Nelle puntate precedenti…
“Baita di sangue” (Prima Parte) di Elena e Laura Canepa
“Baita di sangue” (Seconda Parte) di Elena e Laura Canepa
Bethany strillò con tutta la forza e l’aria che aveva nei polmoni e si divincolò da quella presa forte che l’aveva afferrata per le braccia e non la lasciava andare. Stringendo saldamente la lampada a olio, prese a scalciare all’indietro contro l’individuo che era deciso a non mollare la presa e che sembrava volerla trascinare verso le scale.
«Bethany, maledizione, vuoi forse rompermi una gamba?»
Quella voce, così familiare, la fece calmare per un attimo.
«Liam? Ma che cazz…»
«Sì, sono io, adesso ti puoi fermare e spiegarmi cosa sta succedendo? Perché mi hai quasi ammazzato?»
Bethany si schiarì la voce e tentò di placare il battito impazzito del suo cuore. «Io spiegare a te? Sei tu che dovresti spiegare a me che cosa ci fai qui, maledetto idiota!» sbottò aggiustandosi il cappotto.
«Oh, andiamo, Bethany. Non ce l’avrai ancora con me?» domandò lui con tono annoiato.
«Ma guarda un po’, tu cosa ne pensi?»
«Te l’ho spiegato, Beth, se solo leggessi i miei messaggi e rispondessi alle chiamate! Guarda cosa mi è toccato fare, sono dovuto venire fino a qui! E, per fortuna, ti ho trovata o tutta questa strada a vuoto mi avrebbe fatto perdere soltanto un sacco di tempo.»
«Come diavolo hai fatto a scoprire che mi trovavo qui? Non l’ho detto a nessuno!»
«Ti conosco come lei mie tasche, Beth, è inutile che scappi da me» rispose lui, maliziosamente.
«Scappare? Io non ti voglio mai più vedere, il che è molto diverso! E poi… come ti sei permesso di aprire la porta e intrufolarti in casa?»
«Io non ho aperto proprio nulla, Beth, l’ho trovata spalancata.»
Bethany rabbrividì. Se non l’aveva aperta lui, chi poteva essere stato? Tom, forse?
«Beh, vogliamo stare qui a morire di freddo per tutta la sera?» chiese Liam chiudendo la porta. Si avviò verso il caminetto e aggiunse alcuni pezzi di legna ravvivando la fiamma. «Mi spieghi soltanto una cosa? Come hai fatto ad arrivare fino a qui con tutte e quattro le gomme dell’auto a terra e senza danneggiare il cerchione?»
«Io…» fece Bethany mentre le parole le morivano in gola. «Non erano a terra! Qualcuno le ha bucate di proposito.»
«Qualcuno? E chi mai bucherebbe le gomme della tua auto nel bel mezzo di una foresta dove non si incontra anima viva per chilometri e chilometri?»
Dopo un attimo di smarrimento, Bethany corse fuori e crollò sulle ginocchia: le sue paure non erano infondate, anche le gomme dell’auto di Liam erano a terra.
Tornati in casa, Bethany raccontò a Liam degli strani rumori al piano superiore e di come Tom e Judith l’avessero aiutata e si fossero dimostrati gentili e disponibili all’inizio. Continuò evidenziando, però, i suoi sospetti riguardo la loro strana invadenza.
«Che tipi!» commentò Liam «E tua zia non ha mai parlato di loro?»
«È proprio questo il punto. Se erano così amici di zia Wendy, perché lei non mi ha mai raccontato nulla di loro?»
«Dove hai detto che abitano?» chiese Liam, sospettoso.
«In un cottage nuovo in riva al lago.»
«È molto strano, Beth.»
«È molto strano, cioè?» domandò lei, spaventata.
«Beh, arrivando qui con la mia auto ho sbagliato molte volte la strada e ho costeggiato il lago a più riprese. Ricorderei se avessi visto un cottage in zona.»
«Oh, mio Dio! Chi erano allora quei due?»
«Non lo so, ma dobbiamo stare attenti. Domattina, lasceremo questo posto attraversando il bosco. Adesso, però, sono un po’ stanco. Che ne diresti di salire di sopra ad alleviare la tensione?» fece lui, ammiccando.
«Non se ne parla proprio, stupido idiota. Ti spedirei a casa tua a calci, ma visto che sei qui, potrai dormire sul divano.»
«Oh, grazie, Beth; tu sì che sei gentile» fece lui, prendendola in giro con quel sorriso che un tempo le piaceva dannatamente.
Bethany salì le scale, si lavò e andò in camera. Odiava Liam e, una volta tornati in città, non avrebbe mai più voluto averlo fra i piedi, ma in quel momento era sollevata che si trovasse al piano di sotto.
La pioggia aveva ripreso a cadere incessante. Bethany si stringeva in quelle coperte che un tempo erano appartenute alla zia, ripensando a tutto quello che era successo nelle ultime ore. Se Tom e Judith non erano chi dicevano di essere, allora, chi aveva fatto entrare in casa sua? Ma, soprattutto, se non abitavano in riva al lago, dove diavolo si stavano nascondendo adesso? Che l’avessero osservata fin dal suo arrivo alla baita?
Un lampo illuminò la stanza e Bethany si strinse nel piumone. «Ma certo!» disse fra sé. Come aveva potuto fidarsi di Tom? Lo aveva mandato a ispezionare la soffitta, ma chi le assicurava che lui le avesse detto la verità? Avrebbe dovuto occuparsene da sola fin da subito e, sebbene fosse piena notte, doveva controllare al più presto cosa stava succedendo sopra la sua testa.
Prese la lampada e cercò i fiammiferi. Maledizione! I fiammiferi erano al piano di sotto. Scese lentamente le scale, facendo attenzione a dove metteva i piedi e si avvicinò al tavolo. Liam dormiva profondamente e nel caminetto era rimasta solo cenere.
Al diavolo Liam, riaccese la lampada e tornò al piano di sopra. Fece un respiro profondo e osservò con timore il buco buio e stretto che l’avrebbe condotta a qualcosa di potenzialmente pericoloso. Un rumore alle sue spalle la fece voltare di scatto e un soffio gelato le sfiorò il collo.
Poi lo vide.
Un volto bianco e ansimante era lì, proprio davanti a lei. La bocca, contratta in una smorfia e la schiena ingobbita. Il suo viso era sfigurato: un occhio c’era, ma l’altro… maledizione, al posto dell’altro occhio una cavità era vuota e vistosamente infetta. Sembrava decisamente un mostro che emetteva suoni incomprensibili e inquietanti. Tese un braccio verso di lei e le mani, ricoperte di sangue secco, emanarono un fetore di marcio insopportabile. «A-iuta-mi, B-eth», sembrò dire afferrandola per le spalle e scuotendola.
Bethany era terrorizzata e si allontanò di scatto da quella figura, scendendo le scale di corsa. L’essere ingobbito le corse dietro, zoppicando. La ragazza arrivò fino a Liam e lo chiamò urlando. Il ragazzo non rispose e lei iniziò a prenderlo a schiaffi.
«Merda, Beth! Che diavolo stai facendo?» borbottò, poi.
«Liam, perché non rispondevi? Pensavo fossi morto!» gridò lei, con gli occhi pieni di lacrime.
«Cosa diavolo è quello?» indicò lui col dito, tirandosi su di scatto.
Si stava avvicinando loro, tentando di afferrare i capelli di Bethany che si mise ad urlare.

Liam, con un gesto rapido, lo atterrò sferrandogli un pugno. Dalla cavità oculare dell’individuo iniziò a sgorgare sangue scuro e la bocca emise dei gemiti sconnessi. Tentò di rialzarsi, ma Liam afferrò prontamente l’attizzatoio e iniziò a colpire duramente l’essere steso a terra, incurante del sangue che schizzava in ogni direzione.
«Basta! Basta, Liam, è morto!» urlò Bethany, piangendo. La vista di quel cranio spaccato, le aveva provocato dei conati di vomito. Distolse lo sguardo e le lacrime scesero calde sulle sue guance.
«È tutto finito, Beth» ansimò Liam, gettando a terra l’attizzatoio. Si avvicinò alla ragazza e la strinse in un abbraccio.
«Cosa diavolo ci faceva quel mostro in casa mia?»
«Non lo so, tesoro, ma adesso è finita» fece lui, baciandole la fronte.
Bethany, sotto shock, non si sottrasse a quell’abbraccio, nonostante tutto. Liam era l’unica persona su cui, in quel momento, poteva fare affidamento.
Si sedettero sul divano, illuminati dalla luce fioca della lampada a olio e Bethany bevve un bicchiere d’acqua a piccoli sorsi.
«Voglio vedere cosa diavolo c’è in quella soffitta. Stavo per farlo, prima di…»
«Non mi sembra una buona idea, Beth. Credo che dovremmo andarcene non appena farà giorno e tornare con qualcuno, che so… la polizia.»
«Lasciando il… cadavere qui?» chiese lei con voce tremante.
«Beh, non possiamo portarcelo dietro, Beth, e comunque si tratta di una scena del crimine.»
«Voglio comunque andare in soffitta a vedere. È pur sempre casa mia, no?»
Liam scosse la testa. «Allora andrò io.»
«No, maledizione! Questa volta andrò io!» esclamò Bethany, innervosita.
«D’accordo, Beth.»
CONTINUA…
“Baita di sangue” (Quarta e ultima parte) di Elena e Laura Canepa
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Foto di Artie_Navarre da Pixabay
Grande capitolo!!! Sono curiosissima per la soffitta! Complimenti per il vostro racconto!! ♥️🥰
Grazie, Giada!❤️❤️☺️
Concordo in pieno con la mia amica Giada! 🙂
Grazie, davvero!☺️
Grazie a te per la risposta! Colgo l’occasione per segnalarti che ho pubblicato un nuovo post, in cui racconto una mia esperienza molto personale… spero che ti piaccia! 🙂
Certo, non mancheremo di leggerla!
Mi piace il vostro stile. È sempre bello leggere i vostri racconti 😘
Grazie, Cate! Sei davvero gentile!☺️😘