La matematica è una lingua. È la lingua con cui è scritto l’universo.

La matematica è una lingua. Non nel senso metaforico e un po’ scolastico con cui spesso la si liquida, ma come lo sono davvero le lingue: sistemi di segni che non si limitano a descrivere il mondo, ma lo rendono leggibile. Dire che l’universo è scritto in matematica significa riconoscere che prima ancora di essere narrato, il reale è strutturato. Ha una sintassi, delle costanti e delle simmetrie che non chiedono di essere interpretate emotivamente, ma comprese.

Il nostro incontro con la matematica, però, raramente nasce con questa consapevolezza, arriva quasi sempre attraverso l’obbligo: esercizi, formule, verifiche con l’idea implicita che esista una risposta giusta e tutte le altre siano errori. Così facendo perdiamo di vista il fatto che, come ogni lingua, anche la matematica richiede tempo, immersione, confidenza. Non la si parla subito, la si balbetta. E spesso l’ostilità che le attribuiamo non è altro che il disagio di chi si sente escluso da un codice che non padroneggia ancora.

Eppure, quando si riesce a spostare lo sguardo, qualcosa cambia. La matematica smette di apparire come un muro e comincia ad assomigliare a una mappa. Le leggi che regolano il movimento dei pianeti, la crescita di una foglia, la propagazione di un’onda non sono fredde astrazioni, ma frasi ben costruite di un discorso più grande. Non raccontano storie nel senso tradizionale, ma spiegano perché le storie del mondo seguono certe traiettorie e non altre.

C’è anche una dimensione profondamente umana in tutto questo, che spesso dimentichiamo. La matematica non è l’universo: è il nostro modo di leggerlo. È un atto di fiducia simile a quello che compiamo quando apriamo un libro difficile, accettando di non capire subito tutto, di dover tornare indietro, rileggere e, a volte, rassegnarsi all’incomprensione. Le formule, come le frasi complesse, chiedono attenzione e pazienza, ma in cambio offrono una chiarezza mai banale.

La matematica va riconosciuta per ciò che è: una lingua antica e in continua evoluzione, che non parla di sentimenti ma li rende possibili, perché dà ordine al caos in cui quei sentimenti nascono. Capirla non significa ridurre il mondo a numeri, ma accettare che, sotto la superficie disordinata delle cose, esiste una grammatica silenziosa che le tiene insieme.

Laura

Un pensiero riguardo “La matematica è una lingua. È la lingua con cui è scritto l’universo.

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  1. La discalculia mi rende allergica alla matematica, ma la parte filosofica mi affascina xD esiste l’informatica umanistica, che unisce i due campi e serve nella catalogazione. É interessante, a modo suo, anche se io non so quanto la capirei, in ogni caso

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