Ciao a tutti, amiche e amici del blog! Sono Laura e oggi sono qui per parlarvi di un libro che mi ha suscitato parecchie riflessioni, sebbene non mi abbia del tutto entusiasmato come altre letture. Sto parlando di “Ragazze Elettriche” di Naomi Alderman.
Questa volta, nessuna dritta da Elena, mia sorella! Ho scoperto “Ragazze Elettriche” per conto mio, navigando su YouTube. Mi sono imbattuta in un vlog di lettura che ne parlava e la premessa mi ha subito incuriosito. In un periodo in cui stavo leggendo parecchia distopia al femminile, questo libro prometteva un ribaltamento totale della situazione: erano le donne, qui, a detenere il potere, un potere derivato da una vera e propria supremazia fisica. L’idea mi ha intrigato parecchio, volevo capire come l’autrice avrebbe gestito una premessa così potente.
Fin dalle prime pagine, “Ragazze Elettriche” si è rivelato un’opera dalla premessa audace.
Il titolo originale, The Power, è diretto e incisivo. “Ragazze Elettriche” mi sembra una traduzione che rende bene l’idea centrale del romanzo, pur specificando un po’ la natura di questo potere. L’enfasi sul “ragazze” credo sia voluta per sottolineare l’origine e la diffusione iniziale di questa capacità nelle donne più giovani.
Pubblicato nel 2016, il romanzo si inserisce nel contesto di un decennio in cui il dibattito sui diritti delle donne e sulle disuguaglianze di genere ha acquisito nuova rilevanza. L’Alderman, con quest’opera, si propone come una voce che interroga le strutture sociali e di potere contemporanee.
La copertina che ho io mostra una mano percorsa da quelli che sembrano fili energetici. È un’immagine efficace, che cattura immediatamente l’essenza del libro: il potere, l’energia, il tocco femminile che diventa forza. Un buon riassunto visivo.
Il libro è dedicato a due donne che, come l’autrice scrive, le hanno “mostrato prodigi”. Questo mi ha fatto pensare che il libro stesso avrebbe potuto rivelarmi qualcosa di sorprendente.
La citazione che apre il romanzo è tratta dalla Bibbia, dal primo libro di Samuele, capitolo 8. Inizialmente, non le ho dato particolare peso, ma leggendo ho scoperto quanto la religione assuma un ruolo cruciale nella narrazione. Vengono fatti diversi riferimenti biblici, dalle suore che attribuiscono i poteri a Satana, a una ragazza che sente una voce e la attribuisce a Dio. Un riferimento diretto alla storia di Rut come simbolo della vera amicizia mi ha poi stimolato ad approfondire ulteriormente il Libro di Rut, e devo ammettere che mi ha aperto gli occhi su quanto temi come lealtà, redenzione e provvidenza divina siano centrali, anche se in un certo senso rovesciato, in questo romanzo.
Ho notato che tra i ringraziamenti Naomi Alderman menziona esplicitamente Margaret Atwood, ringraziandola per aver creduto fin da subito nel progetto. Questa è una connessione significativa, dato il ruolo di Atwood nel panorama della distopia al femminile, e mi fa capire ancora di più il contesto e l’ispirazione dietro quest’opera.
“Ragazze Elettriche” si presenta come un manoscritto fittizio, quasi una finzione nella finzione, di un amico dell’autrice, che vuole raccontare una versione romanzata della storia. Questa scelta aggiunge un ulteriore livello di riflessione sulla natura della verità e della narrativa.

La premessa è, come detto, lo sviluppo da parte delle donne della capacità di generare scariche elettriche dal proprio corpo. Questo potere, inizialmente utilizzato per autodifesa, sconvolge l’equilibrio millenario tra i sessi. La storia si ribalta in modo quasi inquietante: da oppresse, le donne diventano le detentrici del potere, e con esso, purtroppo, arrivano anche gli abusi. Si passa dalla violenza subita a quella agita, tanto che le madri di figli maschi iniziano ad avere paura a lasciarli uscire da soli. Nel corso del romanzo, assistiamo allo sviluppo di una vera e propria religione femminile, e le donne assumono posizioni politiche di rilievo, organizzando rivolte e manifestazioni che cambiano il volto della società. La struttura del romanzo si snoda attraverso le vicende di quattro personaggi principali, ciascuno con il proprio punto di vista, coprendo un arco temporale lungo e frammentato. Questo approccio permette di esplorare le molteplici sfaccettature di questo nuovo mondo e le trasformazioni di individui e società.
Il ritmo è incalzante, la narrazione non ti lascia un attimo di respiro, ma a volte l’ho trovata un po’ pesante nella sua esposizione dei fatti. L’Alderman ha uno stile incisivo e diretto, quasi giornalistico, che rende la storia estremamente realistica nonostante la premessa fantascientifica. È abile nel costruire un mondo credibile, pur partendo da un’idea così radicale. Il suo stile si allinea alla serietà dei temi trattati.
Il passaggio da oppressi a oppressori è un tema, purtroppo, non nuovo. Per questo, “Ragazze Elettriche”, pur essendo interessante, non l’ho trovato estremamente originale sotto questo aspetto. Inevitabilmente, mi ha ricordato “La fattoria degli animali” di George Orwell, dove gli animali, dopo aver rovesciato i loro oppressori umani, finiscono per replicare gli stessi meccanismi di tirannia. E devo ammettere che questa dinamica mi è capitata di vederla anche nella realtà: a scuola, tanti ragazzi che erano stati bullizzati, una volta cresciuti e usciti dalla cerchia degli “sfigati”, sono diventati a loro volta bulli con chi vi era rimasto. La Alderman, come Orwell, ci mette di fronte alla scomoda verità che il potere, in quanto tale, tende a corrompere, indipendentemente da chi lo detiene.
Non ho avuto modo di vedere la serie TV tratta dal romanzo, prodotta da Amazon Prime Video. Ho sentito che è abbastanza fedele alla trama principale e ai personaggi. Ci sono ovviamente delle licenze creative, ma il messaggio e l’impatto emotivo del romanzo rimangono intatti.
Quello che più mi ha colpito di questo libro è il modo in cui ci costringe a riflettere sulla condizione delle donne e sulla natura del potere. L’autrice, come dice nella prefazione, spera di aiutare le lettrici a cambiare la visione di sé, perché fin da bambine alle femmine è insegnato ad avere paura. Immaginare un mondo dove si ha potere può davvero cambiare la vita.
Il romanzo esplora due possibili realtà: che le donne, una volta ottenuto il potere, si comportino esattamente come gli uomini, riproducendo gli stessi schemi di violenza e oppressione; oppure che trovino una via diversa, una gestione del potere basata su principi diversi. E la risposta che il libro dà è, a mio avviso, agghiacciante e profondamente realistica. Non è il genere a determinare la corruzione, ma il potere stesso.
La presenza della religione nel romanzo è un altro spunto di riflessione notevole. La nascita di una religione femminile, con nuove divinità e riti, mostra come il bisogno umano di credere e di dare un senso al mondo si adatti e si trasformi in base alle dinamiche di potere e alle figure dominanti.
Le mie precedenti letture di romanzi distopici come “1984”, “Il racconto dell’ancella” e “L’alveare” – arriveranno le recensioni, lo giuro – hanno sicuramente preparato il terreno per apprezzare la critica sociale presente in “Ragazze Elettriche”. Ho già familiarità con i meccanismi di oppressione e di ribaltamento dei ruoli, ma l’approccio dell’Alderman, così legato alla fisicità del potere femminile, ha aperto nuove prospettive.
Il libro è stato pubblicato in Italia da Nottetempo, una casa editrice che apprezzo per la qualità delle sue proposte e per la sua attenzione a voci originali. L’inserimento in una collana che valorizza la letteratura contemporanea è una conferma della sua importanza nel panorama editoriale.
“Ragazze Elettriche” mi ha arricchita nel senso di avermi offerto diversi spunti di riflessione. Mi ha intrattenuto con una trama avvincente e personaggi che ho trovato interessanti, ma non mi ha lasciato con quel senso di “illuminazione” o stupore che cerco nelle letture più riuscite. Sono comunque contenta di averlo letto, e lo consiglio a chiunque sia disposto a mettere in discussione le proprie certezze, a chi cerca una lettura che non sia solo intrattenimento, ma anche uno stimolo intellettuale. Se vi piacciono i distopici, la fantascienza sociale e i romanzi che affrontano temi di genere in modo originale, pur con qualche riserva sull’originalità della trama, questo è un libro da considerare.
E voi, cosa ne pensate? Avete letto “Ragazze Elettriche” o avete visto la serie TV? Quali riflessioni vi ha suscitato? Trovate anche voi che non sia poi così originale o l’avete amato? Scrivetemi nei commenti, sono curiosa di leggere le vostre impressioni!
Un caro saluto, Laura
Non l’ho letto ma mi hai davvero incuriosita! Lo aggiungerò senz’altro alla lista dei libri da leggere. Da fan del “Racconto dell’ancella” credo sia da vedere!
Bene, poi fammi sapere! 😚
Ho sentito cose molto problematiche su questa autrice perché pare che sia vicina al sionismo. Il libro mi intriga, però questa cosa mi disincentiva molto. Vedrò cosa fare
Un peccato la serie tv sia stata cancellata dopo solo una stagione (hanno adattato metá libro, in pratica). Erano stati sviluppati alcuni concetti molto interessanti, dinamiche nel libro erano solo accennate… certo c’erano cose superflue o che potevano proprio risparmiarsele (tipo il disastro aereo – non c’azzecca nulla IMHO !)Speriamo che qualcun altro faccia il reboot della serie tv o che la Alderman faccia il seguito almeno !
Devo recuperarla. Anche se l’hanno cancellata sono curiosa di vederla!