“Racconti di fate e tradizioni irlandesi” di Thomas Crofton Croker

Ciao a tutti, sono Laura.

La lettura di “Racconti di fate e tradizioni irlandesi”, raccolti da Thomas Crofton Croker, è arrivata il 21 dicembre quasi come se fosse stata chiamata da calendario più che da volontà, perché il Natale e l’inverno restano, per me, il tempo migliore per le storie, per i racconti che si ascoltano a lume tenue, quando il confine tra ciò che è spiegabile e ciò che non lo è diventa più sottile e più attrattivo.

Quella curata da Croker è considerata la raccolta più ampia e completa della tradizione orale irlandese e lo si avverte subito dalla varietà del materiale: luoghi abitati da fate e creature “gentili” solo nel nome, esseri che tormentano, sfidano, mettono alla prova gli umani; storie di scambio dei bambini, i changelings, che oggi si leggono con un disagio inevitabile; oggetti carichi di potere e figure magiche che ricordano archetipi diffusissimi, come quello del “genio”, parola che deriva dal jinn e che, pur attraverso una traduzione imprecisa, si è ormai radicata nell’immaginario occidentale.



Ricorre spesso il tema dell’eterna giovinezza, che è un luogo, un lago, una grotta o uno spazio liminale verso cui l’umanità tende da sempre, come segreto per sfuggire la morte. E, legate alla morte, le banshee, presenze tra le più note e fraintese, il cui pianto funebre non porta la morte ma la annuncia.

Un aspetto che ho apprezzato molto è la struttura del libro: dopo ogni racconto compare una nota esplicativa, con rimandi, confronti e fonti ulteriori che restituiscono profondità storica e culturale.
Il linguaggio è alto, curato, con una scelta dei termini che talvolta assume il tono di una vera e propria elegia.

Croker dichiara fin dalle prime pagine di aver trascritto ciò che veniva tramandato oralmente senza alterarne né il contenuto né il tono, e questa fedeltà ha una conseguenza evidente: l’assenza di una linea stilistica uniforme. Alcuni racconti risultano più incisivi, altri più frammentari, altri ancora ripetitivi o spigolosi, ma è un limite solo apparente, perché riflette la natura stessa della tradizione orale che non nasce per essere omogenea ma per essere condivisa, adattata, ricordata.

Non è un libro per bambini, anche se spesso viene avvicinato a quel mondo. È un libro che può essere letto come passatempo, certo, ma soprattutto come testimonianza del retaggio di un popolo e come strumento prezioso per comprendere e studiare in che modo questi racconti – soprattutto quelli più diffusi – abbiano influenzato e continuino a influenzare la vita privata e sociale dell’Irlanda, il rapporto con la morte, con la natura, con l’alterità e con quell’insieme di superstizioni che non sono ingenuità, ma sistemi simbolici complessi nati per rendere abitabile un mondo che, allora come oggi, restava profondamente misterioso.

Laura

2 pensieri riguardo ““Racconti di fate e tradizioni irlandesi” di Thomas Crofton Croker

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  1. Gentile Laura,
    prima di tutto la ringrazio per questa sua bella recensione! Croker, un autore che da noi era sconosciuto fino a che non l’ho fatto conoscere io in Italia con un primo volume, sempre pubblicato da Neri Pozza nel 1998, Questo volume in particolare, a mia cura, oltre che nella mia traduzione, come lei forse avrà letto nella mia lunghissima nota introduttiva, dove fornisco al lettore ogni informazione possibile per comprenderne la portata, è stato da me ideato in quanto raccoglie per la prima volta insieme le tre distinte raccolte pubblicate in vita da Croker. Infatti, nemmeno in inglese esiste un’opera in questa versione. In una raccolta postuma, curata dal figlio, non figura l’importantissima III Parte, quella che per la prima volta in assoluto Come avrà visto, lì figurano per la prima volta in assoluto delle leggende gallesi che nessuno aveva mai trascritto e pubblicato.
    Sono anche contenta che lei abbia apprezzato, perché io mi dedico allo studio del folklore irlandese e in particolare all’opera di Croker, che è stato il pioniere del folklore irlandese (i volumi qui raccolti vanno dal 125 al 1828) da oltre 40 anni! In effetti questo bellissimo volume di oltre 700 pagine e con più di 700 note a piè di pagina, si legge con grande scorrevolezza e piacere, ma è ben di più, è per così dire un’opera monumentale, di portata storica. E’ stato in effetti definito un classico che non può mancare
    Mi scuso se ho preso un po’ di spazio, ma Croker è per me ormai parte della mia vita (avrà visto in che magica circostanza ho scoperto il suo primo volume originale) e spero di aver contribuito con queste mie notizie a incuriosire i suoi lettori. Grazie!
    Francesca Diano

    1. Gentile Francesca, che regalo immenso ricevere un suo secondo commento! La ringrazio di cuore per aver condiviso questi dettagli così affascinanti; è un onore poter ospitare sul mio blog il punto di vista della persona che, con così tanta dedizione, ha reso accessibile Croker in Italia.
      ​Leggere della genesi di questa edizione mi ha lasciata senza parole: sapere che questo volume è un’opera unica al mondo, che raccoglie materiale inedito persino per il pubblico anglofono, mi fa apprezzare ancora di più il tesoro che ho tra le mani. Si percepisce chiaramente, tra le oltre 700 pagine e le minuziose note, la maestria di oltre 40 anni di studi e una passione per il folklore che va ben oltre la semplice traduzione.
      ​Il suo lavoro non è ‘solo’ un libro, è un vero atto di recupero culturale. La ringrazio per aver scelto di ‘prendere spazio’ qui e per aver arricchito la mia recensione con la sua esperienza e la sua competenza. È un privilegio per me e per i miei lettori poter leggere questi retroscena.
      ​Spero davvero di avere ancora occasione di leggere le sue fatiche editoriali e di ritrovarla tra queste pagine. Un caro saluto!

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