Ciao amici, sono Laura e oggi parlerò di Victor Hugo e in particolare di Notre-Dame de Paris.
<<è peggiore privazione essere guerci che ciechi. Un guercio sa quello che gli manca.>> la consapevolezza della propria condizione misera e di inferiorità OPPURE sapere cosa si è perso e non si potrà riavere, aggrava una condizione fisica che sul piano degli effetti è identica.
L’idea rassicurante che la consapevolezza coincida con un progresso interiore non funziona, adesso è inutilizzabile perché sapere non guarisce e non salva.
Il guercio soffre più del cieco non perché vede meno, ma perché ha visto abbastanza da sapere cosa non vede più. La sua condizione è dura ed è continuamente raddoppiata dalla coscienza della perdita.
La tragedia del romanzo, allora, non sta tanto nella deformità quanto nella lucidità. Hugo sembra suggerire che esistano forme di sapere che non aprono alcuna possibilità di riscatto. Quando Quasimodo comincia a capire davvero come viene visto, quando prende coscienza dello sguardo altrui, qualcosa si incrina ma questo non lo rende più libero, anzi, diventa più vulnerabile. La consapevolezza non gli offre strumenti per cambiare il mondo; gli mostra soltanto con maggiore precisione quanto ne è escluso.
In questo, Quasimodo è paradossalmente più protetto nella sua ignoranza iniziale che nella lucidità successiva. Il momento in cui realizza di amare Esmeralda non è un momento di crescita. Capisce abbastanza per desiderare, ma anche per non sperare davvero. È la consapevolezza che smette di essere positiva e diventa dolore aggiuntivo.
Hugo mostra quanto sia crudelmente sbagliata l’idea che capire equivalga a progredire . In “Notre-Dame de Paris” la conoscenza non è una scala che porta verso l’alto, ma una luce che illumina le sbarre della cella. Quasimodo, quando vede di più, soffre di più, non perché prima stesse meglio, ma perché prima non si confrontava con ciò che gli è negato.
Il romanzo presenta, come tutti i classici, verità valide ancora oggi. Hugo chiarisce come esistano condizioni in cui sapere è solo un modo più preciso di soffrire e la consapevolezza, invece di essere una guida, diventa una mappa dettagliata della propria impossibilità.
E questa è una lezione difficile da accettare, perché non insegna come migliorare, non libera, non cura, non redime ma, semplicemente, rende la mancanza impossibile da ignorare.
Laura
So a memoria il musical ( l’ho anche visto dal vivo a Firenze perché è uno dei miei preferiti in generale) e adoro questo libro. Bella riflessione.
A luglio io andrò a vederlo a teatro qui a Genova 😍
Che bello 🤩🤩