“Baita di sangue” (Quarta e ultima parte) di Elena e Laura Canepa

Nelle puntate precedenti…

“Baita di sangue” (Prima Parte) di Elena e Laura Canepa

“Baita di sangue” (Seconda Parte) di Elena e Laura Canepa

“Baita di sangue” (Terza Parte) di Elena e Laura Canepa

Si diressero al secondo piano e Liam fissò la scala al muro. «Ti aspetterò qui, fa’ attenzione.»

Bethany deglutì. Si arrampicò fino in cima e il ragazzo le passò la lampada. Infilò la testa nella cavità buia e inospitale percependo, da subito, un forte odore di umido e di chiuso. Rabbrividì, nonostante la temperatura fosse decisamente alta e illuminò la zona circostante. Si sarebbe aspettata di trovare qualsiasi cosa e, invece, nulla. La stanza era completamente vuota, tranne per un ammasso di coperte che giaceva sul pavimento di legno. Illuminò le pareti, sporche di sangue e graffi e notò delle unghie conficcate nel muro. Accidenti, ecco spiegato il sangue secco sulle mani dell’essere che avevano ucciso poco prima. Ma che diavolo ci faceva lì?

«Ehi, Beth, tutto a posto lì sopra?»

«Sì, non c’è nulla qui, adesso scendo!» rispose lei alla voce distante di Liam.

Trascorse la manciata di minuti successivi a ispezionare ogni angolo della soffitta, ma fu tutto inutile: non trovò niente che potesse fornirle ulteriori indizi. Rassegnata, scese le scale facendo attenzione a non lasciar cadere la lampada.

«Non ho trovato niente, Liam, niente di interessante, tranne delle cenciose coperte e graffi sul muro. Svelato il mistero dei rumori provenienti dalla soffitta; resta da capire il perché! Liam?»

Nessuna risposta.

Liam non c’era.

«Liam, dove diavolo sei finito?» chiamò lei, mentre l’eco della sua voce rimbombava nella casa buia.

La pioggia era cessata. Bethany scese di corsa le scale per ritrovarsi, nuovamente, al primo piano. «Liam, maledizione, dove ti sei cacciato?»

Il cadavere giaceva ancora lì, emanando quel forte e insopportabile odore di carne putrefatta.

Bethany trovò la porta della baita spalancata.

«Liam!» urlò sulla soglia, «dove sei?»

Nessuna risposta.

Il cielo si stava rischiarando e la notte lasciava spazio al giorno.

La ragazza si strinse nelle spalle e uscì a ispezionare i dintorni.

Nulla.

D’un tratto, udì un susseguirsi di colpi, a ritmo più o meno continuo. Decise di dirigersi verso la fonte di quel rumore. Dopo alcuni passi, sollevò la testa.

Ciò che vide la lasciò senza fiato e si tappò immediatamente la bocca.

Liam, impiccato a un albero, dondolava urtando i piedi contro il tronco.

«Liam! Oh, mio Dio!» urlò Bethany, pensando in fretta a un modo per tirarlo giù.

Corse nel capanno degli attrezzi prendendo una scala e si arrampicò, tentando di tagliare la corda a colpi di accetta.

«Liam, resisti!» continuava a ripetere Bethany, con gli occhi pieni di lacrime.

A nulla valsero gli sforzi della ragazza. Una volta liberato da quella trappola mortale, si accorse che il volto cereo e gli occhi sbarrati erano privi di vita.

Bethany, inginocchiata a terra, pianse con rabbia e strinse la terra coi pugni.

«Cosa volete da me, maledetti bastardi!» urlò, guardandosi attorno.

Il silenzio dominava la scena, mentre Bethany teneva la mano fredda di Liam fra le sue. Lo aveva odiato, certo, e aveva anche desiderato di vederlo morto, ma adesso si sentiva responsabile e avrebbe preferito che non fosse mai andato a cercarla.

Una mano le si posò con pesantezza sulla spalla.

«Povera piccola.»

«Chi diavolo sei tu?» urlò Bethany, alzandosi di scatto.

«Sono Judith, tesoro, non mi riconosci?» fece la donna paffutella, mostrando i piccoli denti.

«Non scherzare, cosa volete tu e tuo marito da me? Perché mi state perseguitando?» urlò la ragazza.

«Ma non lo capisci?» Judith rise di gusto.

«Che cosa dovrei capire?» domandò Bethany, esausta.

Judith la guardò negli occhi, posandole entrambe le mani sulle spalle. «Hai preso le tue pastiglie, tesoro?»

«Hai preso le tue pastiglie, tesoro? Hai preso le tue pastiglie, tesoro? Hai preso le tue pastiglie, tesoro?» quelle parole riecheggiarono più volte nella mente di Bethany.

Era sua madre a ripetergliele.

Bethany crollò nuovamente sulle ginocchia.

Le sue pastiglie.

Da tempo aveva cominciato ad avere dei blackout e, su consiglio della sua famiglia, aveva effettuato alcune sedute dallo psicologo. Quelle pastiglie l’avrebbero aiutata a evitare di perdere conoscenza e agire, spesso in modo sconsiderato, senza averne la minima idea o il minimo ricordo.

La ragazza era confusa. Cos’era successo veramente?

Si voltò e si ritrovò sola. Judith non c’era. C’era mai stata?

Tornò alla baita.

Il cadavere giaceva lì, sul pavimento. Corse in soffitta, ormai la luce del giorno rendeva inutile la lampada a olio. La mole di scartoffie e scatoloni che vi trovò la lasciò senza parole. Da dove arrivava tutta quella roba? Dov’era finita la coperta polverosa? E i graffi sanguinosi sulle pareti?

Bethany era al colmo della sopportazione. Le immagini si stavano sovrapponendo nella sua mente, ma di una cosa era certa: c’era un cadavere al piano di sotto.

Corse in bagno per sciacquarsi la faccia, ma un ronzare di mosche portò il suo sguardo nella vasca da bagno rossa dal sangue. Ma certo, la testa di capriolo! Se Tom e Judith erano stati frutto della sua immaginazione, nessuno era andato a pulire lì.

Scostò la tenda, ma ciò che vide la fece tremare.

Sul fondo della vasca da bagno non giaceva la testa di un capriolo, bensì quella del vecchio Tom: la bocca e gli occhi asciutti, spalancati.

Per poco non svenne e iniziò a ricordare.

Aveva sentito dei rumori e il vicino si era gentilmente offerto di andare a controllare. La parte malata di Bethany aveva preso il sopravvento. Aveva seguito Tom e lo aveva preso alle spalle, accanendosi su di lui. La testa mozzata era finita nella vasca da bagno e, mentre si stava sbarazzando del corpo, era arrivato Liam. Il ragazzo aveva cercato di farla ragionare in tutti i modi e, per farla calmare, le aveva dato una mano a portare fuori il corpo senza testa del mal capitato.

E allora chi era l’essere ingobbito e senza un occhio che li aveva tanto spaventati?

Bethany scese le scale, questa volta in modo lento e assalita da mille pensieri.

Si avvicinò al cadavere e fissò il volto tumefatto.

Era Liam.

Bethany scoppiò in lacrime. Cos’aveva fatto?

Uscì di corsa dalla baita e si addentrò nel bosco. Ignorò l’affanno e continuò a percorrere quel sentiero sconosciuto per ore. Poi, udì alcuni rumori: era arrivata ad una strada asfaltata.

Si gettò in quella direzione, disperata, e riuscì a fermare un’auto agitando le braccia fra le lacrime e il fiatone.

«Cos’è successo, signorina?» chiese l’autista, visibilmente preoccupato.

Bethany era ricoperta di fango e sangue secco. «Ho bisogno di un passaggio fino in città, sono successe delle cose terribili! Potrebbe, gentilmente, aiutarmi?»

«Certo, salga pure!»

Bethany si accomodò sul morbido sedile e affondò la testa nello schienale.

«Le va di raccontarmi com’è andata?» fece l’uomo, cercando di metterla a suo agio.

Bethany cominciò il suo racconto in modo confuso. A mano a mano che il racconto entrava nel vivo, gli occhi della ragazza si fecero scuri e distanti.

Aveva bisogno delle sue pastiglie, ma ormai era troppo tardi.

Il guidatore non fece in tempo ad accorgersene; Bethany aveva già afferrato il volante e con forza era riuscita a mandare il veicolo fuori strada.

FINE

“Baita di sangue” di Elena e Laura Canepa © Copyright 2024 – Tutti i diritti riservati

Foto di Victoria da Pixabay

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