo portarvi un nordico cupo e invece mi sono ritrovata da tutt’altra parte.
Ci sono libri che finiscono tra le nostre mani senza un motivo preciso. Magari un regalo, uno scambio, una suggestione improvvisa.
Così è stato per “Gelosia” di Jo Nesbø: me l’ha portato Elena, senza particolari motivazioni
Non avevo mai letto nulla di questo autore, se non vagamente sentito parlare della sua fama legata a thriller cupi, serrati, in cui la tensione psicologica si taglia col coltello.
Mi sono avvicinata dunque a “Gelosia” con un misto di curiosità e inconsapevolezza. E forse, lo dico subito, ho sbagliato punto di partenza.
Contrariamente alle aspettative che chi non conosce Nesbø potrebbe avere, “Gelosia” non è un romanzo ma una raccolta di racconti, accomunati da un tema centrale: la gelosia nelle sue declinazioni più torbide e meno prevedibili. Ma ciò che sorprende davvero è che, tranne qualche sfumatura qua e là, questo libro si discosta parecchio dalla cifra stilistica che ha reso celebre l’autore norvegese.

Il primo racconto, “Londra”, ci catapulta in un volo aereo verso una destinazione mai esplicitata, con due sconosciuti che iniziano a parlare. Lei è in lacrime, lui si finge psicologo. L’atmosfera diventa straniante quando lei confessa di aver firmato un contratto mortale. La tensione narrativa non manca, ma il meccanismo risulta un po’ troppo “costruito”, tanto da sembrare quasi un esercizio di stile più che una storia credibile.
Il racconto eponimo, “Gelosia”, è invece quello più articolato e convincente: ambientato su un’isola greca, vede protagonisti due gemelli innamorati della stessa donna. Quando uno scompare misteriosamente, l’altro finisce sotto accusa. A indagare arriva un esperto di crimini nati dalla gelosia. È forse il racconto che meglio incarna il tentativo dell’autore di analizzare il sentimento chiave da una prospettiva quasi clinica.
Altri racconti come “La fila” o “Spazzatura” ci portano invece in scenari più ordinari e recenti: una commessa durante la pandemia, un netturbino che ha a che fare con situazioni sospette. Qui la scrittura diventa quasi sociologica, intenta a esplorare la vendetta come rivalsa, come ritorsione personale.
“La confessione” e “Odd”, infine, sfiorano il grottesco e il metaletterario. In quest’ultimo, uno scrittore si ritrova perseguitato da lettori ossessionati dai suoi personaggi, in un gioco di specchi non troppo originale.
Nel complesso, “Gelosia” è un esperimento. Lo si percepisce chiaramente: Nesbø ha voluto mettere da parte i canoni del thriller classico per cimentarsi in un’indagine sulle emozioni umane, in particolare su quella sottile e devastante linea rossa che è l’invidia amorosa.
Il risultato, però, è discontinuo: alcuni racconti funzionano, altri sembrano poco sviluppati o eccessivamente studiati. Di certo manca la tensione, la costruzione delle indagini e dei colpi di scena che, a quanto pare, caratterizzano i suoi romanzi più noti.
Insomma, se siete fan di lunga data, potreste trovarlo un Nesbø diverso ma interessante.
Se, come me, ci arrivate per la prima volta, potreste restare perplessi e domandarvi se davvero questo è il Nesbø di cui tutti parlano.
Proprio per questo, non chiudo la porta a questo autore.
“Gelosia”mi ha incuriosita abbastanza da farmi desiderare di leggere uno dei suoi thriller più “classici”. A volte, per conoscere davvero un autore, bisogna solo cambiare angolazione.
E voi? Avete letto qualcosa di Jo Nesbø? Da quale libro mi consigliereste di cominciare sul serio?
Laura
Di Jo Nesbo mi è piaciuta moltissimo la serie di Harry Hole, poi mi pare che l’autore abbia perso un po’ l’ispirazione… ho letto cose più recenti ma non sono rimasta molto soddisfatta!