Ciao a tutti! Sono Laura ed ecco un’altra recensione, è bello essere tornata a leggere più attivamente.
Mi sono imbattuta in “L’incontro segreto” di Kayte Nunn durante una mia recente visita in libreria. Sono stata immediatamente attratta dalla copertina, che evocava un’ambientazione orientale e suggeriva una storia tranquilla e delicata. Anche il titolo mi incuriosiva e faceva presagire una narrazione intima e forse un po’ misteriosa. Però, queste prime impressioni si sono rivelate in parte ingannevoli, il romanzo si è sviluppato in direzioni inaspettate.

Il titolo originale del romanzo è “The Last Reunion”, che letteralmente significa “L’ultima riunione” o “L’ultimo incontro”. Questa formulazione originale pone l’accento sulla finalità e sul significato potenzialmente definitivo di un incontro tra persone che si sono ritrovate dopo un periodo di separazione. La traduzione italiana, “L’incontro segreto”, si discosta significativamente dall’originale, scegliendo di enfatizzare un elemento di mistero e riservatezza. Sebbene il romanzo presenti effettivamente segreti e rivelazioni, non si individua un singolo “incontro” che possa essere definito “segreto” in modo univoco. Questa discrepanza tra il titolo originale e quello tradotto solleva interrogativi sulle scelte editoriali, che potrebbero essere state motivate dalla volontà di creare un maggiore appeal sul pubblico italiano o di evitare potenziali spoiler, anche se a mio avviso, ha creato un po’ di confusione.
“L’incontro segreto” è stato pubblicato nel 2021. In un periodo ancora segnato dalle conseguenze della pandemia, il panorama letterario del 2021 ha visto una forte presenza di romanzi che esplorano temi di isolamento, resilienza e riflessione sul passato. “L’incontro segreto” si inserisce in questo contesto, in particolare per la sua esplorazione delle conseguenze del trauma e della forza dei legami umani, anche se la sua ambientazione storica e l’elemento di mistero lo distinguono da altre opere del periodo.
Come accennato, la copertina del libro presenta un’immagine suggestiva ma, a mio avviso, fuorviante. In primo piano, vediamo una figura femminile di spalle, vestita di giallo-oro e con un ombrello di carta arancione, in un’ambientazione che richiama l’Oriente. I colori sono caldi ma tenui, e l’atmosfera generale è di delicatezza e tranquillità. Questa immagine crea un’aspettativa di una narrazione esotica e forse romantica, che però non corrisponde assolutamente al contenuto del romanzo. La copertina non fa alcun riferimento al contesto bellico della Birmania durante la Seconda Guerra Mondiale, né alla linea temporale ambientata nella Londra contemporanea, elementi invece centrali nella trama.
“L’incontro segreto” si sviluppa su due linee temporali distinte ma interconnesse. La prima ci trasporta nella Birmania della Seconda Guerra Mondiale, dove seguiamo le vicende della giovane Beatrice, una donna che si arruola nel WAS(B) (Women’s Auxiliary Service (Burma)) e stringe amicizie profonde. La seconda linea temporale è ambientata nella Londra del 1999-2000 e ha come protagonista Olivia, una giovane donna con un lavoro precario e una vita personale difficile, che si imbatte nella vecchia Beatrice e in un misterioso netsuke. Il romanzo intreccia queste due storie, svelando gradualmente i segreti di Beatrice e le conseguenze degli avvenimenti del passato sul presente.
I personaggi sono uno degli aspetti più carenti del romanzo. Beatrice, sia da giovane che da anziana, è una figura complessa e sfaccettata, segnata dalle esperienze della guerra ma dotata di una forte resilienza. Olivia è un personaggio più contemporaneo, con le sue difficoltà e la sua vulnerabilità. Ho notato la presenza di alcuni stereotipi nella caratterizzazione dei personaggi, come il “capo in stile ‘Il diavolo veste Prada’” e la rappresentazione iniziale di Beatrice come la “vecchia strampalata” che però cela insicurezze e paure dovute ai traumi del passato, c’è anche un soldato che fa da spasimante affascinante.
Lo stile di scrittura di Kayte Nunn è descrittivo e coinvolgente, capace di trasportare il lettore nelle diverse ambientazioni con vividezza. Il ritmo della narrazione è ben calibrato, alternando momenti di tensione e mistero a fasi più riflessive e introspettive. L’autrice utilizza efficacemente la struttura a doppia linea temporale per creare suspense e svelare gradualmente le connessioni tra passato e presente.
Durante la lettura, ho notato alcuni interessanti collegamenti con altre opere:
Citazione di Shakespeare: Il romanzo si apre con una potente citazione da Enrico V di William Shakespeare, che anticipa i temi della guerra, della forza interiore e della necessità di celare la propria vulnerabilità.
Parallelo con “Il profumo degli alberi di mele”: Ho riscontrato un inatteso parallelo con un’altra mia recente lettura, “Il profumo degli alberi di mele”, in quanto entrambe le protagoniste femminili si arruolano in un servizio ausiliario volontario femminile durante un conflitto bellico.
Riferimento a “Il cacciatore di aquiloni”: La descrizione degli aquiloni da combattimento in Birmania ha richiamato in me il ricordo de “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini, dove questo passatempo assume un significato simbolico importante.
Non mi risultano adattamenti cinematografici o televisivi di questo romanzo.
Il “troppo lieto fine”?: Ho avuto qualche perplessità riguardo al finale del romanzo, che mi è sembrato un po’ troppo risolutivo e ottimistico. Alcune delle conclusioni della trama, come la sopravvivenza del gemello e il ritorno del fidanzato di Beatrice, mi sono sembrate un po’ forzate. Tuttavia, riconosco che un finale positivo può essere una scelta narrativa valida, soprattutto in un romanzo che esplora temi difficili come il trauma e la perdita.
L’importanza del netsuke: Il netsuke è un oggetto chiave nella trama, che funge da collegamento tra le due linee temporali e simbolo dei segreti e delle rivelazioni del passato. La mia scoperta di questo oggetto d’arte giapponese è stata una piacevole sorpresa, dato il mio interesse per la cultura orientale.
“L’incontro segreto” di Kayte Nunn è un romanzo che offre una lettura leggera, ma piacevole. Consiglio questo libro a chi ama le storie che intrecciano passato e presente, i misteri familiari e le protagoniste femminili forti e coraggiose.
P.S. Vorrei aggiungere una nota a margine sulla mia scoperta dei netsuke, che ha rappresentato un elemento particolarmente interessante e stimolante della lettura. I netsuke sono piccole sculture in miniatura, tradizionalmente realizzate in materiali come l’avorio, il legno o la ceramica, che venivano utilizzate in Giappone nel periodo Edo (1603-1868) come fermaglio per gli oggetti appesi al kimono. La loro funzione pratica si univa spesso a un’elevata qualità artistica, raffigurando una varietà di soggetti: animali, figure umane, oggetti di uso quotidiano, creature mitologiche.
Laura
🎀 Assai intrigante.
Buon pomeriggio!
Buona giornata, Paola!