Quando bastava un video su YouTube per tenerci incollati allo schermo

Ci pensavo qualche giorno fa, osservando una bambina di nove anni davanti a un vecchio classico Disney. Avevo scelto uno di quei film che, quando ero piccola, riuscivano a catturarmi completamente: Biancaneve, Cenerentola, Pinocchio, Peter Pan, La bella addormentata nel bosco. Film che guardavo in videocassetta così tante volte da impararne le battute a memoria.

Eppure qualcosa era diverso.

Dopo pochi minuti l’attenzione della bambina iniziava già a vagare. Bastava una mosca che volava nella stanza, un rumore fuori dalla finestra, un piccolo dettaglio qualsiasi, e la storia spariva dalla sua mente. Continuava a chiedere cosa stesse succedendo, chi fosse quel personaggio, perché accadesse una certa cosa. Non perché non fosse intelligente — anzi, è una bambina sveglissima — ma perché faceva fatica a restare concentrata su una narrazione lunga, lenta, costruita con i suoi tempi.

E allora mi sono resa conto di quanto siamo cambiati tutti.

Ricordo perfettamente gli inizi di YouTube, circa quindici o vent’anni fa. Quando guardare un video online era quasi un evento. Ci sedevamo davanti al computer e passavamo ore a seguire video lunghissimi: tutorial di trucco, recensioni di film, gameplay della PlayStation, vlog, video divertenti o semplicemente persone che parlavano davanti a una webcam. E li guardavamo davvero. Con pazienza. Con attenzione. Senza il bisogno continuo di cambiare contenuto ogni pochi secondi.

Ci bastava poco per restare coinvolti.

Noi che passavamo i pomeriggi a giocare all’aria aperta, poi correvamo in casa per guardare i cartoni animati in televisione. Io ricordo ancora quanto amassi “Cip e Ciop – Agenti speciali”, i cartoni su Mediaset e tanti programmi che oggi sembrano quasi appartenere a un’altra epoca. Quando iniziava qualcosa che ci piaceva, diventava un appuntamento sacro. Nessuno pensava di velocizzare una scena o controllare quanto mancasse alla fine.

Adesso invece tutto sembra progettato per durare pochissimo.

Con l’arrivo di TikTok, dei Reel e degli Shorts di YouTube, siamo stati abituati a consumare contenuti in modo velocissimo: due secondi di video, poi si scorre. Altri due secondi, poi ancora avanti. Un flusso continuo che non lascia spazio alla noia, ma nemmeno alla profondità.

E la cosa più impressionante è che questo cambiamento non riguarda solo i bambini.

Riguarda anche noi adulti.

Quante volte, prima di iniziare un video, guardiamo subito quanto dura? Quante volte scegliamo di ascoltare tutto a velocità aumentata? Quante volte perdiamo la pazienza se qualcosa impiega troppo tempo? Viviamo immersi nella fretta. Una fretta costante che ormai si riflette ovunque: nei negozi, nel traffico, alle casse del supermercato, persino nel modo in cui parliamo tra noi. Basta aspettare pochi secondi in più e le persone si innervosiscono.

Siamo diventati dipendenti dalla velocità.

E forse la conseguenza più triste è proprio questa difficoltà crescente nel concentrarsi. Oggi chi crea contenuti sui social sa benissimo che deve catturare l’attenzione entro i primi due secondi, altrimenti il pubblico scorrerà via immediatamente. È quasi una regola obbligatoria. Non importa quanto un contenuto sia interessante o profondo: se non “aggancia” subito, viene ignorato.

Mi chiedo spesso dove ci porterà tutto questo.

Perché la capacità di fermarsi, ascoltare, seguire una storia, emozionarsi lentamente… erano cose preziose. Richiedevano pazienza, ma regalavano anche un coinvolgimento diverso, più autentico.

E forse è proprio questo che mi manca di quegli anni: il tempo lento. Il potersi perdere dentro una storia senza sentire il bisogno di guardare altro dopo pochi secondi.

Forse non torneremo più a essere quelli che riguardavano la stessa videocassetta fino a consumarla. Però credo che ogni tanto dovremmo ricordarci quanto fosse bello riuscire a dedicare attenzione vera a qualcosa, senza avere continuamente il bisogno di scappare verso il prossimo stimolo.

Elena

2 pensieri riguardo “Quando bastava un video su YouTube per tenerci incollati allo schermo

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  1. Hai toccato un tema molto delicato e complesso.
    Oggi l’offerta di conenuti è praticamente illimitata, la scelta più difficile, il voler ingurgitare “tutto” ciò che ci propinano è parte di un addestramento involontario.
    Siamo bombardati di stimoli creati ad hoc in laboratorio e sapientemente nascosti, basti guardare le pubblicità.
    Il messaggio subliminale che più va di moda oggi è “se smetti di correre rimarrai indietro”.
    È difficile non farsi influenzare ma possiamo provarci e puntare a tornare ad una lentezza consapevole.

  2. Anche avere un blog in questo momento storico non è felice, tecnicamente sapere quanto tempo impiega la letteratura di un articolo serve a renderlo accessibile alle persone adhd, ma d’altro canto, nessuno ha voglia di leggere un articolo lungo per intero…

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