Penultimo giorno di ferie e i miei piccoli, grandi giri a vuoto

Ciao a tutti, sono Elena.

Il penultimo giorno di ferie è iniziato nel modo in cui, almeno nella mia testa, iniziano le giornate tranquille: senza grandi programmi e senza aspettative.

Ho accompagnato il mio fidanzato a fare alcune commissioni in una zona che conosco molto bene, perché si trova vicino a dove abitavano i miei nonni quando ero bambina. È una zona di campagna un po’ isolata, di quelle che ancora oggi mi riportano alla mente tanti ricordi.

Dove il mio fidanzato doveva fermarsi ci sono alcuni palazzi, ma basta salire un po’ e fare qualche passo per ritrovarsi in una specie di luogo sperduto: casette sparse qua e là, strade che sembrano non portare da nessuna parte e, soprattutto, praticamente nessun negozio.

Avevo pensato di portarmi un libro per trascorrere il tempo. Un’idea sensata, direte voi.

Peccato che il libro, per il momento, non l’abbia ancora aperto.

Quando il mio fidanzato è sceso per iniziare le sue commissioni, ho pensato: Beh, faccio due passi.

E qui è cominciata la mia mattinata.

Mi ricordavo che in quella zona, quando vivevano ancora lì i miei nonni, c’era un bar. Praticamente l’unico posto in cui si potesse comprare qualcosa. Non avevo intenzione di mangiare o bere — anche perché, guardandolo da lontano, devo ammettere che non mi ispirava moltissimo — ma avevo letto che era anche tabacchino.

E, soprattutto, avevo visto la scritta: Gratta e Vinci.

Mi è venuta voglia di comprarne uno.

Il bar era visibile da lontano, ma per arrivarci c’era da camminare parecchio. E, naturalmente, per farlo dovevo percorrere tutta la strada sotto un sole cocente, in una zona dove l’ombra sembra essere stata bandita per decreto.

Però ormai mi ero convinta.

Arrivo, entro e chiedo un Gratta e Vinci.

La signora, non particolarmente accogliente, mi risponde che non ne ha.

Naturalmente.

Così mi sono dovuta rifare tutta la strada, di nuovo con la testa sotto il sole, per tornare verso la macchina e decidere finalmente dove fermarmi a leggere.

A quel punto il mio fidanzato mi ha scritto che le sue commissioni sarebbero andate per le lunghe. Almeno un paio d’ore.

Perfetto, ho pensato. E adesso cosa faccio?

Poi mi è venuta un’altra idea.

Poco più sotto, rispetto a dove mi trovavo, c’era un panificio che ricordavo benissimo. Da bambina era buonissimo e faceva una focaccia che, ancora oggi, a pensarci, mi viene l’acquolina in bocca.

Non era proprio dietro l’angolo, ma dopo il viaggio inutile al bar ormai ero pronta a tutto.

O quasi.

Ho pensato: Vabbè, vado fino al panificio e mi prendo un pezzo di focaccia. Poi torno indietro e mi metto a leggere.

Altra camminata sotto il sole cocente.

Altro tratto di strada senza praticamente un’ombra.

E alla fine arrivo davanti al panificio con una sensazione che, purtroppo, avevo già imparato a riconoscere.

Era chiuso.

Chiuso per ferie.

Riaprirà la prossima settimana.

A quel punto ho trovato una panchina. L’unica, per di più in un punto dove finalmente c’era un po’ di fresco. E lì mi sono fermata.

Adesso dovrei decidere se tornare alla macchina oppure restare qui e iniziare finalmente a leggere quel libro che mi ero portata dietro con tanta cura.

Credo proprio che rimarrò sulla mia panchina.

Non tanto perché sia particolarmente comoda o perché il paesaggio sia meraviglioso, ma perché comincio seriamente a pensare che, se mi alzo e provo a fare qualcos’altro, riuscirò a prendere un’altra decisione sbagliata.

E quindi eccomi qui.

Penultimo giorno di ferie.

Libro ancora chiuso.

Zero Gratta e Vinci.

Zero focaccia.

Parecchi chilometri percorsi inutilmente.

E io seduta su una panchina a scrivere questo articolo.

Vi è mai capitato di passare la giornata a fare giri a vuoto?

Questo è solo un piccolo esempio, ma a me succede spesso. A volte anche peggio. Parto convinta di voler fare una cosa semplicissima e finisco per andare da una parte all’altra, trovare tutto chiuso, dimenticare qualcosa o scoprire che quello che cercavo non esiste più da anni.

Forse dovrei imparare a controllare meglio prima di partire.

Oppure, più semplicemente, dovrei accettare che alcune giornate siano fatte così: una piccola disavventura dietro l’altra.

Nel frattempo, però, ho preso una decisione saggia.

Non mi muovo più da questa panchina.

Almeno finché il mio fidanzato non avrà finito.

Elena

6 pensieri riguardo “Penultimo giorno di ferie e i miei piccoli, grandi giri a vuoto”

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  1. I giri a vuoto mi conducono sovente in luoghi imprevisti, curiosi, interessanti. Credo molto nella serendipity. Lascio fare ai miei passi…

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