“Il custode delle favole” di Elisa Crescenti

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Ciao a tutti, sono Laura e oggi recensisco un libro che ho scelto con piena consapevolezza di andare contro i miei gusti.
“Il custode delle favole” di Elisa Crescenti (2025) è un romance contemporaneo, con tutti i suoi pattern, le sue dinamiche e le sue regole implicite.

Il libro dichiara la propria identità già dalla copertina — colori pastello, elementi floreali e font morbidi — che si allinea perfettamente allo stile del genere. È un progetto editoriale coerente che prosegue all’interno con una chicca moderna, la playlist di canzoni consigliate che aiuta a calarsi nel mood del racconto.



NOTA PERSONALISSIMA FRUTTO DELLA MIA SENSIBILITÀ INDIVIDUALE  – Nella dedica che ho trovato il solo elemento di autentica tenerezza: l’autrice scrive alla nonna che è “CASA” e alla figlia che è “ANIMA”. Mi sono chiesta, tra le righe, se l’autrice stessa non si ponga allora come il “CORPO” che unisce queste due dimensioni così profonde.

Torniamo al testo.
Ambientato in una Manchester contemporanea (che funge da sfondo funzionale senza mai imporsi troppo) il romanzo si affida a una tecnica narrativa classica del genere: il doppio punto di vista in prima persona al presente. Sebbene sia una configurazione che personalmente prediligo poco, riconosco la sua efficacia nel creare un legame immediato con i protagonisti.
Il ritmo della narrazione è disteso, quasi dilatato. Ogni capitolo si apre con la citazione di una fiaba o di un cartone animato per fare un richiamo suggestivo che però rimane più atmosferico che strutturale.
Nonostante il susseguirsi di azioni potenzialmente dinamiche, la scrittura sceglie di smussare gli angoli, mantenendo un passo lento che asseconda l’anima “dolce” del racconto, ma in chi predilige un po’ di frenesia risulta, talvolta, ridondante.

NECESSARIO CHIARIMENTO SULLA POSIZIONE DEL LETTORE
Sul piano del contenuto, siamo davanti a una trama prevedibile, che va poco oltre della quarta di copertina. Qui, però, sento il bisogno di fare una riflessione che va oltre il libro di Elisa Crescenti.

“Non è il mio genere, e lo sapevo.”

Questa consapevolezza non deve sminuire l’opera. Troppo spesso leggiamo critiche feroci sulla “frivolezza” o sulla mancanza di originalità di certi romanzi. Ma il punto è un altro perché il lettore che si lamenta dei cliché di un romance non sta facendo una critica al libro, ma a sé stesso.

Valutare un romanzo significa tener conto di ciò che dichiara, consapevolmente, di essere.

Pretendere di trovare un romanzo d’avventura o un’opera d’avanguardia in un libro che si dichiara “romance” in ogni sua caratteristica significa avere una scarsa capacità di individuare i propri libri e un’incapacità di giudizio flessibile.

Cosa avrei voluto di più?
Se devo trovare un punto di crescita, avrei apprezzato un approfondimento del tema psicologico dal punto di vista “medico”. Sdoganare con più decisione il ricorso alla terapia come un atto giusto e profondamente umano avrebbe dato a questa storia uno spessore diverso, senza tradirne la natura leggera.

In conclusione, “Il custode delle favole” è un lavoro onesto che si inserisce con precisione nel panorama editoriale attuale. Non cerca di riscrivere le regole, ma le rispetta con cura.

E io rimango con una domanda per voi: quanto conta davvero l’originalità in un genere come questo, e quanto invece conta la capacità di offrire al lettore esattamente il comfort che sta cercando?

Laura

Un pensiero riguardo ““Il custode delle favole” di Elisa Crescenti

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  1. Il secondo blog nasce per riflettere proprio su temi legati all’editoria e ho pubblicato un articolo sui trope. Il romance è il genere del “More of the same” per eccellenza, di conseguenza, se la storia si chiude senza che la coppia si sia formata, si tende a storcere il naso. Anche l’originalità è un concetto complesso, tutto sta alle dinamiche e all’evoluzione della storia. Negli harmony, per esempio, conta quasi solo la descrizione di certe scene e anche la caratterizzazione dei due personaggi principali passa molto in secondo piano. Un buon romance deve saper gestire tutti gli aspetti, anche quando ci viene mostrata l’intimità dei protagonisti senza filtri. Poi ovviamente lo stile fa la differenza e anche la delicatezza nel descrivere certe argomenti, perché lo spicy fatto male secondo me fa solo l’effetto contrario.

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