“I delitti della casa decagonale” di Yukito Ayatsuji

I delitti della casa decagonale è un raffinato omaggio al celebre Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, ma anche un romanzo che riesce a distinguersi con voce e stile propri, tipici della scuola del mistery giapponese. Scritto da Yukito Ayatsuji e pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1987, è arrivato finalmente in Italia nel 2024 grazie a Einaudi editore, e si presenta come un gioiello per gli amanti del giallo classico e della deduzione logica.

La storia prende il via quando un gruppo di giovani appassionati di letteratura poliziesca viene invitato su un’isola remota, dove si erge l’enigmatica e affascinante “casa decagonale” progettata da un eccentrico architetto, morto in circostanze misteriose. Fin da subito, l’atmosfera si carica di tensione e sospetto, e come in un macabro gioco a eliminazione, gli ospiti cominciano a cadere uno dopo l’altro, lasciando spazio a congetture, ipotesi e un crescendo di inquietudine.



Il ritmo del romanzo può sembrare lento, soprattutto per chi è abituato alla narrativa più dinamica contemporanea, ma è proprio questa lentezza, insieme alla cura maniacale per i dettagli, che caratterizza gran parte della letteratura giapponese e che ho imparato ad apprezzare. Ayatsuji costruisce la tensione con precisione quasi geometrica, proprio come la casa in cui si svolgono gli eventi. Ogni elemento è al suo posto, ogni parola scelta con attenzione per condurre il lettore verso un finale sorprendente e ingegnoso.

Lo stile di scrittura è scorrevole e pulito, ma si avverte chiaramente che si tratta di un testo scritto negli anni ’80, con un’impostazione narrativa meno moderna. Eppure, questa “distanza” temporale non compromette il piacere della lettura: anzi, dona al romanzo un sapore classico, quasi nostalgico, che ben si sposa con l’atmosfera da whodunit.

La rivelazione finale è brillante, degna dei migliori rompicapi del genere. Mi ha lasciata davvero soddisfatta, proprio come era successo con Dieci piccoli indiani. Sebbene i due romanzi condividano una premessa simile, le soluzioni narrative e i percorsi psicologici dei personaggi divergono in modo interessante, rendendo I delitti della casa decagonale un’opera autonoma e originale.

In conclusione, consiglio caldamente questo libro a chi ama i gialli classici, le atmosfere sospese e i misteri costruiti con intelligenza. È una lettura che coinvolge, sorprende e invita a riflettere sul significato della giustizia e della vendetta, ma anche sul ruolo stesso del lettore come “detective”.

Elena

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