“Metti via quel cellulare” di Aldo Cazzullo. Un’occasione mancata

Ciao a tutti, sono Laura.


“Metti via quel cellulare” di Aldo Cazzullo è uno di quei libri che promettono molto, ma purtroppo mantengono ben poco. La premessa sembra interessante: un dialogo tra l’autore e i suoi figli sul tema dell’uso smodato della tecnologia, in particolare degli smartphone, con l’intento di riflettere sull’impatto che questi dispositivi hanno sulle nostre vite. Tuttavia, già dalle prime pagine, il libro svela i suoi limiti.



Le 193 pagine sono scritte a caratteri così grandi da dare l’impressione di un tentativo disperato di allungare un contenuto che, in realtà, avrebbe potuto essere tranquillamente ridotto a un lungo articolo o a un saggio breve. Non c’è profondità, né spessore; solo una continua ripetizione di luoghi comuni che qualsiasi genitore, nonno o insegnante potrebbe esporre senza dover scrivere un libro.

L’idea del dialogo con i figli, che poteva essere un espediente originale per arricchire la discussione e renderla più autentica, finisce per sembrare un artificio forzato e persino ridicolo. Le conversazioni sono schematiche e poco credibili, e anziché coinvolgere o stimolare riflessioni, risultano banali e prive di qualsiasi guizzo narrativo. Anche le risposte dei figli sembrano costruite ad arte per confermare tesi già scontate, senza mai sfociare in un vero dibattito o in punti di vista interessanti.

Ciò che delude maggiormente, però, è la totale assenza di pensieri originali. Cazzullo si limita a ripetere critiche ben note sulla dipendenza da smartphone, i rischi della sovraesposizione ai social media e l’alienazione digitale, senza mai offrire spunti curiosi o innovativi. Ci si aspetterebbe che un giornalista del suo calibro possa proporre un’analisi più acuta o qualche prospettiva nuova su un tema così attuale e complesso, ma purtroppo non è così. Il risultato è un’accozzaglia di ovvietà che non arricchisce né il dibattito né il lettore.

In definitiva, “Metti via quel cellulare” sembra più una manovra editoriale per sfruttare un tema caldo, piuttosto che un’opera che possa davvero aggiungere valore alla discussione. Se cercate un libro che vi faccia riflettere sull’impatto della tecnologia nelle nostre vite, questo non è quello giusto. Al termine della lettura, la sensazione è che l’occasione sia stata sprecata, e che il libro lasci solo un vuoto riempito da pagine gonfiate e concetti stantii.

Laura

8 pensieri riguardo ““Metti via quel cellulare” di Aldo Cazzullo. Un’occasione mancata

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  1. 🎀 Condivido la dettagliata recensione e tutti gli aspetti dell’analisi critica ~ Aldo Cazzullo, secondo il mio parere, ha perso da un po’, ormai, la iniziale verve intellettuale ~ Si e’ allineato e seduto.
    Buona domenica Laura!

    1. Sì, i contenuti si sono molto appiattiti e seguono un po’ le mode del momento ed è da parecchio che non tira fuori un argomento originale. Grazie e buona serata, Paola!

  2. Il libro ti ha delusa perché Cazzullo si è posto un obiettivo impossibile, ovvero risolvere con le sue nude mani una delle emergenze sociali del nostro tempo (forse la più grave dopo la dissoluzione della famiglia tradizionale). Se esistesse una formula magica per liberarci dalla dipendenza da cellulare, sarebbe già stata trovata da tempo. Se invece tale dipendenza continua imperterrita ad esistere (e anzi miete sempre più vittime), allora vuol dire che come tutte le dipendenze puoi solo sperare di non averla, e se invece ce l’hai puoi farci poco. Io per fortuna non ce l’ho. Probabilmente perché ho avuto il mio primo cellulare a 11 anni e ne ho avuto uno in grado di fare qualcosa di più di chiamate ed sms a 29: di conseguenza, avendo vissuto per quasi 30 anni senza cellulare o con un cellulare non fantasmagorico, per me non è un grosso sforzo continuare a usarlo poco.

    1. Ciao, alla fine Cazzullo non cerca una soluzione, prende semplicemente atto della situazione. È solo un botta e risposta con i figli. Hai ragione, chi è nato con lo smartphone in mano difficilmente riuscirà a farne a meno, forse sono stati più fortunati quelli che come noi lo hanno conosciuto in età più avanzata.

      1. 2 anni fa ho scoperto che il cellulare ti dà la possibilità di visualizzare per quanto tempo al giorno lo usi. Dopo essermi reso conto che riuscivo sempre a stare sotto le 3 ore giornaliere, ho deciso che da quel momento in poi quello sarebbe stato il mio tetto massimo. Nei 2 anni passati da allora non ho fatto alcuna fatica a rispettare questa regola che mi sono autoimposto. Grazie per la risposta! 🙂

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