Questo è il racconto di Giômìn o dizertô (si legge Giumin u disertu e significa Giômìn il disertore) che morì all’età di 79 anni e si portò dietro, per tutta la vita, questo soprannome. Il suo vero nome era Gerolamo e nacque nel 1889 a Vesima, una frazione dell’estremo ponente genovese. Si sposò e andò a vivere a Chiale, un paesino della Val Cerusa sulle alture di Voltri a Genova. Aveva una bella cascina, dove viveva felicemente con la moglie Marina e la prima figlia Maria, nata nel 1913. L’uomo aveva anche un terreno, perché di mestiere faceva il contadino. Nel 1915, a seguito dell’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale, venne chiamato alle armi per combattere al fronte, sul Carso. Benché sapesse sparare, dover usare il fucile per uccidere degli uomini e rischiare di rimanere ucciso a sua volta lo spaventata moltissimo. Anche il pensiero di dover lasciare la moglie a casa a cavarsela da sola e stare lontano dalla sua cara terra aumentavano il suo senso di angoscia. Ma la guerra è guerra e, siccome non ci poteva fare nulla, dovette mettere da parte le sue paure e partire per questo viaggio che avrebbe potuto essere senza ritorno.

I compagni di Giômìn erano all’incirca della sua età. La vita in trincea era dura: le lunghe ore di attesa tra un combattimento e l’altro logoravano i nervi e il tutto spesso era aggravato da freddo, pioggia e fango. I soldati si ferivano frequentemente e, purtroppo, le cure erano limitate. Anche le ferite più leggere potevano diventare un problema. Dopo mesi e mesi Giômìn riuscì a ottenere un congedo per far visita alla moglie e rivedere la figlioletta. Durante quel periodo la donna rimase incinta. L’uomo lo venne a sapere tramite una lettera scritta da Marina. Ella era praticamente analfabeta, come la maggior parte dei contadini. Giômìn , a differenza degli altri, era istruito e le aveva insegnato qualcosa. Le parole della lettera erano quasi illeggibili, fu però chiaro il concetto: sarebbe diventato nuovamente padre. Arrivò il 1916, eppure gli era stato detto che questa guerra sarebbe finita entro pochi mesi.
Una notte Giômìn era in trincea con un altro soldato con il quale aveva stretto amicizia, legame che ormai era diventato fraterno. Chiacchieravano del più e del meno, raccontandosi aneddoti sulle loro vite, come accadeva quasi ogni giorno per passare il tempo ed alleviare la tensione. Quand’ecco che gli austriaci iniziarono a sparare a raffica dalle loro trincee verso i soldati italiani. Prontamente i due, assieme ai compagni, risposero al fuoco. I colpi erano casuali: il buio impediva di vedere a cosa si sparasse esattamente.
Dopo un quarto d’ora senza sosta il fuoco cessò da entrambe le parti. Giômìn posò il fucile accanto a sé, si girò verso il compagno ed esclamò: «Anche per questa notte è finita!».
Silenzio.
L’amico non rispose.
Giômìn lo chiamò più volte e si avvicinò per scuoterlo. Allora lo vide. Quel maledetto foro. Il proiettile aveva bucato l’elmetto e aveva ucciso l’uomo sul colpo. Il caro amico se ne era andato. Giômìn indietreggiò spaventato e incredulo.
I giorni seguenti furono psicologicamente cruciali, era necessario farlo. Pianificò il tutto: la sua fuga da quel maledetto posto.
CONTINUA…
“Giômìn o dizertô” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa
Giômìn o dizertô: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati
Purtroppo la prima guerra mondiale è piena di storie come questa. Allora si combatteva in trincea e la differenza tra vivere e morire poteva essere questione di un attimo, di fortuna o del caso. Un po’ come oggi… No, scherzo, oggi facciamo schifo per quanto siamo fortunati al confronto. Buona giornata ragazze!
Buona giornata Raffa! Grazie del commento. La prima guerra mondiale è stata molto crudele e purtroppo ci sono meno testimonianze. Sì, oggi facciamo schifo, soprattutto in questi giorni: siamo fortunatissimi, ma troppa gente non lo capisce!😣
Complimenti per la storia e la ricerca che sicuramente avete fatto per potercela narrare. Grazie!
Il racconto, tramandato di padre in figlio, era carente di alcuni dettagli storici; abbiamo dovuto integrare alcune parti. Grazie a te del commento!😉
Mio nonno ha preso la medaglia al valore.
Certo che siamo partiti col morto stamattina.
Già!😣😣
12:24, see
sempre in ritardo stì guerrieri
eh va beh, e’ così: amen
ciao ragazze a presto
God bless Dixieland ❌
Ciao e buona giornata!
Che bella la prima parte di questa storia. 👍👍👍👍👏👏👏👏. Aspetto con ansia il seguito. Bravissime!
Grazie Eleonora!😊😊😊
Merci Elena et Laura pour votre visite. Belle journée à vous. Bisous amicaux et musicaux d’Auvergne ! <3
Bonjour Louis, merci a toi! Bonne journéè!
Prenez bien soin de vous…