La strada sembrava non condurre da nessuna parte, se non verso il silenzio.
Una lingua d’asfalto stretta e deserta si allungava nella penombra della sera, fiancheggiata da alberi scuri e case dalle finestre mute. In fondo, imponente e minaccioso, si stagliava il cimitero, con le sue mura antiche e il cancello di ferro che sembrava custodire segreti troppo oscuri per essere raccontati.
Camminavo lentamente, stringendo il guinzaglio del cane tra le dita. Il mio compagno era già lontano, inghiottito dal buio e dal ritmo della sua corsa, mentre io proseguivo lungo quella strada con il solo rumore dei miei passi a farmi compagnia.
Ogni tanto passava un’automobile, i fari fendendo per pochi istanti l’oscurità prima di lasciarmi nuovamente sola. In lontananza, alcuni cani abbaiavano furiosamente nei cortili delle case, ma non si vedeva nessuno. Nessuna voce, nessuna figura alle finestre. Soltanto quei latrati improvvisi, che sembravano levarsi dal nulla per poi spegnersi altrettanto bruscamente.
Mi voltai per cercare con lo sguardo la macchina che avevamo lasciato parcheggiata poco più indietro. Volevo assicurarmi che fosse tutto tranquillo, che nessuno si aggirasse nei dintorni.
Fu allora che, girando nuovamente la testa, lo vidi.

Era fermo dall’altra parte di un cancello, così immobile da sembrare parte della cancellata stessa.
Un uomo.
Il viso pallido, scavato da ombre profonde, era rivolto verso di me. I lineamenti apparivano deformati dalla luce incerta di un lampione lontano, ma c’era qualcosa, nel suo sguardo, che mi fece gelare il sangue. Non saprei dire se fosse vecchio o semplicemente consumato da qualcosa che non riuscivo a comprendere. I suoi occhi, però, erano fissi su di me.
Sussultai violentemente, lasciandomi sfuggire un’imprecazione.
«Cristo santo!»
L’uomo non si mosse. Non abbassò lo sguardo, non accennò un sorriso, non diede alcun segno di essersi accorto del mio spavento. Continuò soltanto a fissarmi, con un’espressione dura e indecifrabile, come se fosse stato lì ad aspettarmi.
Per un istante ebbi la sensazione assurda che sapesse qualcosa di me. Qualcosa che io stessa ignoravo.
Il cane tirò il guinzaglio, costringendomi a distogliere lo sguardo.
Ripresi a camminare, cercando di convincermi che non ci fosse nulla di strano in quell’incontro. Dopotutto, era soltanto un uomo dietro un cancello. Un passante, forse. Qualcuno che aveva tutto il diritto di trovarsi lì.
Eppure, dopo pochi passi, non riuscii a resistere alla tentazione di voltarmi ancora.
Il cancello era vuoto.
L’uomo era scomparso.
E mentre il vento faceva cigolare lentamente il ferro alle mie spalle, i cani, uno dopo l’altro, smisero di abbaiare.
Quando la realtà incontra la fantasia
A volte le idee per una storia arrivano nei momenti più inaspettati, quando meno ce lo aspettiamo. Non servono necessariamente ore trascorse davanti a un foglio bianco o alla ricerca di un’ispirazione particolare: a volte basta una passeggiata, un luogo insolito o un dettaglio che cattura la nostra attenzione.
È quello che mi è successo proprio in questi giorni.
Mentre il mio fidanzato si allenava per una corsa, io mi sono ritrovata ad accompagnare il suo cagnolino per la consueta passeggiata serale. Una strada tranquilla, poche automobili, qualche passante in lontananza e, sullo sfondo, un grande cimitero che al calare della sera assumeva un aspetto decisamente suggestivo.
Il buio, i rumori provenienti dalle case, i cani che abbaiavano senza che si vedesse nessuno e quel cancello vicino al quale mi ero fermata hanno acceso qualcosa nella mia immaginazione.
Mi sono chiesta: e se, proprio mentre mi voltavo per controllare che fosse tutto tranquillo, avessi trovato un uomo dall’aspetto inquietante ad aspettarmi dall’altra parte di questo cancello a lato strada?
Da questa semplice suggestione è nata la piccola scena gotica che voglio condividere con voi.
Perché, in fondo, chi ama scrivere lo sa bene: a volte basta guardare la realtà con occhi diversi per scoprire che, dietro una strada apparentemente insignificante, potrebbe nascondersi l’inizio di una storia.
Elena
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