“Baita di sangue” (Seconda Parte) di Elena e Laura Canepa

Nelle puntate precedenti…

“Baita di sangue” (Prima Parte) di Elena e Laura Canepa

Non fu affatto facile capirci qualcosa: la pioggia era fitta e il paesaggio era ricoperto da uno strato di nebbia.

Bethany ripensò alla testa mozzata nella vasca da bagno e dovette reprimere dei nuovi conati di vomito. Per fortuna, in quel momento non era sola e questo le infondeva un minimo di coraggio. Quell’uomo si stava dimostrando davvero gentile nei suoi confronti e, anche se non c’era stato tempo per fare delle presentazioni, era intenzionata a sdebitarsi in qualche modo. Si avvicinò nuovamente alla finestra, cercando di immaginare dove potesse abitare: non ne aveva davvero idea. Non sapeva nemmeno ci fossero altre case nei dintorni. Probabilmente, al di là di quei grossi abeti sorgeva un’altra baita. Forse vicino al lago; d’altronde erano anni che non metteva piede in quei posti.

Immersa nei suoi pensieri, non si accorse della mano gelida che le afferrò la spalla e Bethany si voltò di scatto.

«Tutto a posto di sopra. Mi perdoni se l’ho spaventata» era il vicino di casa che si allontanò immediatamente con aria mortificata.

«Oh, non si preoccupi, è che tutta questa situazione… beh, io sono Bethany» fece tendendo la mano.

«Tom» disse lui stringendola. «Ero molto amico di sua zia Wendy, ma mia moglie lo era ancor di più.»

«Temo di non ricordare nulla di voi, anche se venivo qui spesso, soprattutto durante l’estate. Mi dispiace. Come si chiama sua moglie?»

«Judith. Sono certo che avrete occasione di conoscervi. Adesso si è fatto tardi, devo proprio andare o si domanderà che fine io abbia fatto!» ridacchiò lui.

Bethany si ritrovò nuovamente sola in quella casa buia e silenziosa. Nonostante la pioggia battente, regnava una quiete piuttosto innaturale. Si domandò se davvero non ci fosse stato nessun altro oltre a lei: quella sensazione non l’aveva abbandonata da quando Tom aveva lasciato la baita. Pensò fosse colpa della tensione e dopo i fatti di poco prima si convinse che fosse normale.

La luce non era ancora tornata e decise di rovistare nello zaino alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti. Purtroppo, erano tutti alimenti che avrebbero avuto bisogno del forno a microonde, perciò dovette accontentarsi di un po’ di tonno in scatola e di una mela.

Non riuscì a terminare il suo pasto che nuovi rumori provenienti dal piano superiore la paralizzarono e le risultò quasi impossibile deglutire ciò che aveva masticato. Cosa diavolo era stato? Ricordò che in bagno giaceva ancora la testa mozzata del capriolo. Non aveva avuto il coraggio di tornare a pulire nell’immediato e ora meno che mai si sarebbe sognata di tornare a verificare da dove provenissero i rumori. E se avesse dovuto assistere a qualche altro spettacolo raccapricciante? O peggio, se qualcuno vivo e vegeto l’avesse aggredita? Forse sarebbe stato meglio andarsene. Proprio mentre stava riflettendo sul da farsi, qualcuno bussò violentemente alla porta. Bethany si avvicinò alla finestra notando con piacere che la pioggia era cessata. Alla sua porta intravide Tom, in compagnia di un’attempata e cicciottella signora.

«Buon pomeriggio, cara!» cinguettò questa con affetto non appena Bethany aprì.

«Buon pomeriggio a voi» rispose Bethany sorridendo a quella simpatica donna e a Tom.

«Ho pensato di venire a presentarmi e di portare una torta di mirtilli preparata con con queste vecchie manine» spiegò Judith. «Tom mi ha raccontato del vostro insolito incontro e siccome è andata via la corrente, ho immaginato che avrebbe avuto bisogno di qualcosa da mettere sotto ai denti.»

Bethany apprezzò molto quel gesto gentile e invitò i due ad entrare. «Purtroppo, non ho nulla da offrirvi, se non un bicchiere d’acqua» fece la ragazza, con aria smarrita.

«Oh, non si preoccupi, cara. Non abbiamo bisogno di nulla» assicurò la donna.

«Ha avuto ancora problemi al piano di sopra, Bethany?» domandò Tom guardando verso le scale.

«Beh, se devo essere sincera, ho appena sentito altri rumori. Non sono ancora andata a controllare.»

«Tutto ciò mi sembra molto strano. Posso andare a dare un’altra controllatina?»

«Certo, mi farebbe un grosso favore. La lampada è lì sul tavolo, le darò una mano ad accenderla.»

«Oh, non occorre. Ci penso io» e così dicendo, sparì dalla loro vista.

Bethany rimase ad attenderlo con Judith, scambiando quattro chiacchiere e quando l’uomo tornò senza novità, si offrì di pulire la vasca da bagno e di occuparsi della testa mozzata.

«Non so davvero come ringraziarvi, se non fosse stato per voi non so cosa avrei combinato. Probabilmente me la sarei data a gambe.»

«Oh no, mia cara, non sia mai! E questo è il minimo che possiamo fare per rendere la sua permanenza qui il più piacevole possibile. D’altronde siamo vicini, no?» rispose Judith facendo l’occhiolino.

Salutarono Bethany e lei ripiombò in quella solitudine e in quella quiete che cominciava a sembrarle davvero un po’ troppo insolita. Per fortuna, era riuscita a capire dove si trovasse la casa di Tom e Judith. La donna le aveva spiegato fosse un piccolo cottage, di recente costruzione, vicino al lago; «un modo per trascorrere la vecchiaia in santa pace» lo definiva lei.

Bethany decise di approfittare del miglioramento del tempo per fare due passi attorno alla baita, osservando i danni della forte pioggia.

Fece ritorno, dopo poco, avvicinandosi al caminetto e tentando di riscaldare le mani intirizzite.

Si voltò e ciò che vide la fece sussultare.

Judith era in piedi di fronte a lei e la stava osservando col suo volto paffutello. Con un sorriso mostrò i suoi piccoli denti aguzzi.

«Judith! Santo cielo, mi ha fatta spaventare!» esclamò Bethany con una mano sul petto.

La donna continuava a osservarla in silenzio con i suoi denti appuntiti, che nell’incontro precedente non aveva notato, senza distogliere lo sguardo che sembrava essere quello di una nonna apprensiva.

«Come siete entrata? Credevo di aver chiuso la porta.»

«Infatti, mia cara, ma volevo soltanto assicurarmi che fosse tutto a posto. Eravamo talmente amiche io e sua zia» rispose Judith, senza smettere di sorridere.

Bethany, con una punta di irritazione, esitò un istante. Nessuno aveva dato il diritto a quella donna di intrufolarsi dentro casa sua, anche se con le migliori intenzioni.

«Judith, se non le dispiace, preferirei mi avvertisse qualora volesse venire a farmi visita la prossima volta. Mi sono presa proprio un bello spavento.»

La donna smise di sorridere e il suo sguardo cambiò. Sembrava risentita e Bethany si sentì maledettamente in colpa, nonostante tutto.

«Gradisce un bicchiere d’acqua?»

«No. Sarà meglio che io tolga il disturbo» fece la donna, voltandosi.

«Judith, non volevo offenderla, è solo che tutta questa situazione e il resto…»

«Capisco» fece Judith, mostrando nuovamente i denti.

Bethany si assicurò che la porta fosse ben chiusa e tornò vicino al caminetto. Le dispiaceva per Judith, lei e Tom erano stati molto gentili con lei. Sperando che non si fosse offesa troppo, si accomodò sul divano. Ripescò il cellulare nascosto fra i cuscini che non dava segni di vita. A poco a poco, le palpebre si fecero pesanti e, senza che se ne accorgesse, si addormentò profondamente.

Fu svegliata, in un momento non ancora definito della giornata, da un forte rumore proveniente dal piano superiore. Sembrava come se qualcuno stesse strisciando un grosso mobile sul pavimento. Presa dal panico, Bethany guardò fuori dalla finestra e si accorse che si stava facendo buio molto rapidamente. Mancava ancora la luce, dannato impianto elettrico, avrebbe dovuto mandare un tecnico non appena tornata in città. Prese coraggio e afferrò la lampada a olio accendendola con un fiammifero. Si avviò lentamente sulle scricchiolanti scale di legno e ispezionò le stanze. Niente, come al solito. Anche la vasca da bagno era sgombra da possibili teste mozzate e il suo riflesso nello specchio la fece spaventare: grosse occhiaie scure le solcavano il viso bianco. Non era mai stata in quelle condizioni.

Scese le scale, mentre fuori si era fatto buio e si avvicinò alla finestra.

In quel momento, la lampada a olio quasi le scivolò dalle mani, che presero a tremare. Le parve di aver illuminato un viso che la stava osservando attraverso il vetro. Le occorsero alcuni istanti per riprendersi, ma avrebbe giurato si fosse trattato di Tom. Si avviò verso l’ingresso per controllare la porta e la trovò spalancata. Maledizione! Eppure era sicura di averla chiusa.

Si appostò sull’uscio con la lampada a illuminare il circondario. Il buio di una notte senza luna calava impietoso, celando chiunque si aggirasse intenzionalmente nella sua proprietà.

«Tom? È lei?» chiese, con un fil di voce.

Non ricevendo risposta, decise di tornare dentro sbarrando bene la porta, ma non appena si fu voltata, andò a sbattere contro qualcosa che prima non c’era.

Contro qualcuno.

CONTINUA…

“Baita di sangue” (Terza Parte) di Elena e Laura Canepa

“Baita di sangue” di Elena e Laura Canepa © Copyright 2024 – Tutti i diritti riservati

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

11 pensieri riguardo ““Baita di sangue” (Seconda Parte) di Elena e Laura Canepa

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  1. Mi ricorda le atmosfere di The Watcher: casa, vicini appiccicosi e gente che entra e esce senza permesso. 😂
    Comunque bel pezzo, non vedo l’ora di leggere il seguito. 😊

      1. Purtroppo no, ma si vedevano molti spezzoni nei vari trailer. Comunque, sarebbe un’idea vederlo, allora… che curiosità…😁

  2. Assolutamente fantastico, adoro tantissimo l’atmosfera!! Non vedo l’ora di leggere il seguito, mi prende moltissimo, complimenti!!! ❤️😘

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