“Magia d’inverno” di Tove Jansson

Ciao a tutti, sono Laura. Oggi vi parlo di “Magia d’inverno” di Tove Jansson, pubblicato nel 1947, che appartiene al ciclo dei romanzi dedicati ai Mumin, creature troll che hanno poco a che fare con l’idea tradizionale di troll rozzi e aggressivi perché sono più istruiti, sensibili e riflessivi. Vivono immersi in una valle nordica, ma amano il caldo e quindi passano l’inverno in letargo.



Tove Jansson scrive in svedese pur essendo finlandese. Non è solo scrittrice, ma anche pittrice e illustratrice, in “Magia d’inverno” questa unità creativa è fondamentale: testo e immagini nascono dalla stessa mano, senza mediazioni estranee. Il risultato è una storia che si offre al lettore in modo compatto e coerente, dove ciò che viene detto e ciò che viene mostrato collaborano a costruire senso. La voce narrante è esterna, evidente, e spesso parla usando un “noi” che crea una comunità emotiva tra personaggi e lettori.

Il cuore del libro è lo scoramento della solitudine. La Jansson suggerisce che sapere di essere nei pensieri di qualcuno, anche in assenza fisica, può dare forza e speranza, una forma di calore invisibile che resiste al gelo e che permette di non sprofondare completamente nell’isolamento.
Accanto a questo, emerge il bisogno di qualcosa di sicuro e familiare, rassicurante come un’ancora di salvezza. Quando tutto cambia, ciò che resta uguale diventa essenziale, ciò che sembra insignificante costruisce stabilità.

La Jansson affronta anche il tema delle paure inutili e delle preoccupazioni che si autoalimentano. Le turbe mentali, i pensieri che girano a vuoto, portano all’isolamento, che è indicato come una delle prime cause della depressione perché quando ci si chiude troppo a lungo dentro le proprie paure, il mondo esterno diventa sempre più lontano e minaccioso.



Proprio per questo la primavera, quando arriva, risplende di una gioiosa esuberanza particolare. Il bello è più dolce dopo la difficoltà, non perché il dolore sia necessario, ma perché attraversarlo cambia lo sguardo.
In questo senso l’inverno può essere letto come un territorio da attraversare e non qualcosa da evitare. Dopo averlo affrontato una volta, il suo potere si ridimensiona. Il troll Mumin impara a vedere anche la parte migliore dell’inverno e ciò che prima lo spaventava non diventa innocuo, ma meno limitante.

Curioso e significativo è il riferimento alle “palle di ottone” trovate in uno scatolone: elementi decorativi un tempo comuni, spesso usati come dettagli d’arredo. L’ottone, caldo nel colore, resistente e durevole, introduce un altro libro per bambini nella mia TBR ossia “Pomi d’ottone e manici di scopa” di Mary Norton.

“Magia d’inverno” non elimina la paura, ma insegna che l’ignoto, una volta svelato, smette di essere onnipotente e che crescere significa anche questo, imparare a oltrepassare l’inverno senza chiudere gli occhi.

Laura

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