“Alchemised” di SenLin Yu

Ciao a tutti, sono Laura.
Difficilmente vado dietro alle mode o ai booktok o a questo tipo di letture “virali”, ma ci sono cascata. Da tempo mi dico di dover leggere qualche fantasy, giusto per capire se davvero sia un genere che non incontra il mio gusto, ma ho sbagliato lettura. Sono certa che il fantasy godibile sia altro.

“Alchemized” nasce come trasposizione autonoma della fanfiction “Manacled” che nel passaggio a romanzo indipendente tenta di costruire un mondo nuovo, più cupo e sfaccettato. La domanda iniziatica — “cosa succederebbe se… ?”, il classico gioco del “what if?” — non è un semplice espediente narrativo, ma la lente attraverso cui l’autrice esplora potere, estremismo, manipolazione e una relazione amorosa profondamente problematica.



Il risultato è un testo che alterna intuizioni lucide a scelte narrative controverse, offrendo un terreno fertile per chi desidera interrogarsi su dove finisca la tragedia e dove cominci la giustificazione di ciò che non può essere assolvibile.

L’universo di “Alchemized” è dilaniato da una guerra tra due poteri assoluti. Non c’è luce contro oscurità, ma solo un duello tra ideologie opposte e allo stesso tempo speculari, ognuna pronta a sacrificare umanità e ragione.

Morro governa attraverso la negromanzia, trasformando i cadaveri dei nemici in soldati schiavi. È un potere fondato sulla profanazione della morte, sulla forza bruta e sulla paura.

La controparte (in apparenza “liberatrice”), la Resistenza, è in verità una monarchia teocratica che pone la purezza religiosa sopra la vita delle persone. L’eresia della rianimazione dei morti è per loro un peccato maggiore della sconfitta militare.

La struttura binaria “bene contro male” è smantellata alla radice. Le due fazioni incarnano forme differenti dello stesso assolutismo ideologico: una basata sulla violenza, l’altra sulla fede cieca. È un mondo in cui anche la scelta del “male minore” è comunque devastante.

Il romanzo ricorda “Il racconto dell’ancella” per aspetti come il ripopolamento forzato e l’uso delle donne come steumenti. La protagonista è l’esempio della femminilità annientata, manipolata e resa funzionale alla guerra. Cerco di fare anche un paragone con la realtà descritta da Murata Sayaka, anche lì le donne sono incubatrici di vite, ma sono senzienti (anche se plagiare dalla società). Quanta differenza c’è tra la schiavitù e il condizionamento mentale? Tanta. Per quanto il mondo tratteggiato dalla Sayaka sia disturbante, non riesce a disgustarmi come quello di “Alchemised” che non ha altra giustificazione se non il male che dilaga.

In risposta a una tradizione narrativa in cui l’amore salva e la “found family” redime, questo romanzo presenta un mondo dove nessuno viene salvato. I legami non nascono dalla scelta ma dalla mancanza di alternative.

Il fulcro del romanzo è, appunto, un “affetto” disfunzionale. La relazione tra la guaritrice Elena e il generale Kane Ferron. Il libro si presenta come “dark romance”, ma è un legame costruito sull’abuso, sulla dipendenza emotiva e sulla disperazione.
Kane, fingendosi un informatore per la Resistenza, chiede che Elena gli venga “venduta” come pagamento. Ciò elimina ogni forma di consenso e rende la Resistenza complice della mercificazione e riduzione in schiavitù.
Il loro rapporto si sviluppa senza corteggiamento, senza libertà e senza spazio psicologico. Elena è spinta da compassione estrema, mentre Kane da un’ossessione mai giustificata davvero. L’autrice parla di amore, ma ciò che emerge è un incastro di bisogni disfunzionali, due anime ferite che trovano nell’altra un analgesico più che sentimento.

Kane è un criminale di guerra, autore di torture, massacri, abusi. Tuttavia, la narrazione si affanna a offrirgli attenuanti: l’infanzia, il trauma, gli ordini superiori. L’autrice sembra aver paura di ammettere che sia un personaggio pienamente negativo. Quando poi, invece, la forza del romanzo potrebbe essere nell’assenza di eroi, nel dipingere un mondo dove tutte le alternative sono inaccettabili: è un universo crudele dove solo la brutalità ha spazio, quindi perché non accettare che il protagonista incarni questa realtà?

La violenza sessuale è trattata in modo rapido e attenuato, l’opera finisce per romanticizzare ciò che richiederebbe invece una condanna netta.

Per quanto riguarda la struttura, la narrazione è divisa in tre parti non lineari, con una funzione precisa: farci vivere la confusione della protagonista.

– La parte “Ora” mostra Elena priva di memoria, prigioniera di Kane.
– La lunga parte “Passato” ricostruisce storia, guerra e nascita della relazione.
– La parte “Dopo Ora” segue Elena quando finalmente ricorda e agisce.

È un puzzle che obbliga il lettore a un percorso di ricostruzione, ma a volte l’operazione risulta più contorta che illuminante, generando domande a cui, spesso, si fa fatica a dare risposte coerenti.

Il finale è una fuga dalla giustizia spacciata per romanticismo. Il romanzo cerca di presentarlo come un lieto fine “amaro”, ma non ci sono conseguenze per le atrocità commesse.
La tragedia che avrebbe potuto essere — due persone distrutte da un mondo crudele — viene trasformata in una storia che assolve ciò che non dovrebbe essere assolto. La conclusione più coerente non sarebbe stata l’amore che vince, ma la presa di coscienza che a volte l’amore nasce dalle ferite, non dalla libertà, e che non può redimere l’irrimediabile.

“Alchemized” è un romanzo con alcune buone intuizioni, ma i problemi risiedono nelle sue scelte morali.
Offre un mondo senza eroi, una critica severa all’assolutismo e una lettura interessante della misoginia sistemica, ma fallisce nel condannare le colpe e nella rappresentazione della relazione centrale.

L’ho trovato eccessivamente lungo (1070 pagine), dispersivo e frammentato. Lascia il lettore con la sensazione di aver compiuto un’impresa (a volte è stato difficile non abbandonare la lettura per incoerenze inaccettabili) senza essere però arrivati a un nulla di fatto.

Purtroppo mi sento di giudicare negativamente questo romanzo è classificarlo come l’ennesimo caso editoriale con cui non sono riuscita ad entrare in sintonia.

Lettori, datemi qualche riscontro nei commenti.

Laura

4 pensieri riguardo ““Alchemised” di SenLin Yu”

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  1. Se dovesse uscire in audiolibro forse lo recupererò, ma mi rifiuto categoricamente di leggerlo. Questo è un tema per Diario di una bibliofila divergente, ho già in programma di scrivere due articoli, uno sui trope ( che sarà davvero lungo visto quanti ce ne sono, ma in realtà vorrei evitare di dividerlo in troppe parti) e uno sui trigger warning. Purtroppo il fatto che fosse nato come Fan Fiction basata su Harry Potter ( Kane sarebbe Draco, Helena Hermione, io questa ship non la capisco proprio) ha fatto in modo che, per pubblicarla, andasse quasi riscritta. Su Wattpad molte volte ci sono capitoli che rallentano la lettura perché dipende dalla frequenza di pubblicazione da parte dell’autore, ma se poi la storia viene pubblicata tutte le parti ripetute andrebbero snellite il più possibile. È un discorso veramente complesso

    1. Anche io non ho mai capito l’ossessione per “Dramione”, e in tutta onestà il personaggio di Draco mi risulta molto inutile: non è un villain, né niente. Un inetto

      1. A me questa ship mette i brividi visto che lui è un bullo e odia la gente come Hermione. Non hai tutti i torti, comunque: è la scelta peggiore se vuoi approcciare i fantasy. Ce ne sono di più carini, ma comunque non così lunghi come questo. Li trovi anche sul mio blog, chiaramente 😉

      2. Le Fan Fiction stanno venendo studiate a livello accademico per l’influenza che hanno, io stessa ne ho parlato nella mia tesi magistrale. Però è un problema che diventino libri effettivi

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