Ciao a tutti, sono Laura e oggi voglio parlarvi di una lettura che è arrivata a me come un sussurro. “Le notti al Santa Caterina” mi ha chiamata in un momento in cui avevo voglia di scoprire Sarah Dunant: un’autrice inglese che scrive romanzi storici ambientati in Italia, con una precisione e una sensibilità che fanno pensare a una memoria condivisa. Insegna storia del Rinascimento italiano e vive tra Firenze e Londra — due città che sanno di arte, inquietudine e luce.
Ho scelto questo libro come porta d’ingresso al suo mondo, ma già sto preparando la prossima tappa con “La cortigiana”, ambientato a Venezia, che leggerò in vista della mia prossima gita. A questo proposito, inevitabilmente, leggerò anche “La maestra del vetro” di Tracy Chevalier, che promette di illuminare un’altra declinazione del coraggio femminile e della laguna.

Pubblicato nel 2009 con il titolo originale “Sacred Hearts” (che sicuramente non si riferisce a quello delle suore, non tutte almeno), “Le notti al Santa Caterina” ci trasporta nella Ferrara del 1570, un’epoca in cui la dote era diventata un lusso e la vita monastica era la soluzione economica per metà delle giovani europee che finivano in convento.
La storia è narrata attraverso lo sguardo di suor Zuana, speziale colta e silenziosa, un tempo Faustina. Figlia di un medico, avrebbe voluto studiare e insegnare, ma le vie dell’istruzione le erano precluse. Attorno a lei si muovono figure complesse e vive: suor Perseveranza, che si punisce tra dolore e piacere; suor Benedicta, che canta in preda all’euforia; la novizia Serafina, quindicenne milanese rinchiusa per un amore sconveniente.
E poi la badessa Chiara, donna di potere, più abile che pia. La sua ascesa ecclesiastica è il risultato di una rete di influenze familiari e politiche: nel chiostro, la santità è spesso questione di strategia (e verrà anche messa in luce la rivalità e la lotta al potere con un’altra suora, suor Umilianza, nomen loquens?)
La ricostruzione storica è impeccabile. L’autrice intreccia i destini delle monache con la realtà ecclesiastica post-tridentina, evocando persino la figura di Carlo Borromeo e i riflessi della riforma cattolica.
Il convento diventa un microcosmo di regole e passioni, un teatro dove le donne imparano a sopravvivere e a pensare. Ma in mezzo ai canti e alle penitenze, emergono le domande più profonde: cos’è la fede? È possibile amare Dio senza smettere di essere donna?
Ho apprezzato molto l’inserimento di citazioni dal “Canzoniere” di Petrarca e ho sentito personali echi manzoniani e accenni alla peste — come un presagio storico e simbolico.
Poi ho sentito anche un collegamento con la psicologia che ultimamente attraversa le mie letture. Dall’autolesionismo ne “Il ventre di Londra” alle dipendenze da sostanze e alcool in “La vita di Belle” e molti altri. Qui, il tema del corpo attraversa il romanzo con forza mistica. Il digiuno, la privazione, la fame diventano strumenti di estasi e di controllo. “La magrezza del corpo ingrassa l’anima”, si legge in un passaggio che lascia inquietudine.
Ma la constatazione ragionevole della suora speziale mette un punto fermo sulla questione: “Nel vuoto è più facile perdersi che trovarsi.” Infatti, grazie a suor Zuana, nella smunta Serafina, riaffiora Isabetta — la donna che era stata. Riconquista la propria identità e con essa la libertà di vivere.
“Le notti al Santa Caterina” è un romanzo denso, elegante, colmo di riflessioni sulla mente, sulla fede e sui condizionamenti che attraversano i secoli.
Sarah Dunant scrive con lucidità storica e calore umano, restituendo dignità e voce alle donne che “il secolo” ha confinato dietro le grate.
Un libro da leggere lentamente, come si ascolta un canto che sale dal coro di un monastero e si trasforma in preghiera, in protesta, in libertà.
Avete mai letto Sarah Dunant? Quale dei suoi romanzi vi ha più colpito?
E, soprattutto: quale libro mi consigliereste di leggere in vista del mio prossimo viaggio tra Cipro e Venezia? Cerco storie che abbiano la luce del mare e il respiro della storia.
Laura
Non conoscevo questa autrice ma le tue recensioni mi stanno facendo venir voglia di recuperare i suoi romanzi. Ti farò sapere in futuro.
Grazie, mi fa piacere incuriosire