Ciao a tutti, sono Laura! Eccomi tornata per raccontarvi la degna (o quasi) conclusione di un capitolo della mia adolescenza che era rimasto in sospeso per ben quindici anni.
Parlare di “Hourglass” di Claudia Gray significa, per me, fare un tuffo in un passato fatto di diari segreti, sogni a occhi aperti e quella travolgente “vampiro-mania” che esplose nei primi anni Duemila. Avevo iniziato questa saga una vita fa, possedendo i primi due volumi ma lasciando la storia di Bianca e Lucas a metà, come un discorso interrotto sul più bello. Il terzo volume non era mai arrivato nella mia libreria, finché Elena non l’ha scovato per caso a un mercatino dell’usato per pochi spiccioli. Poteva lasciarlo lì? Ovviamente no. Anche perché, dopo la mia recente (e per certi versi tragica) rilettura della saga di Twilight — di cui forse, se avrò il coraggio, vi parlerò presto — sentivo il bisogno di chiudere questo cerchio narrativo.
➡️ Link per “Hourglass” di Claudia Gray https://amzn.to/3NiFwEy

Pubblicato originariamente nel 2010, “Hourglass” si inserisce perfettamente in quel filone young adult dove l’amore proibito e il soprannaturale si intrecciano in modo indissolubile. La Gray, in questo terzo capitolo, decide di alzare la posta in gioco: se i primi libri giocavano molto sull’ambientazione gotica dell’accademia Evernight, qui la narrazione si fa più dinamica, quasi un on the road dettato dalla fuga e dalla necessità di sopravvivenza. La struttura resta fedele al genere, con un punto di vista interno che ci permette di abitare le incertezze di Bianca, una protagonista che si trova a dover gestire una natura ibrida e conflittuale.
Il cuore del romanzo non è tanto l’azione — che pure non manca — quanto la costruzione simbolica del tempo (evocata fin dal titolo) e il tema dell’identità. In “Hourglass”, il tempo non è una linea retta, ma una clessidra che scorre inesorabile, mettendo i personaggi di fronte a scelte che non ammettono ripensamenti. Ho trovato particolarmente interessante la riflessione, forse inconscia dell’autrice, sulla condizione di confine: Bianca non appartiene più al mondo dei vivi, ma non è nemmeno una completa predatrice. È una figura liminale, un po’ come la Fadette di George Sand o la Abelke de “La palude delle streghe”, una donna (o ragazza, in questo caso) che deve inventarsi uno spazio proprio in un sistema che vorrebbe solo incasellarla o vederla sparire.
Certo, rileggere queste pagine a trent’anni suonati è un’esperienza bizzarra. Si notano quegli slittamenti impercettibili tra l’entusiasmo della trama e la consapevolezza di certi cliché ormai datati. Eppure, c’è una sorta di onestà intellettuale nel modo in cui la Gray affronta il sacrificio e il destino. Nonostante la narrazione a tratti indugi in eccessive dilatazioni emotive tipiche del genere, la tensione morale resta alta: cosa siamo disposti a perdere per restare fedeli a noi stessi?
Chiudere questo libro mi ha lasciato con una sensazione di dolce malinconia. Non è il capolavoro della vita e ammetto di aver provato una lieve ma persistente delusione per alcune risoluzioni narrative forse troppo sbrigative, ma c’è un valore intrinseco nel terminare ciò che si è iniziato da ragazzini. È un modo per dire addio a quella versione di noi stessi che credeva fermamente negli amori impossibili e nei segreti nascosti tra le ombre dei corridoi scolastici.
Alcuni spunti di riflessione:
1) Il recupero di una lettura interrotta anni fa è spesso un atto di nostalgia. Vi è mai capitato di finire una saga “fuori tempo massimo”? Com’è cambiato il vostro sguardo sulla storia?
2) Il tema del “diverso” che cerca il suo posto nel mondo è un classico della letteratura. Secondo voi, il genere paranormal romance riesce ancora a dire qualcosa di profondo sulla nostra società o è diventato un semplice insieme di cliché?
3) Acquistare un libro a un mercatino: credete che i libri abbiano un loro modo magico di “tornare” da noi quando siamo pronti a leggerli o gli acquisti di seconda mano sono solo caos?
Sono curiosissima di sapere se anche voi avete degli “scheletri letterari” nell’armadio o saghe lasciate a metà che aspettano solo il momento giusto per essere concluse. Vi andrebbe di raccontarmi quali sono?
Laura
Non l’avevo mai sentita questa saga. A me da ragazzina piaceva Evermore di Allison Noel, una saga poco conosciuta scoperta per caso perché mia mamma mi portò il primo dopo averlo comprato da una bancarella, mi pare fosse una quadrilogia
Anche noi avevamo Evermore, ma ci siamo fermate a quello o forse al secondo volume
Io l’ho letta tutta, ma probabilmente oggi non mi piacerebbe più perché sono cresciuta
Sì, I gusti cambiano