Ciao a tutti, sono Laura e oggi vi parlerò nuovamente di Oriente. Con la mia ultima lettura, ho chiuso il cerchio di Memorie di una geisha (ne parlo qui). Mi ripeto a beneficio di chi non avesse letto la mia precedente recensione: la storia di Arthur Golden era liberamente ispirata alle vicende di Mineko Iwasaki, la geisha però voleva mantenere l’anonimato, ma Golden non rispettò i patti. In più, la donna denunciò le menzogne raccontate dall’autore e decise, per rendere giustizia al mondo delle geishe e alla tradizione giapponese, di pubblicare la sua storia.

Fin dal prologo, l’autrice motiva la sua decisione di uscire dall’anonimato. Vuole far luce sul mondo misterioso delle geishe che, per secoli, sono state figure affascinanti, ma sempre circondate da un alone di mistero. Mineko Iwasaki dice – cito testualmente – “a detta di molti sono stata la miglior geisha della mia generazione. Sicuramente sono stata quella di maggior successo.”
Nel corso del romanzo, seguiamo la donna nella sua formazione. Il percorso per diventare geisha (per semplicità, mi riferisco a queste donne sempre come geishe, ma in realtà l’autrice chiarisce fin da subito che il modo corretto di riferirsi loro è diverso: geiko, maiko…) è molto duro, lo studio della danza e delle varie arti è molto approfondito e impegna gran parte della giornata di queste ragazze. Le serate, poi, sono zeppe di impegni nelle varie case da tè. Durante tutta la lettura, rimanevo allibita dalla “forza” necessaria a sostenere un ritmo del genere: le ore di sonno ridotte al minimo e svariati impegni senza soluzione di continuità.
Affascinanti sono anche le descrizione dei kimono e delle varie tradizioni, si percepisce l’attaccamento dell’autrice alla sua cultura e la passione che mette nella sua arte.
Mineko Iwasaki si è ritirata all’età di 29 anni, ma è passata alla storia diventando un modello per le nuove geishe. Riesco a capirlo: si è impegnata moltissimo e ha raggiunto risultati – intesi come quantità di “inviti” agli eventi e alle feste – inarrivabili. La sua notorietà, benché adesso generi stima, le aveva procurato l’invidia delle compagne/colleghe che le resero la vita difficile (e la fecero sentire sola ed esclusa, che è forse la cosa peggiore).
Spendo qualche parola anche sullo stile, pur non essendo questo l’aspetto più “importante” del libro. Si tratta di un documento più che di un romanzo: l’autrice non è una scrittrice, ma una donna che vuole raccontare la sua storia. E questo ha fatto. Mettiamoci anche l’abissale differenza della lingua giapponese da quelle occidentali (l’intervento di Rande Brown è stato proprio volto a questo, rendere in inglese le varie espressioni giapponesi). La lettura non è sempre scorrevole, talvolta i periodi sono pesanti e la costruzione delle frasi è un po’ contorta, ma questo non mi ha disturbata per nulla.
La storia mi è piaciuta e sono contenta di aver “sentito” la verità sulle geishe. Ovviamente, mi resterà sempre il dubbio che alcuni si pongono: Mineko Iwasaki sarà stata onesta oppure avrà censurato qualcosa? Ma questa domanda credo rimarrà senza risposta ancora a lungo.
Nel frattempo, io mi fido e consiglio la lettura a chi vuole saperne di più su queste misteriose e affascinanti donne che sono uno dei simboli più conosciuti del Giappone nel mondo.
Laura
Un giorno mi vi metterò: è un argomento interessante… e magari visitare direttamente in giappone! 🙂
Sì, il Giappone deve essere un paese molto interessante da visitare. Una cultura così distante dalla nostra fa vedere tutto con occhi diversi
Infatti. E alcuni amici che ci sono stati hanno detto che ne val la pena
Io non conosco nessuno che sia stato in Giappone… chissà, magari sarò io la prima 😂
Te lo auguro 😜
povera
la tipica fregatura in nome dell’arte… o dei soldi?
Eh, è una questione a cui non è facile dare una risposta. Troppo spesso i soldi sono il motore di tutto. Voglio pensare che il mondo sia un bel posto, quindi mi illudo che sia solo in nome dell’arte 😂
Interessante. Magari quando riuscirò a leggere Memorie di una geisha valuterò se leggere anche questo. Grazie 😘
Sicuramente, come romanzo, “Memorie di una geisha” è più scorrevole e appassionante, ma questo è più realistico.
Direi che il dubbio rimane su eventuali censure… effettivamente certe cose non sono facili da raccontare. Grazie per il tuo pensiero in merito
Buona serata Laura 😘
Grazie a te per il commento, Sara, buona serata!😘