Quando la fretta diventa mancanza di rispetto

Stamattina, come tante altre mattine, mi sono fermata a riflettere su un episodio che, preso da solo, potrebbe sembrare insignificante. In realtà, è uno di quei piccoli gesti quotidiani che raccontano molto del mondo in cui viviamo.

Lavoro in un bar vicino a una stazione molto frequentata. Ogni mattina vedo passare centinaia di persone: lavoratori, studenti, pendolari. Molti hanno fretta, e questo è comprensibile. Un treno in ritardo, una giornata che inizia male, un appuntamento importante. La vita corre veloce per tutti.

Quello che faccio più fatica a comprendere, però, è quando la fretta diventa una giustificazione per dimenticare il rispetto verso chi sta lavorando.

Capita spesso che qualcuno entri nel locale, trovi il bar pieno e, senza nemmeno guardare quante persone ci siano davanti, annunci immediatamente che il suo treno parte tra un minuto. Lo dice quasi come se fosse una responsabilità nostra. Come se il fatto di essere arrivato all’ultimo secondo dovesse trasformarsi automaticamente in un’emergenza per chi sta dietro al bancone.

Noi facciamo il possibile. Corriamo, ci organizziamo, prepariamo un caffè da asporto nel minor tempo possibile. E non di rado succede che, appena il cliente vede arrivare il treno, scappi via lasciando il caffè sul bancone e persino da pagare.

Attenzione: non sto dicendo che tutti siano così. Anzi. Ho tanti clienti gentili, educati e comprensivi. Persone che sanno aspettare il proprio turno, che capiscono quando c’è molta gente e che non scaricano sugli altri le conseguenze del proprio ritardo.

Ma proprio per questo certi atteggiamenti saltano ancora di più all’occhio.

Questa mattina, ad esempio, ho visto arrivare uno dei tanti clienti che ogni giorno corre per prendere lo stesso treno. Lo vedo spesso. La situazione è sempre identica: arriva all’ultimo momento, guarda l’orologio, si agita.

Quando l’ho visto in fila, gli ho chiesto se volesse il suo solito caffè macchiato. Con un’espressione infastidita mi ha risposto di no, perché stava arrivando il treno. Poi se n’è andato con l’aria di chi pensa che il problema sia stato il servizio troppo lento.

E lì mi sono fermata a riflettere.

Possibile che non venga mai in mente che, forse, il problema non è chi sta lavorando? Possibile che non si pensi che quel treno passa ogni giorno alla stessa ora e che forse basterebbe arrivare cinque minuti prima?

Perché alla fine non è il caffè il vero problema.

Il problema è l’idea, sempre più diffusa, che il proprio tempo valga più di quello degli altri.

Se una persona è in ritardo, spesso pretende che tutti si adattino alla sua urgenza. Che il barista corra di più, che il cassiere sia più veloce, che l’impiegato salti le procedure, che chiunque stia lavorando trasformi un problema personale in una priorità assoluta.

Ma dietro ogni lavoro ci sono persone, non macchine.

Io preparo caffè e colazioni, qualcun altro insegna, cura pazienti, guida autobus, risponde al telefono, serve ai tavoli o lavora in ufficio. Cambia il mestiere, ma il principio è lo stesso: il rispetto non dovrebbe dipendere dall’importanza che attribuiamo a un lavoro.

Nessuno dovrebbe essere costretto a lavorare sotto pressione per compensare la cattiva organizzazione di qualcun altro.

Forse il mio è soltanto un piccolo esempio. Un caffè, una stazione, un cliente che corre. Ma credo che queste piccole situazioni siano la base di qualcosa di più grande.

Ogni volta che trattiamo il lavoro degli altri come se fosse un servizio dovuto immediatamente, senza considerare le persone che ci sono dietro, contribuiamo a costruire una società più egoista e meno empatica.

E invece basterebbe poco.

Un po’ di pazienza. Un po’ di organizzazione. Un po’ di rispetto.

Perché dietro quel bancone, come dietro qualsiasi altro lavoro, non c’è una macchina della Formula 1 pronta a partire al nostro comando.

C’è una persona che sta semplicemente facendo il proprio lavoro.

Elena

10 pensieri riguardo “Quando la fretta diventa mancanza di rispetto

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  1. Sante parole…
    Io lavoro in un laboratorio di caratterizzazione materiali e uno potrebbe pensare che qui sia tutto organizzato e preciso.
    E, credimi: vorrei tanto lo fosse.
    Invece no: colleghi che mi mandano richieste urgenti perché “Il cliente ha fretta”.
    Ok: peccato che di clienti ne abbiamo un centinaio, TUTTI hanno fretta e noi dobbiamo fare i salti mortali per evadere tutto il prima possibile.
    E poi, sai cosa mi fa più inacidire il sangue?
    Che, dopo che ti sei sbattuto, ce l’hai fatta nei tempi previsti, manco un grazie, alla tua legittima domanda: “ma quindi il cliente ora compra?” La risposta è puntuale: “No, va dalla concorrenza che costa meno”
    Non posso commentare se no vengo bannato in meno di un secondo…
    Un saluto!

    1. Ecco, mi sono ritrovata molto nel tuo racconto anche se si tratta di lavori diversi. Purtroppo la gente è maleducata e irrispettosa ovunque. Dobbiamo avere tanta, ma tanta pazienza! Un saluto anche a te e grazie per aver condiviso la tua esperienza!

  2. Concordo con la riflessione che proponi, Elena, e sono solidale con te: la precipitazione, la fretta, il ritardo, non giustificano in alcun modo la mancanza di rispetto. Basta poco, come dici: un sorriso, una parola gentile, una frazione del proprio tempo da dedicare a chi ti sta davanti e, in quel momento, lavora per te.
    Ti auguro una buona giornata!

    1. Grazie per la solidarietà, speriamo che prima o poi la gente si renda conto che basta poco per essere gentili, ma ci credo poco. Una buona giornata anche a te!

  3. Che poi dico, hai tutta questa fretta di prendere il treno perché sei arrivato in ritardo? Non fermarti al bar! Perché la tua fretta, la tua ansia, la tua prepotenza nel voler essere servito di corsa appena arrivi, caro principino o cara principina, rovina l’atmosfera sia per chi è lì per lavorare, che per chi è lì per rilassarsi due minuti. Se hai così tanta fretta, la prossima volta arriva prima in stazione.

    1. Vero, non è così indispensabile fare colazione al bar e comunque puoi farla alla stazione dove scendi e con più calma! E poi dico, se ogni giorno sei in ritardo vuol dire che dovrai svegliarti un po’ prima. Santa pazienza!

  4. A dirla proprio tutta, le operazioni di accensione di una Formula1 sono lunghe e complesse, altro che fretta.

    Manca empatia, questo secondo me è il problema. Per questo cerco sempre dibessere gentile ed educato quando mi avvalgo di un servizio. È comprensibile che a volte possano verificarsi scene come quella che hai descritto ma dovrebbe essere un’eccezione, non la regola.

    Tieni duro, fallo per il cliente che ti lascia salutandoti con un grazie e un sorriso.

    1. Allora dovrò cambiare frase, uso sempre quella della Formula 1, ma in effetti sono procedure complesse e non si fanno in un secondo😂 dai, bisogna tenere duro e non perdere mai il sorriso. Come dici tu, mi farò forza per i clienti gentili!

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