“Le tre pietre” Flavia Bujor

Ciao a tutti, miei carissimi lettori!

Sono Laura e oggi vi porto con me in un piccolo viaggio nel tempo, perché la recensione di cui vi parlerò ha un sapore particolare, quello dei ricordi d’infanzia. Sto parlando di “Le tre pietre” di Flavia Bujor. Questo romanzo l’ho letto da ragazzina, e ricordo che mi aveva proprio rapita. È finito poi in uno scatolone, nel ripostiglio dei libri “più vecchi”, e lì è rimasto, un po’ ingiallito e dimenticato. Fino a quando, qualche giorno fa, nel riordinare, l’ho ritrovato. Vederlo lì, così familiare, mi ha sbloccato un ricordo affettuoso e ho deciso di rileggerlo. E sapete una cosa? Ho capito perfettamente perché mi piacque così tanto a quell’età.



“Le tre pietre” non ha un titolo originale diverso, quindi la coerenza con la traduzione italiana è totale. Flavia Bujor lo scrisse e lo pubblicò nel 2002, quando aveva solo 13 anni, questo dato è fondamentale per inquadrare l’opera, perché la sua freschezza e la sua immaginazione rispecchiano proprio l’età dell’autrice. Non si inserisce in un contesto letterario specifico del periodo in termini di movimento o corrente, ma si colloca come un piccolo fenomeno editoriale, un esempio di precocità e talento.

La copertina della mia edizione (quella che avevo da ragazzina) mostrava un’immagine un po’ eterea, con toni fiabeschi e che evocava un mondo fantastico. Rappresenta bene il contenuto, suggerendo l’atmosfera onirica e l’elemento avventuroso che si trovano nel romanzo. Non c’è una dedica significativa o citazioni all’inizio del libro che mi abbiano colpito particolarmente all’epoca o ora, né ringraziamenti che mi sembrino cruciali per la comprensione della storia.

La trama ruota attorno a tre ragazze, Clara, Isabelle e Lena, che vivono in mondi diversi, distanti tra loro, ma che sono legate da un destino comune e da un antico libro che custodisce una profezia. Ognuna di loro possiede una delle tre pietre che dà il titolo al romanzo, e il loro viaggio, le loro sfide e il loro incontro sono cruciali per il destino del loro mondo. La storia è un classico viaggio dell’eroe, sebbene diviso tra tre personaggi.

I personaggi sono ben delineati, anche se in modo semplice. Clara è la sognatrice, Isabelle la guerriera e Lena la studiosa. Ognuna incarna un archetipo che si sviluppa nel corso della narrazione. Il ritmo è abbastanza sostenuto, soprattutto nella prima parte, dove si alternano le vicende delle tre protagoniste. Lo stile è semplice, evocativo, ricco di immagini e metafore, ma sempre accessibile. È uno stile che denota la giovane età dell’autrice, ma allo stesso tempo una notevole capacità narrativa. L’allineamento allo stile di altri autori è difficile da trovare, proprio perché la Bujor all’epoca non aveva ancora sviluppato un suo stile maturo, ma era piuttosto un’espressione spontanea della sua fantasia.

Leggendo “Le tre pietre”, non posso fare a meno di pensare a quelle storie di formazione e avventura che hanno segnato la mia infanzia e adolescenza. Mi vengono in mente le atmosfere di certi romanzi fantasy classici per ragazzi, forse con un pizzico di quel senso di meraviglia che ho ritrovato in alcuni racconti de “Le Mille e una Notte”, per il modo in cui le storie si intrecciano e i destini si compiono. C’è anche una certa somiglianza con le narrazioni che vedono diverse “prescelte” o figure profetiche unite da un unico scopo, un po’ come accade in alcune saghe fantasy più strutturate, anche se qui in una versione più leggera e favolistica.

Rileggendo questo libro, ho riflettuto molto su come l’età dell’autore possa influenzare la sua opera. La Bujor, a 13 anni, ha scritto un romanzo che è un inno all’immaginazione, alla purezza dei sentimenti e alla forza dell’amicizia. Non ci sono complessi sottotesti o metafore nascoste, ma una narrazione diretta, sincera, che va dritta al cuore. Questo mi ha fatto pensare a quanto spesso, da adulti, cerchiamo complessità e profondità che a volte non sono necessarie per apprezzare una buona storia. È un promemoria del fatto che la bellezza può risiedere anche nella semplicità e nell’immediatezza.

“Le tre pietre” mi ha indubbiamente intrattenuta di nuovo, anche se con una consapevolezza diversa rispetto alla prima lettura. Non direi che mi ha “arricchita” nel senso profondo del termine come farebbe un classico della letteratura, ma mi ha regalato un tuffo nel passato e un sorriso. Sono contenta di averlo riletto, perché mi ha ricordato l’importanza di non perdere la capacità di sognare e di lasciarsi trasportare dalla fantasia, proprio come fanno i bambini.

Le mie letture più recenti, spesso più complesse e stratificate, mi hanno permesso di apprezzare la linearità e la freschezza di questo romanzo in modo nuovo. Ho notato dettagli che da ragazzina mi erano sfuggiti, come la costruzione dei personaggi o la gestione del ritmo.

Lo consiglio a chi cerca una lettura leggera, per ragazzi (o per adulti che vogliono tornare un po’ bambini), a chi ama le fiabe moderne e le storie di avventura con un messaggio positivo. E voi, vi è mai capitato di rileggere un romanzo dell’infanzia? Che sentimenti vi ha portato? Fatemelo sapere nei commenti! Sono sempre curiosa di sentire le vostre opinioni!

Un abbraccio,
Laura

2 pensieri riguardo ““Le tre pietre” Flavia Bujor

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